| Titolo originale | After the Storm |
| Anno | 2016 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Kore'eda Hirokazu |
| Attori | Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yôko Maki, Lily Franky, Sôsuke Ikematsu, Satomi Kobayashi Isao Hashizume, Taiyô Yoshizawa. |
| Uscita | giovedì 25 maggio 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,44 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 8 giugno 2017
Un padre sembra perdere il legame con la propria famiglia. Servirà una tempesta per rimettere a posto le cose. In Italia al Box Office Ritratto di Famiglia con Tempesta ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 153 mila euro e 48,8 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Fino a ieri Shinoda Ryota aveva tutto: una consorte, un figlio e un altro romanzo da scrivere dopo aver vinto un premio letterario prestigioso. Poi qualcosa è andato storto, Kyoko gli ha chiesto il divorzio, Shingo lo vede soltanto una volta al mese, il romanzo è rimasto un'intenzione. Per pagare l'assegno mensile alla ex moglie, lavora per un'agenzia investigativa, per dimenticare le indagini ordinarie gioca alle corse, alla lotteria, a qualsiasi cosa possa restituirgli quello che ha perduto. Ma la vita è più complicata di così, bugie, tradimenti, meschinità gli hanno alienato la fiducia degli affetti. Ryota gira a vuoto e fatica a trovare il suo posto nel mondo e in quello di suo figlio. Poi una sera un ciclone si abbatte su Tokyo e sulla sua famiglia che trova riparo a casa della madre, felice di averli di nuovo tutti e tre insieme. La notte porterà consiglio e Kyoto proverà a riguadagnare la fiducia di Shingo e a 'scommettere' questa volta sull'amore. Il vento si placa e una mattina tersa si prepara.
Infaticabile ritrattista di famiglie, di cui fa un campo di investigazione privilegiato, Hirokazu Kore-eda realizza un'ode all'istante, solo rifugio di un mondo dove niente è permanente, soprattutto le relazioni umane. In quell'intervallo e dentro una notte tempestosa ritrova una famiglia. Una famiglia che probabilmente non tornerà mai unita ma che impara ad esserlo anche separata.
Autore delle emozioni millimetriche e di una maniera contemplativa, Kore-eda procede a un'analisi clinica del gesto quotidiano e dei caratteri che mette in schermo, rintracciando ancora una volta le ferite prodotte dalla relazione padre-figli. Al cuore della storia c'è un perdente cechoviano e una rassegnazione cechoviana. Ryoto, padre assente e alla deriva, incarna la speranza delusa del figlio e della letteratura e un'immaturità che si trascina e prospera in un mestiere avvilente. Dal padre, il protagonista ha ereditato il vizio incorreggibile per il gioco e una tensione alla menzogna che ha mandato all'aria la sua vita, separato la sua famiglia e deluso suo figlio, che lo guarda imbrogliare e imbrogliarsi.
Eroe avvilito e romanzesco, il protagonista di Abe Hiroshi rimanda ad una indecisione dello spirito e a una indecidibilità del corpo. Nondimeno, incarna la nascita di un padre, ribadendo nel cinema di Kore-eda il sentimento di paternità come coscienza (affettiva) che si apprende. Come Father and son, After the Storm dimostra che non si diventa padri da soli, c'è sempre un bambino a insegnare l'amore, è sempre lo sguardo di un bambino a fare di un uomo un padre. Perché la paternità non si stabilisce immediatamente con la nascita ma si costruisce nel tempo.
Se Father and son era sbilanciato dalla parte dell'infanzia e sull'inoppugnabile capacità rigenerativa del mondo infantile, After the Storm si concentra sul genitore con riprese in cui prevalgono primi piani che si allargano a scoprire spazi limitati, dove il corpo paterno si muove cercando vanamente di superare l'impasse e trapelando tutto il disagio di una vita ripetuta e provvisoria. La preparazione di un pasto, la spesa, le passeggiate intervengono a scandire un'esistenza ordinaria e la sua inesorabile erosione provocata dagli sbandamenti sociali, finanziari, affettivi, emotivi.
