Due giorni, una notte

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Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée.
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Titolo originale Deux Jours, Une Nuit. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 95 min. - Belgio 2014. - Bim Distribuzione uscita giovedì 13 novembre 2014. MYMONETRO Due giorni, una notte * * * 1/2 - valutazione media: 3,68 su 60 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il rapporto tra crisi economica e solidarietà Valutazione 4 stelle su cinque

di andrejuve


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giovedì 3 dicembre 2015

“Due giorni, una notte” è un film del 2014 diretto da Jean-Pierre e Luc  Dardenne. Sandra è una donna sposata e con due figli la quale vive in un forte stato di depressione che le ha causato l’assenza dal lavoro all’interno di una fabbrica per un certo arco di tempo per causa di malattia. Un giorno però il direttore della ditta propone ai colleghi appartenenti al reparto in cui opera Sandra un aumento delle ore lavorative, con un conseguente innalzamento di mille euro rispetto allo stipendio che percepiscono in cambio del licenziamento di Sandra. Viene fatta una votazione e quattordici dei sedici dipendenti sono favorevoli. Solo un amico e un’amica di Sandra sono contrari. Sandra, la quale stava gradualmente guarendo in vista del ritorno all’attività, non appena riceve la notizia subisce un crollo psicologico rilevante che la porta alla riassunzione di psicofarmaci in quantità abbondante. L’amica di Sandra però riesce a convincerla a recarsi presso la fabbrica per parlare con il direttore, in quanto lei ritiene che il capo-reparto prima della votazione abbia influenzato il voto dei dipendenti incutendo timori infondati e falsi sul fatto che, se non fosse stata licenziata Sandra, sarebbe stato licenziato un altro dipendente al posto suo. La proposta in realtà è solamente frutto del periodo di crisi economica che comporta scelte difficili come quelle di ridurre il personale cercando di non incidere negativamente sull’efficienza lavorativa e sulla perdita economica nei confronti della concorrenza. Sandra e l’amica parlano con il direttore, il quale offre un’altra possibilità alla donna disponendo una nuova votazione dopo il fine settimana. Dopo diverse insistenze del marito Sandra decide di recarsi presso le singole abitazioni di ogni collega al fine di convincerli a votare in favore di lei e della sua permanenza all’interno della società, rinunciando di conseguenza all’ingente bonus. L’impresa già di per sé ardua lo sarà ancora di più se si pensa che Sandra ha a disposizione solo due giorni di tempo prima del voto del lunedi. La pellicola riesce ad affrontare diverse tematiche a partire da un’analisi della crisi economica che sta caratterizzando questo periodo storico. In questa situazione è inevitabile che prevalga l’egoismo e l’intento di riuscire a migliorare la propria posizione a qualsiasi costo, approfittando delle situazioni che si creano proprio come quelle che si verificano nel film. Entrambi i punti di vista, sia quello di Sandra che dei suoi colleghi, sono comprensibili e non si possono biasimare coloro che preferiscono il guadagno economico rispetto alla permanenza di una dipendente. Però è fondamentale mantenere un senso di rispetto e di benevolenza nei confronti di chi è in difficoltà e di chi chiede aiuto o semplicemente di essere ascoltato. Sandra, a causa delle sue problematiche psicologiche, ha perso molti legami e diverse persone si sono allontanate emarginandola. La malattia di Sandra crea diffidenza nei confronti del datore di lavoro, il quale crede che la sua efficienza, in caso di un eventuale ritorno, diminuirebbe drasticamente. L’uomo nel mondo del mercato è visto come un oggetto che può essere utilizzato e scartato in qualsiasi momento, senza valutare le singole situazioni personali e le difficoltà sia a livello psicologico che economico. E’ come se i lavoratori fossero dei pezzi di un macchinario che, quando presenta difetti, ha bisogno di ricambi o peggio viene gettato. E per riuscire a garantire una vita dignitosa per sé e per i famigliari ognuno di noi mette in secondo piano quel senso di solidarietà e altruismo che dovrebbe essere alla base dei rapporti interpersonali. L’essere umano è diventato carne da macello e coloro che occupano l’élite della società gioiscono nel vedere gli uomini scannarsi e danneggiarsi a vicenda. Il regista inoltre riesce a incentrarsi sulla “malattia dei nostri tempi” che è la depressione, la quale spesso è conseguenza della situazione di incertezza e disagio generale in cui viviamo. Sandra è una donna triste, ansiosa, priva di autostima e con continui sbalzi di umore repentini. Solo chi vive questa situazione purtroppo si rende conto del malessere che si prova e coloro che sono intorno non possono comprendere pienamente questo disagio psicologico e questa inquietudine. Ma nei momenti di difficoltà è fondamentale riuscire a reagire e per farlo non bisogna respingere coloro che ci stanno vicino e che cercano in tutti i modi di aiutarci, perché è solo grazie all’affetto e all’amore che si riescono a superare gli ostacoli che sembrano insormontabili. Senza la costante presenza del marito e degli amici cari Sandra non avrebbe mai trovato la forza e il coraggio di appellarsi ai colleghi. Non bisogna vergognarsi delle proprie debolezze, e cercare l’aiuto delle altre persone non deve essere visto come un tentativo di elemosinare o come una ferita all’interno del proprio orgoglio. Il film mi è piaciuto perché riesce a trasmettere tutte queste sensazioni allo spettatore attraverso una storia toccante raccontata in maniera realistica e senza retorica. Da sottolineare la prova maiuscola di Marion Cotillard, superba nell’interpretazione di Sandra, un personaggio problematico e dalle mille sfaccettature emotive. Questa sua brillante interpretazione le è valsa una nomination ai recenti Oscar come migliore attrice, non riuscendo però a vincere l’ambita statuetta. Un bel film che consiglio di vedere.

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