| Titolo originale | On Chesil Beach |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Dominic Cooke |
| Attori | Saoirse Ronan, Billy Howle, Anne-Marie Duff, Lionel Mayhew, Emily Watson Samuel West, Adrian Scarborough, Bebe Cave, Jonjo O'Neill, Christopher Bowen (II). |
| Uscita | giovedì 15 novembre 2018 |
| Distribuzione | Cinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,66 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 19 novembre 2018
Il difficile rapporto dei neosposi Edward e Florence, la cui prima notte di nozze segnerà per sempre il loro destino. In Italia al Box Office Chesil Beach - Il segreto di una notte ha incassato 285 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Inghilterra, 1962. Edward Mayhew e Florence Ponting hanno appena detto 'sì', la loro vita coniugale può cominciare. A passeggio sulla spiaggia di Chesil Beach, marito e moglie raggiungono la camera di un hotel della costa dove si ritrovano soli, vergini uno di fronte all'altro e in attesa di consumare l'amore. Ma una cena sgradevole, sotto gli sguardi irrisori del personale, e un amplesso compromesso dal terrore di fare un passo falso, volgono la prima notte in incubo. Un gesto di riconciliazione, atteso invano dall'una e negato per orgoglio dall'altro, sigillerà il loro destino.
Adattamento del romanzo omonimo di Ian McEwan, adattato da Ian McEwan, Chesil Beach è un dramma sentimentale sull'incomprensione, un dialogo tra sordi e le sue brutali conseguenze.
In un'Inghilterra ancora repressa dalle convenzioni sociali, un uomo e una donna, malgrado la complicità e l'amore condivisi, cambiano radicalmente il corso della loro vita non facendo nulla. Arenati sulla spiaggia la notte del loro matrimonio, falliscono l'amore mentre il mondo fuori fa il suo giro e la rivoluzione sessuale: la pillola contraccettiva è sul mercato da un anno e Mary Quant sta per lanciare la minigonna.
Florence, brillante violinista allevata da una famiglia agiata e conservatrice, incarna l'angoscia di una società alla vigilia di un mutamento ma ancora sessualmente inibita e prigioniera dei suoi tabù. Se il corteggiamento tra i due protagonisti, immersi in un'ambiente bucolico, suggerisce l'innocenza e la goffaggine delle prime esperienze amorose, a sorpresa l'impaccio, l'apprensione e l'imbarazzo non svaniscono avanzando e peggiorano in camera da letto.
Il film mette in evidenza, da un lato e dall'altro del letto, i traumi del passato. Una lunga serie di flashback guidano lo spettatore alla ricerca degli indizi che hanno contribuito a innalzare il muro che separa i due amanti. Edward, studente di storia cresciuto in un milieu modesto, porta sulle spalle il peso di una madre affetta da disturbi mentali, Florence, inibita da un'educazione rigida, ha subito la collera e l'abuso paterno.
Attraverso primissimi piani e dettagli di occhi e mani esitanti, Dominic Cooke restituisce il bagaglio emozionale, il fardello emotivo che incombe sull'idillio. Celebre direttore teatrale londinese, Cooke si affida a Sean Bobbitt, direttore della fotografia di Steve McQueen, per fotografare il mare e le spiaggia su cui naufraga un matrimonio. Gli slanci, come le aspettative disattese dei giovani sposi, non esprimono soltanto le paure di un'epoca conservatrice ma rammentano quanto l'incapacità di dire e di agire possano, qualche volta, rovinare una vita. Ieri come oggi.
La realizzazione, classica e convenzionale, coltiva la tensione fino all'esplosione nel talamo e la rottura di tono sulla riva: l'amor proprio ferito, l'umiliazione, il cruccio di non essere come gli altri, la rabbia, il punto di non ritorno. Saoirse Ronan e Billy Howle, sottilmente inquieti, paralizzati e poi afflitti, interpretano con sottigliezza il flusso di coscienza, la lunga ghirlanda di parole cucite insieme per dire paradossalmente l'impossibilità del dire, il linguaggio impedito, il silenzio soffocante, la paralisi, il niente.