Contestualizzato nell'insondabile cultura nipponica, il film di Kore-eda è arte in ascolto affondata nella stessa sorgente dolce-amara che ispirava il cinema di Ozu. L'autore indugia a lungo sui personaggi, registrando solo il tempo e non l'azione nel tempo dei personaggi. È il movimento interiore a rivelarsi allora nel fondo di una notte tormentata dai sentimenti e dall'uragano, dove padre, madre e figlio apprendono ad accettare la separazione come la sola condizione possibile di continuità. Una continuità malgrado tutto.
Ryota in fondo e' un brav' uomo. Certo, non e' riuscito a indirizzare la sua vita in modo coerente, ma non solo per colpa sua. Un tempo scrittore di successo, ora la sua vena creativa si e' inaridita.. Ora si arrabatta a fare l' investigatore privato per conto terzi e a giocare d'azzardo alle corse di ciclismo, per sbarcare il lunario e soprattutto per dare ogni mese l' [...] Vai alla recensione »
Per un anatomopatologo delle dinamiche familiari come Kore'eda Hirokazu è forse normale che subentri un coinvolgimento personale, un'influenza del proprio vissuto che dia forma alla materia narrativa. Quasi ad accomunarlo ulteriormente a Ozu Yasujiro, gratificando così lo stuolo di critici poco fantasiosi che citano, in ogni occasione, il regista di Viaggio a Tokyo come influenza dominante per il cinquantacinquenne regista di Tokyo.
Ma se la solitudine autoimposta di Ozu gli ha permesso di mantenere il distacco e il rigore di uno sguardo esterno rispetto allo studio delle relazioni familiari, la recente paternità di Kore'eda lo ha spinto a concentrare la propria osservazione su genitori e figli, adottando di volta in volta il punto di vista degli uni e degli altri.
Ryota, personaggio che in apparenza sembra sussumere ogni stereotipo del loser - scrittore fallito, giocatore d'azzardo, detective da strapazzo perennemente indebitato - rappresenta invece un animo duplice, di un non-uomo e di un non-più-bambino: l'ideale per alternare i punti di osservazione all'interno del medesimo personaggio. Il dialogo e il confronto tra padre e figlio si svolge soprattutto interiormente per il protagonista, incompiuto e fallato in ambedue i ruoli: come padre non può rappresentare un esempio, come figlio fatica ad accettare la somiglianza con il proprio genitore. Kore'eda modella così anche il nostro punto di vista, ora tendente alla compassione e alla simpatia verso il più debole degli uomini, ora alla rabbia verso un dissoluto e triste figuro, intento a rovistare tra gli oggetti paterni in cerca di qualcosa di monetizzabile.
Con una distribuzione ormai regolare dei suoi film nelle sale italiane, grazie al lavoro della Tucker Film, Koreeda Hirokazu è divenuto un nome irrinunciabile per il panorama del cinema d'essai sul territorio nostrano. In particolar modo dopo Father and Son, racconto di due famiglie incrociate dal destino. Un sottogenere, lo home drama, di cui Koreeda Hirokazu è maestro indiscusso almeno dal 2008, anno di uscita dello splendido Still Walking.
Anche al centro di Ritratto di famiglia con tempesta (meno fantasioso ma più chiaro il titolo internazionale, After the Storm) ci sono rapporti interrotti o problematici tra padri e figli o mariti e mogli.
Nei non detti, in gesti impercettibili o sguardi fugaci, Koreeda esprime la tensione repressa di una famiglia disfunzionale, obbligata a ritrovarsi da un evento atmosferico. Durante la tappa milanese di promozione del film siamo riusciti a porre alcune domande al regista giapponese.
«È difficile diventare chi volevi essere» dice, con una traccia di protesta nella voce, Ryota Shinoda a suo figlio Shingo, nell'ultimo film di Hirokazu Kore-eda, Umi Yorimo Mada Fukaku. Un titolo, presentato in prima mondiale a Cannes 2016, nella traduzione italiana diventato Ritratto di famiglia con tempesta ma che - ci dice il press book- in giapponese significa «più profondo del mare», e viene dal [...] Vai alla recensione »