| Titolo originale | Welp |
| Titolo internazionale | Cub |
| Anno | 2014 |
| Genere | Avventura, Horror, |
| Produzione | Belgio |
| Regia di | Jonas Govaerts |
| Attori | Maurice Luijten, Titus De Voogdt, Stef Aerts, Evelien Bosmans, Jan Hammenecker Gill Eeckelaert, Noa Tambwe Kabati, Ricko Otto, Louis Lemmens, Thomas De Smet, Pieter De Brabandere, Jessie Tweepenninckx, Isah De Zutter, Hauke Geirnaert, Ebe Meynckens, Ymanol Perset, Nabil Missoumi, Jean-Michel Balthazar. |
| Uscita | giovedì 27 novembre 2014 |
| Distribuzione | Notorious Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,94 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 novembre 2014
Jonas Govaerts fa il suo debutto come regista in un film che racconta la storia di un gruppo di giovani scout che si ritrova ad affrontare un pericolo mortale nel più buio dei boschi. In Italia al Box Office Cub - Piccole Prede ha incassato 117 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un gruppo di boy scout, guidato da un trio di adulti - il saggio Chris, lo scanzonato Peter e la bella Jasmijn - parte per un campo boschivo che è inteso come un'avventura. Tra i ragazzini si distingue il taciturno Sam, preso un po' di mira sia da Peter sia da alcuni degli altri scout. Per evitare le intemperanze di un paio di giovinastri del luogo, invece di accamparsi nel prato al limitare del bosco che avevano affittato, Chris e gli altri si inoltrano con il furgoncino nel folto della vegetazione e montano le tende nel cuore della foresta. Lì, pensano, nessuno li disturberà. Il poliziotto locale, venuto a controllare se va tutto bene, è però perplesso: ricorda loro che lì vicino c'era una fabbrica di autobus, ora abbandonata. Diversi degli operai, dopo aver perso il lavoro per la chiusura della fabbrica, si erano impiccati nella foresta. Il macabro riferimento non impressiona il trio dei capi boy scout. Del resto, loro stessi hanno propagato, a uso e consumo degli impressionabili ragazzini, la storia di Kai, un ragazzino che vivrebbe nella foresta e di notte si trasformerebbe in licantropo. Il problema è che Sam comincia a vederlo, anche se nessuno gli crede. Un problema ancora maggiore è che nel bosco c'è qualcosa di peggiore di Kai.
L'horror belga non ha una grande tradizione quantitativa, ma presenta notevoli picchi qualitativi. Harry Kümel ha diretto un paio di classici come La vestale di Satana e Malpertuis. Il trio Belvaux-Bonzel-Poelvoorde ha creato un "caso" con il feroce e riuscito Il cameraman e l'assassino. Più recentemente, il Fabrice Du Welz di Calvaire o il Pieter Van Hees di Linkeroever, per citarne un paio, si sono messi in evidenza. Insomma, qualcosa brucia sotto la cenere e di tanto in tanto emerge. Jonas Govaerts si inserisce con autorità nella storia belga dell'horror aggiornando ai tempi moderni uno dei classici tòpoi dell'horror: il bosco cupo e misterioso, con l'accampamento dei giovani scout e un essere feroce che si annida nell'oscurità. Prima che qualcuno pensi a Jason Voorhees, bisogna avvertire che siamo su un versante più realistico e, per questo, più impressionante. Il film rielabora lo spirito dei racconti orrorifici tramandati attorno al fuoco dei campeggi e lo unisce alla ferocia degli slasher silvestri per trarne un racconto teso, feroce e riuscito anche sotto il profilo drammatico.
Il disagio di Sam - orfano e con un passato violento e misterioso - si lega a quello generato dalla rovina sociale, con la spettrale fabbrica abbandonata a rappresentare l'essenza di una profonda crisi che ripudia e imbestialisce. Proprio per questo, Sam - l'unico con la sensibilità per cogliere il disagio di chi è rifiutato dalla società - è anche l'unico in grado di capire che c'è incredibilmente qualcosa di vero nella leggenda di Kai.
La tensione interna al gruppo è delineata con pochi tocchi ed è strumentale a evidenziare le pulsioni adolescenziali di Sam, solitario ma attratto da Jasmijn e in qualche misura geloso di lei. In questo contesto, il rapporto che Sam instaura problematicamente con Kai è cruciale nel liberarlo dalla repressione e nello sprigionare un turbato e confuso spirito di rivalsa.
Nella seconda parte, notturna e tesa a catturare la parte più oscura dell'incubo, il film stempera le sue ambizioni metaforiche e psicologiche per dedicarsi alla creazione di una suspense un po' meccanica che ha più di qualche momento efficace, ma indulge in alcuni dei luoghi comuni dell'horror. La feroce conclusione è adeguata, anche se non proprio innovativa.
L'esordio di Jonas Govaerts è comunque di quelli promettenti: dimostra di avere stile, di saper girare con padronanza e capacità e di saper gestire bene i vari momenti del racconto.
I film horror si suddividono in due categorie: ci sono quelli belli, psicologici, oscuri, che fanno leva sulle paure ancestrali e che accompagnano lo spettatore nel profondo anche molto tempo dopo la visone. C'è poi l'altra categoria, quella dei film che rinunciano a queste componenti per un puro e semplice gusto del raccapriccio e del sangue, donando allo spettatore qualche ora di divertimento e [...] Vai alla recensione »