Benvenuto in Germania!

Film 2016 | Commedia drammatica, +13 116 min.

Regia di Simon Verhoeven. Un film con Senta Berger, Heiner Lauterbach, Florian David Fitz, Palina Rojinski, Elyas M'Barek. Cast completo Titolo originale: Willkommen Bei Den Hartmanns. Titolo internazionale: Welcome to Germany. Genere Commedia drammatica, - Germania, 2016, durata 116 minuti. Uscita cinema giovedì 10 maggio 2018 distribuito da Cineama. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,99 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 6 agosto 2018

Angelika, una professoressa da poco in pensione, decide, contro il parere dello scettico marito Richard, di ospitare a casa un rifugiato. In Italia al Box Office Benvenuto in Germania! ha incassato 79,2 mila euro .

Consigliato sì!
2,99/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 3,48
CONSIGLIATO SÌ
Cattivissima commedia sul buonismo e straordinario fenomeno al botteghino tedesco.
Recensione di Ilaria Ravarino
giovedì 10 maggio 2018
Recensione di Ilaria Ravarino
giovedì 10 maggio 2018

Angelika Hartmann, benestante pensionata bavarese, ha da poco maturato una decisione: accoglierà in casa, per un periodo di tempo limitato, un ragazzo richiedente asilo. Angelika lo fa in parte per sconfiggere la noia, in parte per rendersi utile e in parte per ripicca nei confronti della sua famiglia assente: il marito chirurgo Richard, in crisi di mezza età, e i figli Sophie e Philip, studentessa irrisolta e avvocato rampante. Ma l'arrivo in casa Hartmann di Diallo, giovane nigeriano in cerca di una serena integrazione, è destinato a cambiare gli equilibri della famiglia. Condividere uno spazio privato può essere problematico: dividere lo stesso paese, forse, lo è ancora di più.

La traduzione, scriveva Natalia Ginzburg nella prefazione a La Strada di Swann di Proust, è un lavoro "di formica e di cavallo".

Opera di precisione e passione, la traduzione è fatta di minuzia e impeto sentimentale, di amore per il dettaglio e amore per il senso, più in generale, del testo che si cerca di adattare. La traduzione è un'operazione importante per la circolazione della cultura. Non sempre, purtroppo, è un'operazione riuscita.

Il caso di Benvenuto in Germania!, cattivissima commedia sul buonismo e straordinario fenomeno al botteghino tedesco, in questo senso è illuminante. Nella sua versione italiana, semplicemente, il film gira a velocità ridotta. È una commedia e non fa ridere come dovrebbe. È una satira e non graffia quanto potrebbe. Eppure i temi - l'immigrazione, l'ipocrisia radical-chic, l'Europa - sono argomenti "caldi" tanto in Germania quanto in Italia. E allora? E allora alla base c'è un problema di traduzione.

Sul versante linguistico l'errore è fatale, e anche grave perché si sarebbe potuto evitare. Qui il problema è la formica: ci vuole precisione, cura del dettaglio e minuzia nel trattare le voci dei personaggi in un film - un film che parla anche di integrazione - in cui gli accenti e le pronunce, il saper parlare o meno il tedesco con proprietà, significano qualcosa di più di una semplice indicazione geografica di provenienza. Sottovalutare il doppiaggio, in una commedia popolare come Benvenuto in Germania!, è una leggerezza che ha un prezzo molto salato: quello di trasformare i personaggi, già nati come bozzetti, in caricature, e i caratteri, tagliati come archetipi, in macchiette. Far esprimere il giovane nigeriano come se fosse il protagonista di una brutta barzelletta ("Io non parlare di questo", dice Diallo, "io non potere prendere aereo"), poi, è un autogol clamoroso. E in un film così schierato, oltre la satira, per l'inclusione e l'accoglienza, è una di quelle sviste che rischiano di farti perdere la partita.

Ma il problema più grande, diciamo strutturale, risiede in un altro tipo di traduzione. Non linguistica, ma culturale: e cioè nella (mancata) capacità del film di trasmettere la propria carica satirica oltre i confini nazionali. Chiariamoci: non serve essere tedeschi per capire il "senso" di una commedia che finisce per accontentare, assecondandoli, i cliché più popolari sulla Germania - l'ossessione per le regole, per la disciplina, per la burocrazia - e sull'infelicità media della famiglia medio borghese europea. Ma avere un buon livello di conoscenza della cultura tedesca è indispensabile per apprezzare la ferocia delle stoccate che Simon Verhoeven rivolge ai suoi conterranei, lost in translation nell'adattamento estero.
L'insofferenza per il contatto fisico, l'ossessione per lo sport, la paura dell'invecchiamento (che nel Nord Europa è un problema maschile più che femminile), l'indipendenza dei giovani (la figlia Sofie, che a 31 anni ha "ancora" le idee confuse sul futuro, è per i tedeschi una figura esilarante), il difficile rapporto con i richiedenti asilo accolti da Merkel nel 2015, il razzismo camuffato da paternalismo, persino una certa insofferenza per "l'immigrato di serie A", il sud europeo, nel film incarnato dall'italiano "imbucato". Stilettate per la cui traduzione sarebbe servito l'impeto di un cavallo: una sceneggiatura meno ripiegata su se stessa, un'ambizione diversa, l'obiettivo del mercato internazionale. Spregiudicato e persino feroce nel colpire i punti deboli di un paese con un gran bisogno di autoassoluzione, Benvenuto in Germania! dimostra che anche ai tedeschi piace ridere di se stessi. Solo, a una condizione: che gli altri, possibilmente, non lo vengano a sapere.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 13 maggio 2018
buio in sala

di Buio in sala Si può parlare di argomenti serissimi con leggerezza? Si può sorridere dei pregiudizi che si annidano e proliferano tra la gente comune a qualsiasi latitudine e sotto qualsiasi bandiera? La risposta è: certamente sì, e ci sono fior d’esempi che hanno fatto la storia del cinema (un esempio su tutti: “La vita è bella”).

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 10 maggio 2018
Roberto Nepoti
La Repubblica

Maggiore incasso in patria per un film tedesco nel 2016, Benvenuto in Germania! viene a impinguare il filone della "commedia di rifugiati". Gli Hartmann sono una famiglia in crisi: il signor Hartmann odia invecchiare e si fa di botulino, la signora si sente inutile, la figlia è un'eterna studentessa... Quando frau Angelika decide di prendere in casa un rifugiato, il marito si oppone; poi accetta ma, [...] Vai alla recensione »

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