Una settimana e un giorno

Film 2016 | Commedia drammatica, Commedia, Sentimentale, +13 98 min.

Titolo originaleShavua Ve Yom
Titolo internazionaleOne Week and a Day
Anno2016
GenereCommedia drammatica, Commedia, Sentimentale,
ProduzioneIsraele
Durata98 minuti
Regia diAsaph Polonsky
AttoriUri Gavriel, Tomer Kapon, Sharon Alexander, Shai Avivi, Evgenia Dodina Carmit Mesilati Kaplan, Amit Itzcar, Alona Shauloff, Nili Tserruya.
Uscitagiovedì 11 maggio 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneParthénos
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,04 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Asaph Polonsky. Un film Da vedere 2016 con Uri Gavriel, Tomer Kapon, Sharon Alexander, Shai Avivi, Evgenia Dodina. Cast completo Titolo originale: Shavua Ve Yom. Titolo internazionale: One Week and a Day. Genere Commedia drammatica, Commedia, Sentimentale, - Israele, 2016, durata 98 minuti. Uscita cinema giovedì 11 maggio 2017 distribuito da Parthénos. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,04 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 12 maggio 2017

Un padre devastato dal lutto del figlio, scoprirà grazie ad un giovane amico, che può sempre valere la pena di vivere. Al Box Office Usa Una settimana e un giorno ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 39,7 mila dollari e 27,8 mila dollari nel primo weekend.

Una settimana e un giorno è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,04/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,88
PUBBLICO 3,24
CONSIGLIATO SÌ
Un discorso serio su come ognuno di noi si rapporta con la perdita di una persona cara.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 12 aprile 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 12 aprile 2017

Eyal Spivak e sua moglie Vicky hanno trascorso la rituale settimana di lutto per la morte del giovane figlio prevista dalla religione ebraica ed è ormai giunto il momento di ritornare alla quotidianità. Eyal si reca alla clinica per malati terminali per recuperare una coperta che apparteneva al figlio e trova invece una confezione di marjuana per uso medico. Decide di portarla via e chiede al figlio del vicino di aiutarlo a preparare un joint.

Inizia così l'opera prima di Asaph Polonsky che arriva sui nostri schermi dopo essere stata pluripremiata non solo al Jerusalem Film Festival ma anche alla Semaine de la Critique a Cannes e altrove.

Si tratta di riconoscimenti meritati perché il poco più che trentenne regista, nato a Washington ma cresciuto in Israele, ha saputo sfruttare il plot di partenza di cui sopra non per evadere nei percorsi della commedia demenziale (un uomo al suo primo rapporto con il fumo in coppia con un ragazzo che fa il pony per un take away di sushi ne avrebbero offerto l'occasione) ma per affrontare un discorso serio su come ognuno di noi si rapporta con la perdita di una persona cara.
Vicky si è irrigidita nel dolore e si impone, finito il periodo prescritto, di tornare a vivere come prima pur sapendo che è impossibile. Torna nella scuola dove insegna pretendendo di allontanare senza preavviso il supplente, va dal dentista e si tiene alla larga dai dirimpettai nei confronti dei quali prova un astio irrisolto. Eyal si muove nella maniera opposta cercando proprio la collaborazione del loro figlio e formando con lui un duo che cerca in qualche misura di lasciarsi alle spalle il dolore per andare oltre guardando alla vita così come si guarda a dei gattini che chiedono un sorriso. Ma i sorrisi faticano a manifestarsi, a meno che si debbano alimentare sul volto di una bambina la cui madre è ricoverata nella stessa clinica in cui si trovava il figlio di Eyal.
Si può allora assistere a una delle più tenere scene di mimo che il cinema degli ultimi decenni abbia offerto avendo così l'opportunità di capire come l'arte possa ancora consentirci, in questo oceano di flussi mediatici, di fare silenzio e riflettere. Così come il finale in cui Polonsky sembra avvicinarsi al cinema di Roy Andersson (non solo per il riferimento aviario al suo film vincitore a Venezia) per poi ritrarsene a favore di una soluzione personale.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 15 maggio 2017
Maria Cristina Nascosi Sandri

Rec. di Maria Cristina NASCOSI SANDRI - Come accadde a Mario Martone con il suo lontano ma rimasto sempre un unicum nella storia del cinema, Morte di un matematico napoletano, forse anche per Asaph Polonsky questa opera prima, meritatamente pluripremiata, rimarrà la sua migliore. Perché in essa è riuscito a trasfondere tutta la sua fresca e grande giovane cultura a tutto [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 11 maggio 2017
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Una Stanza del figlio in versione umoristica ebraica. Il regista, nato negli Usa ma cresciuto in Israele, spiega: "Per dirla in parole povere mi piace ridere e piangere e ho cercato di mettere insieme le due cose". Ma nello svolgimento il sottile confine tra i due registri è una corda tesa anche grazie allo stile di recitazione dell'attore che interpreta finemente il padre.

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