Due giorni, una notte

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Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée.
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Titolo originale Deux Jours, Une Nuit. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 95 min. - Belgio 2014. - Bim Distribuzione uscita giovedì 13 novembre 2014. MYMONETRO Due giorni, una notte * * * 1/2 - valutazione media: 3,68 su 60 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La solidarietà è la “cura” Valutazione 4 stelle su cinque

di vanessa zarastro


Feedback: 34038 | altri commenti e recensioni di vanessa zarastro
sabato 15 novembre 2014

In una piccola città industriale Sandra, che era in malattia da qualche mese per depressione, perde il lavoro in una piccola industria di pannelli solari, dove lavorano diciassette operai, anzi sedici adesso. Avendo ottenuto la possibilità di eseguire una seconda votazione, due giorni e una notte sono il tempo che Sandra – una brava Marion Cotillard - ha per cercare di far cambiare idea ai colleghi che sono stati messi di fronte alla scelta o di incassare un bonus o di far riassumere Sandra. Aiutata da un affettuoso e collaborativo marito Manu (Fabrizio Rongione) e dall’amica e collega Juliette (Catherine Salée) vincerà le sue reticenze e insicurezze per cercare di incontrare uno a uno, i colleghi che potrebbe votare a suo favore.
L’inizio del film ci presenta questo sottofondo duro: la crisi per la concorrenza asiatica, l’occasione di debolezza per licenziamento e il ricatto ai lavoratori ai quali viene girata una grossa responsabilità. Così il film si svolge nella periferia di una cittadina industriale a bassa densità abitativa con casette prevalentemente a due piani e spazi collettivi come il campo da calcetto e i pub e bar di quartiere.
L'assenza di colonna sonora musicale di commento – a meno che non siano loro stessi ad mettere la musica in auto - già presente nei film precedenti (“La promesse” e “Rosetta”), si fa qui più simbolica. Non c'è armonia che possa sostenere questa giovane donna che ogni volta sembra vicina alla meta. I due autori, chiedono allo spettatore di partecipare all'angoscia della protagonista lasciando però un barlume di speranza. Nello stesso tempo l’habitat senza suoni e rumore assume una strana connotazione surreale.
Man mano il film sembrerebbe diventare corale come se le votazioni per il licenziamento fossero un pretesto cinematografico per introdurci persone e ambienti un po’ come da tradizione di certi film francesi (i fratelli Dardenne sono belgi). Si nota anche che la classe operaia è diventata ormai una classe piccolo borghese non vicinissima alla soglia di povertà. Solo uno dei colleghi dice che il bonus di mille euro potrebbe pagare la bolletta del gas di un anno.
Ogni incontro tra Sandra e il/la collega scatena una sorta di evento nelle loro vite: Anne discute con il marito e lo lascia poiché rivelatosi nella sua meschinità «è la prima volta che decido una cosa da sola» dirà finalmente liberata a Sandra.  Il collega e il figlio hanno anch’essi una discussione anche fisicamente violenta e il padre, più sensibile, passa dalla parte della lavoratrice ingiustamente licenziata. Perfino il giovane africano, nonostante il suo contratto a termine, rischia il posto per portarsi dalla parte di Sandra.
Per tutti i due giorni e una notte una fragile Sandra, vestita sempre uguale, continua a mandar giù tranquillanti in eccesso, si sente umiliata nel richiedere il voto e non si sente amata nemmeno dal marito pensando di stimolare solo compassione. Man mano dalla disperazione si passa alla speranza attraverso alti e bassi che non narro. Alla fine da film drammatico sembra quasi diventare commedia e si potrebbe dire che, nonostante non avrà più quel lavoro la Cotillard ritrova fiducia in se stessa, sicurezza e anche il sorriso, grazie proprio alla solidarietà dimostrata dal piccolo gruppo di colleghi e amici.
I fratelli Dardenne raccontato tutta la vicenda con molto garbo e, nonostante il tema, con una certa leggerezza anch’essa più tipica della commedia.

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