La Trattativa Stato Mafia

Film 2014 | Docu-fiction, 108 min.

Regia di Sabina Guzzanti. Un film con Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo. Cast completo Titolo originale: La trattativa. Titolo internazionale: The State-Mafia Pact. Genere Docu-fiction, - Italia, 2014, durata 108 minuti. Uscita cinema giovedì 2 ottobre 2014 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 19 gennaio 2015

Un gruppo di lavoratori dello spettacolo decide di mettere in scena le vicende relative alla cosiddetta "trattativa" tra Mafia e Stato. In Italia al Box Office La Trattativa Stato Mafia ha incassato 342 mila euro .

La Trattativa Stato Mafia è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING e in DVD Compra subito

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,83
PUBBLICO 3,67
CONSIGLIATO SÌ
Un urlo di terrore bloccato in un ghigno; un progetto a cui Sabina Guzzanti ha lavorato per moltissimo tempo.
Recensione di Dario Zonta
Recensione di Dario Zonta

Un gruppo di lavoratori dello spettacolo, capitanatati da Sabina Guzzanti, decide di mettere in scena le vicende controverse relative alla cosiddetta "trattativa", quella che sarebbe intercorsa tra Stato e mafia all'indomani della tragica stagione delle bombe (Roma, Milano, Firenze). In un teatro di posa, dunque, un gruppo di attori ricostruisce, nei modi di una "fiction giornalistica", i passaggi fondamentali di una vicenda complessa e piena di omissis che inizia dall'uccisione di Falcone e Borsellino fino ad arrivare al processo che vede sul banco degli imputati, fianco a fianco, politici e mafiosi. Vent'anni di storia italiana: l'uccisione di Salvo Lima, il maxi processo, la strage di Capaci, l'uccisione di Borsellino, le bombe a Roma, Firenze, Milano, la fallita strage allo Stadio Olimpico... con i suoi discussi protagonisti: Riina, Provenzano, Ciancimino padre e figlio, Caselli, i capi del Ros Mori e Subrani, Napolitano, Mancino, Scalfaro, i pentiti, Gaspare Spatuzza, Mutolo, Dell'Utri, Mangano... e Berlusconi, ovviamente, quello vero e quello fatto dalla Guzzanti.
La trattativa, presentato Fuori Concorso alla Mostra di Venezia 2014, è un progetto al quale Sabina Guzzanti ha lavorato per molto tempo e che le ha richiesto, immaginiamo, una grandissima mole di lavoro. Oltre alle ricerche e alla raccolta dei tantissimi materiali e fonti, la parte più complicata ha coinciso con la "forma" della messa in scena, ovvero quale dispositivo utilizzare per raccontare questa vicenda. Molte potevano essere le alternative, e ognuna portatrice di conseguenze. La Guzzanti sceglie di dichiarare il meccanismo, si auto-denuncia, dice sin da subito che quella che si sta per vedere è una rappresentazione realizzata da dei lavoratori dello spettacolo, quindi svela gli "autori" (non giornalisti, non documentaristi, non magistrati, non storici) e il linguaggio utilizzato. Quel che si vedrà, tra materiali di repertorio, interviste realizzate ad hoc, docu-fiction, pannelli grafici e quant'altro, è il frutto di una ricostruzione siffatta, accurata ma anche "inventata", eppure assunta come vera.
L'aspetto più problematico di un'operazione come questa riguarda proprio la forma della messa in scena, in riferimento alla materia trattata, perché lì risiede la sua ambiguità. È finzione (spettacolo?), eppure si dice come sono andate le cose. In questo mischiare repertori e ricostruzioni, intercettazioni e deposizioni, interviste e cabaret, è difficile sapere chi dice cosa, se un dialogo è inventato o il resoconto di un fatto realmente avvenuto, se un passaggio è frutto di una deduzione giornalistica o probatoria, se il tic di un personaggio è una caricatura oppure una imitazione. E questo "dubbio", in alcuni casi facilmente risolvibile in altri meno, sposta il film verso lidi remoti, para-televisivi, da cabaret di denuncia, facendo saltare l'impianto documentale e documentario a favore dello spettacolo della dietrologia in un girotondo che fa girare la testa.
Questa confusione richiede l'accettazione aprioristica della "bontà" degli autori, da una parte, e anche la comprensione profonda della parzialità della ricostruzione. Sembrerebbe ovvio, ma non è proprio così, per quel tanto di intenzione didattica e didascalica espressa sin dalle prime battute del film, subito dopo la boutade di Gaspare Mutolo alla prova d'esami di teologia, conversione carceraria e mai tardiva. All'inizio la Guzzanti con sguardo aperto e chiaro, rivolgendosi allo spettatore, ci dice in che cosa è consistita la trattativa. Non ha dubbi sul fatto che sia esistita o meno, altrimenti non avrebbe fatto il film, e porta una serie consistente di deduzioni, ma la verità è nelle sue mani e non si fa problemi a mischiare questo e quello, finzione e realtà, sudore e cerone, imitazione e ritratto, testimoni e attori, libretti rossi con libretti rossi...
Alla fine, ci chiediamo, che cosa è questo film? È un film di denuncia? Un film a tesi? Una docu-fiction? Un articolo di Travaglio? Uno spettacolo teatrale? Una puntata estesa di Santoro? Una serata speciale di Fazio curata dalla Dandini? È cinema? È televisione? Oppure una web-serie a puntate? Troppe domande, poche risposte. Allora eccone alcune. È utile? Dipende. È bello? Non proprio. È appassionante? A tratti. Se ne esce arricchiti o frastornati? Più la seconda. Si ride? C'è poco da ridere. Vuol far ridere? Un po' sì. È ammiccante? Certo. Parla al suo uditorio? Senza dubbio. Convincerà chi la pensa diversamente? Non tanto. Fa domande o dà risposte? È un prontuario di risposte. Avrà successo in sala? C'è da sperarlo. Perché? Perché è meglio parlare di queste cose che non. È ritmato? Si. Annoia? No. Indigna? Solo chi non s'è fatto un'idea prima. Tira colpi bassi? Domanda inutile. C'entra qualcosa con Belluscone - Una storia siciliana, il film di Maresco? Niente: quello di Maresco è cinema e parla degli italiani, questo della Guzzanti è una docu-tv-fiction e parla agli italiani. Quello di Maresco è un urlo di dolore, quello della Guzzanti è semmai un urlo di terrore, bloccato in un ghigno.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 6 ottobre 2014
Flaviomarco

