Un ragazzo d'oro

Film 2014 | Drammatico, 102 min.

Regia di Pupi Avati. Un film con Riccardo Scamarcio, Sharon Stone, Cristiana Capotondi, Giovanna Ralli, Cristian Stelluti. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2014, durata 102 minuti. Uscita cinema giovedì 18 settembre 2014 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,39 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 13 settembre 2024

Un pubblicitario tenta in tutti i modi di far pubblicare il romanzo autobiografico del padre, giornalista e sceneggiatore morto suicida. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Un ragazzo d'oro ha incassato 632 mila euro .

Un ragazzo d'oro è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato nì!
2,39/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,50
PUBBLICO 2,66
CONSIGLIATO NÌ
Il film intreccia la riflessione sull'eclissi della paternità nel mondo contemporaneo e la denuncia delle patologie prodotte dalla società dello spettacolo.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 17 settembre 2014
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 17 settembre 2014

Davide Bias scrive racconti brevi e conta i passi che lo separano dall'alienazione. Uno stato di disagio persistente che reprime con gli psicofarmaci e gestisce con una fidanzata confusa e un lavoro da creativo in un'agenzia pubblicitaria. Figlio di Achille Bias, uno sceneggiatore di B movie, Davide non riesce a doppiare suo padre, che muore all'improvviso in un incidente automobilistico. L'avvocato dell'assicurazione, chiamato a indagare sulla dinamica della sciagura, è convinto che si tratti di suicidio. La dichiarazione getta nello sconforto Davide che adesso vuole capire chi sia l'uomo che ha passato la vita ad odiare. La ricerca senza freni e farmaci lo porterà alla verità e al tracollo emotivo.
Non è facile riconoscere i doni lasciati in eredità dai padri, trasformare in patrimonio la loro acqua di colonia, come il protagonista di Avati, o il pennello da barba, come nel romanzo più dolente di Philip Roth. Con uno sguardo ancora una volta rivolto agli affetti del tempo che fu, Pupi Avati realizza l'ennesimo e nostalgico scavo nel passato. Quello di un ragazzo d'oro che attraverso la contemplazione di suo padre approda alla scoperta di se stesso. Se il soggetto, quello del giusto erede che riesce ad apprezzare e a impossessarsi in modo autentico dell'eredità paterna, possiede un indubbio potenziale, la sua realizzazione è didascalica, farcita di simboli facili e di product placement, traboccante di massime e sentenze pronunciate in modo innaturale dagli attori. Non c'è intimismo nel modo di raccontare di Avati, il suo spazio narrativo è interamente esteriore eppure incapace di applicarsi ai corpi degli interpreti, ridotti come Sharon Stone a essere 'marchio' all'interno delle scene, una griffe annoverata tra un succo di frutta e una 500L.
Un ragazzo d'oro è un film che nega qualsiasi prospettiva interna, lasciando che i suoi personaggi navighino a vista sulla superficie e all'oscuro delle loro motivazione più recondite. Col rispetto che si deve all'autore emiliano e alla sua filmografia di buon rilievo spettacolare ed espressivo, di bonaria ironia e di spunti autobiografici, il cinema di Avati accusa da qualche tempo uno smarrimento e una perdita di poeticità. Perdita che impedisce la discesa a un livello più profondo e sottrae rilievo alla forma e al contenuto. Le nevrosi e gli attriti incarnati da Riccardo Scamarcio sono inerti, inadeguati a rappresentare anche un pensiero, un modo di stare al mondo, un'espressione dell'uomo.
Non c'è altezza in Un ragazzo d'oro, non c'è la trasformazione teorica in discorso filmico, in linguaggio umano. I personaggi in scena sono legati da copione ma slegati nella logica. Combinati in fase di scrittura dallo stesso Avati, sullo schermo sono sprovvisti di trattazione, incapaci di dare forma definitiva e consequenzialità alle proprie esistenze. Alla maniera de La cena per farli conoscere, Un ragazzo d'oro intreccia la riflessione sull'eclissi della paternità nel mondo contemporaneo e la denuncia delle patologie prodotte dalla società dello spettacolo. Se ieri a incarnare la disfunzione era Sandro Lanza, attore mediocre e vecchia star dei film di Corbucci che sognava di lavorare con Germi, oggi è uno sceneggiatore frustrato, a cui riesce il suicidio fallito dal Lanza di Abatantuono.
Ma se lì la regia di Avati era classica ed efficace, qui colpisce per la sua inconcludenza. L'incedere da fiction e gli attori che sembrano leggere le battute invece di recitarle fanno il resto: un cinema che incolla frammenti di realtà sulle note sovrastimate di Raphael Gualazzi. Un cinema che come il suo protagonista implode, non ha voglia di rinascere e di lasciarsi alle spalle memorie dolorose.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 20 settembre 2014
Vincenzo Ambriola

La morte del padre riapre ferite temporaneamente chiuse dagli psicofarmaci. La scoperta che si è trattato di un suicidio attiva nel figlio il desiderio di conoscerlo meglio, rivivendo letteralmente i suoi spazi, le sue manie, il suo lavoro, anche i suoi amori. Ma se le ferite si riaprono e i sentimenti sgorgano insieme alla vena creativa, il mal sottile si riafferma e si riprende tutto ciò che gli [...] Vai alla recensione »

Frasi
...questo è il punto in cui mio padre non ha piu' potuto tirarsi indietro ed è caduto nel vuoto..."..avrà urlato? Avrà avuto paura? ..Avrà ..avuto.. Paura? " ...
Una frase di Davide Bias (Riccardo Scamarcio)
dal film Un ragazzo d'oro - a cura di Claudia A.
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Padri e figli, conflitti e rivalse, rancori e rimpianti. Avati si è confrontato altre volte con la figura paterna, ma Un ragazzo d'oro spinge il tema all'estremo limite. Pubblicitario in crisi, scrittore mancato, tradito dalla fidanzata (Capotondi), Davide (Scamarcio) è convinto che tutti i suoi mali derivino dal padre, troppo impegnato a scrivere filmacci per occuparsi del figlio.

NEWS
NEWS
venerdì 8 agosto 2014
 

Davide Bias (Riccardo Scamarcio), figlio di uno sceneggiatore di film di serie B, è un creativo pubblicitario col sogno di scrivere qualcosa di bello, di vero. Convive quotidianamente con ansia e insoddisfazione: per tenerle a bada, solo le pillole. [...]

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