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Ivan Cotroneo: "ero un adolescente complessato"

Come fai a non ricordarti la stagione della tua vita in cui stavi fisicamente male se non venivi invitato ad una festa? Intervista al regista di Un bacio, dal 31 marzo al cinema.
di Paola Casella

Un bacio

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Il regista Ivan Cotroneo sul set del film Un bacio, dal 31 marzo in sala.
domenica 27 marzo 2016 - Incontri

Ivan Cotroneo non ama essere etichettato. La sua carriera si muove agilmente fra letteratura e cinema: cinque romanzi, innumerevoli sceneggiature (per, fra gli altri, Maria Sole Tognazzi, Ferzan Ozpetek, Riccardo Milani, Daniele Luchetti e Luca Guadagnino), numerose invenzioni televisive (fra cui Tutti pazzi per amore, Una mamma imperfetta, nata come striscia web, ed È arrivata la felicità), e tre regie: La kryptonite nella borsa (già best seller letterario), Il Natale della mamma imperfetta e adesso Un bacio, basato sul suo quinto romanzo.

"Professionalmente ho cercato di fare di tutto proprio per sfuggire alle etichette", racconta Cotroneo. "La tv - quando di lavorare per la televisione non ci si faceva ancora un vanto, come succede adesso - mi permetteva di parlare con un pubblico che non riuscivo a raggiungere col cinema, e sono diventato sceneggiatore cinematografico anche se l'establishment letterario non vedeva la cosa di buon occhio. In sintesi, ho cercato di raccontare storie in tutti i modi in cui ero capace di farlo".
Paola Casella

Le etichette, in passato, hanno riguardato anche il suo orientamento sessuale. "Fino a qualche tempo fa la prima referenza che usciva su Google se digitavi Ivan Cotroneo era: gay. Questo mi ha fatto riflettere: se io, che sono sereno al riguardo, resto turbato davanti a queste etichette, che impatto possono avere su un ragazzo di 16 anni alle prese con tutte le altre problematiche dell'adolescenza?".
Cotroneo ha risposto con Un bacio, che "non è mai stato un progetto ma un percorso arricchito dai contributi di tutti gli adolescenti che ho incontrato per promuovere prima il romanzo e adesso il film". Un bacio infatti vede protagonisti tre 16enni la cui diversità è motivo di esclusione e di scherno da parte dei compagni di liceo.


Un'immagine di Un bacio di Ivan Cotroneo, dal 31 marzo al cinema.
Un'immagine di Un bacio di Ivan Cotroneo.
Un bacio di Ivan Cotroneo.

In questi casi Internet peggiora le cose.
Sì, perché diventa un'enorme cassa di risonanza e un palcoscenico in cui tutti ci additano e ci dicono chi siamo, o chi loro pensano che noi siamo. Molti dei casi di bullismo riportati dai media parlano di un'umiliazione via social network, particolarmente insidiosa perché anonima e globale.

Diresti che il tuo è un cinema romantico?
Sono una persona romantica, dunque probabilmente lo è anche ciò che faccio. Spesso mi occupo della violenza dei sentimenti e della paura che generano. Essere romantico però non significa indulgere in romanticherie, ma affermare a gran voce che le cose possono andare in un modo diverso, e che nonostante siamo circondati da fatti di cronaca terrificanti un'altra realtà è possibile.


Una scena di Un bacio, dal 31 marzo al cinema.
Una scena di Un bacio, dal 31 marzo al cinema.
Una scena di Un bacio, dal 31 marzo al cinema.

È per questo che spesso i film e le serie televisive che scrivi e dirigi hanno momenti in cui la linearità della storia si interrompe per lasciare il passo al ballo, al canto, allo sguardo in camera, all'animazione?
Fin da bambino ho sempre immaginato altri scenari possibili, a volte molto colorati, a volte in bianco e nero: è il mio modo per esplorare le centomila sliding door possibili, e anche per guadagnare prospettiva rispetto a ciò che stavo vivendo. L'ironia è sempre stata una mia chiave di lettura del mondo, e la distanza ironica è la capacità di stare dentro una situazione e allo stesso tempo osservarla dal di fuori. Non si tratta di vere e proprie fantasie ma di slittamenti della realtà. Io lo interpreto come un realismo dei sentimenti.

