| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Spike Lee |
| Attori | Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Sharlto Copley, Samuel L. Jackson, Michael Imperioli Linda Emond, James Ransone, Grey Damon, Max Casella, Rami Malek, Hannah Simone. |
| Uscita | giovedì 5 dicembre 2013 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,97 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 10 marzo 2014
Remake del film culto del 2003 di Park Chan-wook. In Italia al Box Office Oldboy ha incassato 116 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Joe Doucett è un pubblicitario alcolizzato e in declino, che una notte viene misteriosamente rapito e rinchiuso in una stanza d'albergo. La prigionia dura vent'anni, durante i quali il malcapitato viene accusato del brutale omicidio della moglie, si racconta alla figlia attraverso centinaia di lettere, cerca nel proprio passato alla ricerca della persona che potrebbe odiarlo a tal punto da aver progettato tutto questo. Uscito dalla stanza, non sfugge però al ricatto del suo rapitore, il quale lo pone di fronte ad un'ultima sfida: la liberazione in cambio della soluzione dell'enigma legato alla sua identità.
Spike Lee torna al manga di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi che ha ispirato il successo del film originale firmato Park ChanWook, capitolo secondo e meno entusiasmante della cosiddetta trilogia della vendetta.
Allo sceneggiatore del remake americano, Mark Protosevic, però, interessa meno la storia di ritorsione e castigo rispetto al discorso melodrammatico sulla relatività del tempo, che comincia nel delirio dell'ubriachezza, gesto ripetitivo e confondente, e prosegue, in crescendo, nel racconto della prigionia, per poi farsi gigantesca beffa della sorte, che mescola e contamina passato e presente.
Se la regia di Spike Lee è elegante e a tratti intrigante, la presenza di Josh Brolin è corporalmente pesante, gravosa, e respinge ogni possibile parallelo con la poesia presente, per quanto nerissima e bestiale, nel film coreano. La sua non è tanto una ricerca interiore, di cui il sangue e le viscere sarebbero sintomi e singulti, ma la "quest" di un improvvisato detective, ripulitosi in fretta da ogni lordura morale e incappato altrettanto rapidamente e inverosimilmente nella samaritana Marie Sebastian (nomen omen).
Non si pone tanto il problema di avvertire o meno la necessità del remake: non si avverte, in fondo, nemmeno la natura di puro rifacimento, tanto è lontano lo spirito che anima i due film e tanto è astuta la mano di Lee nel contenere il confronto con il cineasta coreano, omaggiandolo esplicitamente in alcune sequenze cult e optando per un punto di vista più aereo (ma anche più meramente determinista) il resto del tempo. Si pone, invece, la questione del tono. A distanza di dieci anni dall'originale, una chiave più distanziata avrebbe forse giovato, invece la poca ironia che c'è nella prima parte, infilata tra un raviolo al vapore e un'apparizione di Samuel L. Jackson, si perde completamente nella seconda, in favore di una narrazione barocca, cui corrisponde un gioco barocco di schermi nello schermo. Anche la volontà di precisare le motivazioni psicologiche, e di fare di Joseph una vittima a tutto tondo, non serve felicemente il film, contraddicendo la follia maniacale della vendetta e il percorso di disumanizzazione che porta con sé.
Spike Lee riporta sul grande schermo, dopo solo dieci anni, Old Boy, l’acclamatissimo capolavoro del Sud Coreano Park Chan-Wook, vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes, nel 2003. La storia è pressoché la stessa, salvo qualche piccolo ritocco sul finale; ma, nonostante la trama originaria fosse in sé altamente avvincente, Spike Lee riesce [...] Vai alla recensione »
Stesso titolo, stessa trama, altri toni. L'Old Boy del coreano Park Chan-wook, un capolavoro, creava un mondo di cieca e assoluta violenza. Quello di Spike Lee si concede le più folli inverosimiglianze ma fa di tutto per spruzzare storia e personaggi di realtà. Così Josh Brolin diventa un pubblicitario alcolizzato che "merita" i suoi vent'anni di carcerazione.