Ritratto di Famiglia con Tempesta

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Un film di Kore'eda Hirokazu. Con Lily Franky, S˘suke Ikematsu, Isao Hashizume, Taiy˘ Yoshizawa, Y˘ko Maki, Kirin Kiki.
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Titolo originale After the Storm. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 117 min. - Giappone 2016. - Tucker Film uscita giovedý 25 maggio 2017. MYMONETRO Ritratto di Famiglia con Tempesta * * * - - valutazione media: 3,40 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Precorritori in Italia: I vitelloni e Il sorpasso Valutazione 4 stelle su cinque

di VincenzoValorani


Feedback: 519 | altri commenti e recensioni di VincenzoValorani
martedý 13 giugno 2017

Un processo di maturazione può incepparsi perché esso non procede “senza l’intervento o la partecipazione diretta dell’attenzione o della volontà”, a differenza di quanto avviene nella crescita del fisico (per le parole virgolettate, v. Diz. il Devoto-Oli, voce: “meccanicamente”).
Nel film «si tocca con mano» l’«impalpabilità» del processo di completamento di una costruzione interiore. Ho usato un gioco di parole, per dire che il regista avverte la difficoltà di quest’operazione. Tuttavia, egli mostra come gradi di responsabilizzazione emergano dalle microscelte quotidiane:
Innanzitutto, il chiedersi: “Cosa ti proponevi di diventare?” e “Ti sei impegnato per conseguire l’obiettivo?” serve a compiere il primo passo verso una maturazione, specialmente nel campo dei sentimenti. Nel film tali domande sono poste con naturalezza; ma nella realtà non siamo altrettanto diretti.
La sceneggiatura pone in primo piano le espressioni “essere” e “dover essere”.
Il proprio mondo interiore è la fucina in cui il «come è» è trasformato nel “come dovrebbe essere”.
La maturazione a causa della sua natura polifattoriale impone un lavoro costante, che è disatteso da chi si lascia fascinare da altre priorità.
Secondo Lev Tolstoj (1828-1910), il dominio di sé è la virtù che, trovandosi al primo gradino, schiude l’ascesa ai gradini successivi.
Generalmente, poiché il lavoro costante su se stessi ci proietta anche verso l’ignoto, temiamo il futuro, ritenendolo incontrollabile.
Ma una cosa è calcolare il rischio, altro entrare nell’ottica dello sbando: paradossalmente, in modo infantile, tendiamo a vedere “più controllabile” un futuro affidato alla magia del caso, come se sotto quel cielo non aleggiassero oscuri elementi d’indeterminatezza (nel film è usato come esempio il gioco d’azzardo).
Nella sceneggiatura la parola talento ricorre spesso, come una risorsa da cercare attentamente e da mettere a frutto.
Il padre del protagonista era giunto al termine della sua vita senza aver raggiunto un grado di maturazione interiore che gli consentisse di non essere di peso alla famiglia: si può essere inadeguati rispetto ad un obiettivo, in ogni fase dell'esistenza. Egli, per debolezza, tendeva a vedere come sue le doti del figlio; ma, più di lui, credeva in esse.
L’insicurezza, esponendo alla paura le proprie qualità, giunge a volte a bloccare sul nascere una carriera. Il regista lascia aperto il problema: non sappiamo se il protagonista riprenderà a scrivere, dopo aver vinto un premio per la sua Opera Prima.
La madre del protagonista afferma che non trova la felicità chi non impara a distinguere ciò che deve trattenere, da ciò che deve lasciar andare: “liberi dal” male, per essere “liberi di” fare il bene.
Un concetto analogo è espresso nel versetto paolino:
«esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono», 1Ts 5, 21.
Segno questo che flash di verità sono presenti in ogni cultura.
Coltivare lo spirito di adattamento concorre alla formazione di una identità, giacché chi è immaturo tende a isolarsi nel suo mondo. Il protagonista era stato invitato anche dalla moglie a seguire il gusto letterario del pubblico: una carta questa da giocare quando l’ispirazione stentava ad emergere dal cuore.
Il film, confrontato con I vitelloni (It.-Fr. 1953) e con Il sorpasso (It. 1962), affronta il problema della maturazione senza usare il linguaggio distintivo della Commedia all’italiana: qui, il dramma dell’autorealizzazione non è presentato in chiave ironica.
Vincenzo Valorani

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