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Ultimo aggiornamento giovedì 19 ottobre 2017
Due genitori spingono ossessivamente i figli verso strane performance, anche quando questi hanno superato la maggiore età. In Italia al Box Office La famiglia Fang ha incassato 245 mila euro .
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Tutti si ricordano di A e B, i figli di Caleb e Camille Fang, radicale coppia di performer che ha movimentato per anni la scena artistica americana. Da adulti, però, Annie Baxter non se la cavano affatto bene: lei ha provato la carriera d'attrice nel cinema commerciale, infilando un errore dietro l'altro sul set e fuori, lui ha scritto un solo romanzo, torturandosi il resto del tempo. Quando Caleb e Camille scompaiono misteriosamente, e tutto lascia a pensare che siano finiti vittima di un killer seriale, Annie e Baxter si mettono sulle loro tracce, convinti che non si tratti di altro che di un'ultima opera d'arte, e pronti a regolare i conti col passato.
Jason Bateman porta sullo schermo il romanzo di Kevin Wilson su suggerimento della Kidman produttrice, ma certamente intravede in esso corde che gli sono famigliari e che sa di poter suonare con disinvoltura, se non con talento. Unico ramo razionale di un albero genealogico eccentrico al limite della criminalità, gravato per questo da un peso insostenibile, il personaggio che Bateman ha interpretato a lungo nella serie Arrested Development, rieccheggia infatti in questa storia di necessaria e impossibile fuga da casa. Ma, si sa, ogni famiglia infelice lo è a suo modo e La famiglia Fang non veste abiti comici, se non per pochi momenti (l'incidente scatenante vede Baxter ferito alla testa dal colpo di un fucile sparapatate): l'intenzione è piuttosto quella di rendere il dramma umano dei due fratelli, spianando così la strada alla Kidman, che non vuole o non può (per la natura del copione) rischiare di allontanarsi dal sicuro e restituisce un'interpretazione poco memorabile (in tema di nevrosi, aveva fatto molto meglio diretta da Baumbach).
Bateman fa il suo, e lo fa bene, e meglio di tutti fa Christopher Walken, credibilissimo nel suo progetto ideal-narcisista e nella sua confusione di padre. Ma ciò che riesce meglio in assoluto al film è l'immersione, anche estetica, nelle performance storiche dei Fang, capaci di riscrivere all'improvviso la quotidianità portando l'imprevisto e l'urgenza, con le armi del loro talento, con la complicità degli astanti ingenui e inavvertiti e con lo sfruttamento massiccio dei figli, usati come pedine di un gioco più grande di loro e, nota dolente, evidentemente più importante di loro.
Avanzando, il racconto si appesantisce: il mistery traballa, il ricorso alle videocassette e al film nel film (il documentario di Caleb) è giustificato ma artificioso, la tesi sempre più marcata, il compromesso tra la profondità dei temi e la confezione sempre meno soddisfacente.
Bateman e la Kidman, però, sono fratelli perfetti, e qualche verità umana trapela, triste e scomoda, come solo la verità sa essere.
L’arte è quella dipinta o scolpita negli atelier, alla fine sempre uguale a se stessa, oppure quella irripetibile che avviene per le strade? E’ imitazione della realtà o realtà stessa? E’ pensiero che realizza la sua forma, o invenzione aperta alle impreviste forme del caso? E’ esperimento in condizioni ristrette e controllate, oppure indeterminazione [...] Vai alla recensione »
I Fang sono artisti che creano performance scioccanti «live», coinvolgendo i due figli. Come simulare, davanti ad ignari spettatori, una rapina in banca nella quale i ragazzini, finti malviventi, muoiono. Con simili genitori non è che i due rampolli siano cresciuti senza problemi. Ormai adulti, sono costretti a tornare a casa, ma mamma e papà scompaiono.