Quello che Edward e Florence non si dicono lo traduce il film: i loro pensieri, le loro inibizioni, le pulsioni, i fantasmi, i blocchi, le tentazioni, le repulsioni, le insofferenze e ogni cosa attraversi le loro menti inquiete senza prendere forma. Se Dominic Cooke al suo debutto, resta fedele alla vocazione teatrale, piantando i suoi personaggi nei décor interni come quelli esterni in maniera statica e lasciando che a muoversi tra loro siano solo il vento e il silenzio, Ian McEwan tradisce incredibilmente il proprio romanzo, finendo per disfarne la finezza psicologica e compromettendone la laconicità.
Perché imporre a Chesil Beach un epilogo 'truccato'? Perché minare l'esito di un racconto sulla frustrazione e il pudore con un eccesso isterico di make-up? Se il McEwan scrittore suggeriva senza enfasi il futuro e la sfortunata sorte dei suoi sposi, il McEwan sceneggiatore immagina per loro un ricongiungimento posticcio mediato da una bambina e un vinile di Chuck Berry. L'artificio che invecchia e oltraggia i volti in fiore dei protagonisti è insopportabile. Il salto nel tempo rifiuta poi agli spettatori la fiducia accordata ai lettori, costringendo i primi ad assistere a un seguito patetico che dimostra soltanto i limiti delle protesi in latex.
Tratto dall’omonimo romanzo di Ian Mc Ewan, “Chesil Beach del regista Dominic Cooke ne è la diretta trasposizione cinematografica alla di cui sceneggiatura è intervenuto in prima persona lo stesso scrittore inglese. La storia si dispiega presentando la prima notte di nozze trascorsa in una camera di un hotel nella località balneare inglese, appunto, di Chesil [...] Vai alla recensione »
L'idea più struggente del romanzo da cui è tratto l'omonimo Chesil Beach diretto da Dominic Cook non è la timidezza dei due giovani sposi repressi dalle circostanze sociali e dall'impaccio. È l'incapacità, tipicamente giovanile, di comprendere come le cose possano cambiare col tempo. E Ian McEwan ha deciso di ambientare il suo breve romanzo - di fatto una novella - in poche ore proprio per questo motivo. Lo scrittore inglese restituisce non tanto il "breve incontro" (in fondo i due protagonisti si conoscono da molto e sono convolati a nozze), bensì l'assurda rinuncia con cui decidono il loro futuro senza offrire al tempo la chance di appianare le incomprensioni e stare e vedere quel che succede.
McEwan, nel suo acutissimo testo, inverte il destino di molti matrimoni. Se solitamente i coniugi lamentano l'arenarsi della passione sessuale e vivono periodi, talvolta infiniti, di delusione erotica, questa giovane coppia trova un ostacolo proprio laddove solitamente l'amore si incendia: il corpo.
E in fondo proprio un romanzo sul corpo sembra essere "Chesil Beach", un corpo sottoposto a un tal numero di convenzioni culturali e censure mentali da non potersi esprimere liberamente, ed essere vissuto come una gabbia. Senza considerare gli aspetti interpretativi più sottili dell'opera letteraria, non è possibile dunque misurare Chesil Beach come film. Probabilmente impossibile da restituire nella sua complessità, la trasposizione - sceneggiata da McEwan stesso, che di tutto può essere accusato tranne che di volersi attenere troppo fedelmente alla lettera - imposta la maggior parte della messa in scena sulla vicinanza dei due personaggi. Diretti in maniera apertamente teatrale, essi offrono il meglio proprio quando lavorano per piccoli spostamenti progressivi del (non) piacere, promettendosi un esito che non sarà quello previsto. L'acme raggiunto da Edward è una vergogna, e invece che essere liquidato con una risata da entrambi, si trasforma in una macchia umana che è impossibile lavare se non con decisioni frettolose e fatali.
Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile». Nelle prime tre righe di Chesil beach (Einaudi 2007) Ian McEwan ha già raccontato tutto. Nel film tratto dal romanzo, pure sceneggiato da McEwan e diretto da Dominic Cooke, le immagini iniziali che [...] Vai alla recensione »