L'impianto del film è su tre piani. L'utilizzo estremamente parco di documenti filmati originali li rende estremamente efficaci, come fossero frustate di realtà in faccia al pubblico. La dimensione teatrale mantiene due livelli ulteriori: dentro e fuori dalla rappresentazione. In questo modo sono possibili continui flashback nel passato, con l'espediente geniale di inquadrare [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alessandra Levantesi
La Stampa

Coraggiosa Sabina Guzzanti che, ispirandosi al cinema di Petri e di Rosi, parte dai documenti (intercettazioni, testimonianze di pentiti, atti processuali) - e deve averne studiati una marea - e li mette in scena assegnando ai suoi attori le varie parti in commedia, senza pretendere di fare operazione realista; anzi denunciando la natura brechtiana della ricostruzione.

NEWS
VIDEO
giovedì 25 settembre 2014
 

Un gruppo di lavoratori dello spettacolo, capitanatati da Sabina Guzzanti, decide di mettere in scena le vicende controverse relative alla cosiddetta "trattativa", quella che sarebbe intercorsa tra Stato e mafia all'indomani della tragica stagione delle [...]

GALLERY
giovedì 4 settembre 2014
 

La giornata di ieri della 71. Mostra del Cinema ha visto sul red carpet Sabina Guzzanti con il suo La trattativa (Fuori concorso) e, per il Concorso, Alix Delaporte con Le dernier coup de marteau e Kaan Mujdeci con Sivas.

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