| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Belgio, Lussemburgo |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Frédéric Fonteyne |
| Attori | François Damiens, Anne Paulicevich, Sergi López, Jan Hammenecker, Zacharie Chasseriaud Christian Kmiotek, David Murgia, Frédéric Frenay, Dominique Lejeune, Marc Charlet, Corentin Lobet, Vincent Tavier, Christophe Rossignon, Patrick Quinet, Mariano 'Chicho' Frumboli, Pablo Tegli, Rodolfo Labrana Espinoza, Michel Eugène, Vincent Morel, Rachid Taher, Hugo Godoy, Fedor Villafane Ramirez, Dirk De Brauwer, Ozgür Karahan, Riccardo Bua, Nicolas Surra Spadea, Markus Schüller, Siegfried Staes, Patrick Oostvogels, Didier Rodot, Marc Schrijnemakers, Wladimir Schepers, Jaco Van Dormael, Daniela Dehout, Daniel Altovino, Michel Flinto, Christiane Flinto, Josette Toniolo, Sabine Masshoff, Wolfgang Busch (II), Heinz Eder, Monika Metzler, Arthur Buyssens, Didier Lechien. |
| Uscita | giovedì 13 febbraio 2014 |
| Distribuzione | Bolero Film |
| MYmonetro | 2,79 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 9 giugno 2014
Una storia passionale che si intreccerà fra le mura di un carcere a ritmo di tango. Il film è stato premiato a Venezia,
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CONSIGLIATO SÌ
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Jean-Christophe è una guardia carceraria che conduce una vita priva di sorprese dividendosi tra il lavoro in prigione e la sua abitazione in cui ha come unica compagnia un pesce rosso. Si iscrive ad un corso di tango e lì fa la conoscenza di una giovane donna, Alice, che attrae la sua attenzione. La ritroverà nel parlatorio del penitenziario a colloquio con due detenuti. Uno, Fernand, è suo marito e l'altro, Dominic, è l'amante.
Frédéric Fonteyne fin dal suo esordio con Una relazione privata ha mostrato il suo interesse per la complessità delle relazioni amorose che si possono instaurare tra uomini e donne. Il suo pregio più rilevante, oltre a una costante ricerca estetica, era costituito dal 'non detto'. Il passato dei personaggi e il loro stesso milieu culturale stavano sullo sfondo. Ciò che contava era il loro esserci 'qui ed ora' con, in quel caso, una fantasia sessuale da soddisfare della quale lo spettatore non sarebbe mai venuto a conoscenza. È un peccato che dal film successivo La donna di Gilles abbia ceduto alla tendenza del raccontare troppo; difetto presente anche in questo film, in particolare nella parte finale.
Perché fino a quel punto si è attratti da come regista e attori riescano a rendere credibile l'intreccio di relazioni che Alice gestisce con una capacità di seduzione che il tango porta all'ennesima potenza. È attraverso le sue figure e la sua conclamata carica erotica che la danza fa breccia nel grigiore dell'esistenza di Jean-Christophe finendo con il fare da ponte tra l'esterno e l'interno delle mura carcerarie. Perché Fernand, accortosi dell'interesse della guardia, vuole continuare ad essere l'uomo di Alice e quindi chiede a un detenuto argentino di insegnargli i passi. L'iniziale dileggio machista degli altri carcerati finisce con il trasformarsi in una condivisione di passi e di regole che invece che costringere lasciano spazio a una forza dirompente e liberatoria.
Fonteyne pedina le reazioni, anche violente, dei suoi personaggi ma, ancora una volta, si lascia tentare dal sovraccaricare il soggetto (scritto insieme all'attrice protagonista e basato in parte su dati biografici) inserendo la figura del figlio adolescente di Alice che sarebbe bastata da sola per un intero altro film e che finisce invece per sfiorare la retorica alterando quella che si presentava come l'intrigante ed elegante fluidità di un passo a quattro.
Jean-Christophe (François Damiens) conduce una vita solitaria, in un triste appartamento nei Paesi Bassi, con un lavoro da guardia carceraria e una unica follia: prende lezioni di tango. Non è molto esperto nella danza, perché non ne comprende il senso profondo e il suo ballo con Alice (Anne Paulicevich) non è fortunato: al termine, come è consuetudine nel tango, la donna decide se continuare o meno [...] Vai alla recensione »
Donne che amano troppo. La spiritata Alice ha un figlio e due "mariti", amici per la pelle, tutti e due robusti, tutti e due chiusi nello stesso carcere. Ma ha anche uno spasimante, timidissimo, imbelle, un tipo solitario che frequenta il suo stesso corso di tango. E fa il secondino, quindi scopre pian piano la curiosa e implacabile geometria affettiva che lega quei due galeotti e la trepida Alice [...] Vai alla recensione »