Potremo chiamarlo realismo magico?
No, perché il realismo magico spesso è salvifico, invece nella mia visione dei sentimenti la magia è molto "faticata". Lorenzo, uno dei protagonisti di Un bacio, si costruisce una realtà più favorevole ma non è magia, è volontà di pensare, mentre subisci una violenza, che possa esistere altro. È un modo per non soffrire, ma la realtà rimane quella che è.


Una scena de La kryptonite nella borsa (2011).
La kryptonite nella borsa (2011).
Una mamma imperfetta.

Quali sono i film che ti hanno ispirato?
Per Un bacio ho avuto come riferimenti alcuni film sull'adolescenza e le prime volte come Noi siamo infinito e Breakfast Club, o la serie televisiva Glee, esplicitamente citata da Lorenzo. In generale l'ispirazione varia da Dramma della gelosia, quando i personaggi guardano in macchina e la narrazione si ferma, a Io e Annie quando Woody Allen esce dalla fila davanti al cinema e si rivolge a Marshall McLuhan: mi sento fratello di quel modo ironico di raccontare. Ma i punti di riferimento sono tanti, ad esempio (500) giorni insieme per come racconta l'esaltazione e l'abbandono amorosi in chiave di musical.

Gireresti un musical tout court?
Di corsa! Per Un bacio Luca Tomassini ha insegnato a ballare a Rimau Grillo Ritzberger, il ragazzo che interpreta Lorenzo, che al provino sembrava un pezzo di legno, ma sotto la guida di Luca ha dimostrato di essere come molti giovani della sua generazione: capaci di grande volontà, impegno, e passione sconfinata.


Breakfast Club (1985).
Noi siamo infinito (2012).
(500) giorni insieme (2009).

Che cosa pensi degli adolescenti di oggi?
Non si può generalizzare, questi ragazzi hanno problemi, desideri e aspirazioni tutti diversi fra loro. Ma trovo sia una violenza definirli sottoposti e apatici, perché al contrario sono capaci di gestire tanti stimoli.

Che riscontro vorresti da Un bacio?
Mi piacerebbe aiutasse i ragazzi a parlare di sé, della loro sofferenza, a confrontarsi e ad avere meno paura. Durante le proiezioni nelle scuole prima dell'uscita ufficiale del film fra i giovani spettatori ci sono stati molti coming out, non solo riguardanti il proprio orientamento sessuale.


Una scena di Un bacio, dal 31 marzo in sala.
Un bacio di Ivan Cotroneo.
Un bacio.

Avresti potuto girare questo film vent'anni fa?
Non in questo modo. Oggi avverto più forte la violenza di certi "requisiti": lo zaino giusto, un certo tipo di corpo, o di comportamento. Sono cresciuto negli anni Settanta e allora la società era chiaramente inclusiva, oggi la violenza che c'è dietro gli inviti all'omologazione è molto più grande.

C'è ancora in te qualcosa dell'adolescente che sei stato?
Io ero un adolescente molto complessato perché non crescevo mai, fino ai 17 anni ero il più basso non solo della classe ma di tutta la scuola, e questo complesso mi è rimasto dentro anche se sono diventato alto un metro e 80, sono ancora un po' il ragazzino che se ne stava in disparte. Ma credo che tutti si portino dietro la propria adolescenza, anche se si sforzano di negarlo, il che di per sé mi pare un comportamento adolescenziale. Non capisco gli scrittori e i registi che, parlando dell'adolescenza, prendono le distanze. Come fai a non ricordarti quella stagione della tua vita in cui stavi fisicamente male se non venivi invitato ad una festa?


Un bacio.
Un bacio.
Un bacio.
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