| Anno | 2013 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 63 minuti |
| Regia di | Massimo Ferrari |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 aprile 2017
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CONSIGLIATO SÌ
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Due resistenze, di segno femminile, alla crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese negli anni Dieci del Duemila. La storia di Rosa Giancola, operaia della Tacconi Sud di Latina, una fabbrica tessile presidiata per 550 giorni dalle lavoratrici disoccupate, e quella di Margherita Dogliani, imprenditrice di un biscottificio di Carrara, che crede fermamente nella compenetrazione di lavoro e cultura, nel segno di un nuovo modello industriale.
Il cinema italiano non ha molta dimestichezza nel raccontare il lavoro. Virato in commedia o in dramma, il tema ha di rado mostrato insieme le sue due facce, sociale e umana, sviluppandosi lungo la via della denuncia o delle conseguenze. Atlantis entra in fabbrica, stando bene attento a non trascurare i due aspetti, riuscendo così nell'obiettivo, per niente facile, di essere ugualmente militante e pronto a proporre soluzioni. Le due donne che sono il suo perno incarnano visioni differenti e assimilabili pur partendo da differenti prospettive: l'operaia Rosa Giancola e l'imprenditrice Margherita Dogliani hanno il coraggio di guardare la crisi negli occhi e di reagire ad essa, ciascuna a suo modo e con i propri strumenti. Nonostante la frase di Pierre Benoît che apre il film - «Le civiltà nascono, crescono ed infine muoiono. Prepariamoci a questo Atlantide non è mai esistita! È in ogni luogo» -, non siamo alle prese con una visione pessimistica della realtà, piuttosto con il desiderio di ricominciare dalla fine.
Mentre il caso Ruby inquina le cronache, consegnandoci un'immagine della donna ancillare e patetica, il film di Massimo Ferrari pone all'attenzione una forza resistenziale fuori dal comune che ha saputo scuotere l'opinione pubblica con la più lunga occupazione femminile della storia italiana: nel film sono opportunamente presenti stralci dai programmi televisivi e dai telegiornali che hanno trattato la vicenda.
Ugualmente confidenziale, la scelta della voce fuori campo a seguire il diario dell'occupazione, eppure immediato, Atlantis è un film davvero femminile, dunque apparentemente fragile e invero combattivo, sensibile ma lontano da ogni vittimismo. Alcuni passaggi ricostruiti, è il caso della telefonata che informa della sentenza del tribunale riguardo al fallimento della Tacconi, aggiungono un'enfasi non del tutto necessaria. Con il titolo internazionale Women Workers' War, ha vinto il premio per il miglior documentario al Workers Unite Film Festival di New York.