| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Matteo Garrone |
| Attori | Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Graziella Marina, Nello Iorio Nunzia Schiano, Rosaria D'Urso, Claudia Gerini, Giuseppina Cervizzi, Raffaele Ferrante, Paola Minaccioni, Ciro Petrone, Salvatore Misticone, Vincenzo Riccio, Martina Graziuso, Alessandra Scognamillo, Mariano Bruno. |
| Uscita | venerdì 28 settembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,08 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 ottobre 2017
Un pescivendolo trentenne, appassionato di tv e reality, inizia a comportarsi nella vita quotidiana come un concorrente del Grande Fratello. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 4 candidature e vinto 2 Nastri d'Argento, ha ottenuto 11 candidature e vinto 3 David di Donatello, In Italia al Box Office Reality ha incassato 2,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Luciano Ciotola vive a Napoli in un palazzo fatiscente con la moglie e i figli avendo come coinquilini numerosi parenti. Gestisce una pescheria mentre con la moglie ha attivato un traffico illegale di prodotti casalinghi automatizzati. Luciano ha una vocazione per l'esibizione spettacolare così il giorno in cui i familiari lo sollecitano a partecipare a un casting de ¨"Il Grande Fratello" non si sottrae. Entra così in una spirale di attese che trasformerà la sua vita.
Matteo Garrone ha dichiarato "Dopo Gomorra volevo fare un film diverso, volevo cambiare registro così ho deciso di tentare la via della commedia". Sul piano formale ha sicuramente affermato il vero ma su quello del contenuto profondo non è così. Reality è, anche se potrebbe sembrare impossibile, un film ancora più tragico di Gomorra. Perché se la camorra è un fenomeno delinquenziale nei confronti del quale si sono prodotti, in vasti strati della popolazione, i necessari anticorpi non altrettanto è avvenuto nei confronti dei reality in genere. Siamo di fronte a una distorsione della percezione del reale che ha metastatizzato una vasta fascia della cosiddetta 'audience'. Non importa se in questa fase trasmissioni come quella oggetto del film o altre simili stanno subendo sensibili cali di ascolto. Ciò che conta è che il seme è stato deposto e le sue radici sono ben salde.
Attraverso le vicende di Luciano (uno straordinario Aniello Arena che ha costruito la sua professionalità attoriale in carcere) Garrone non ci racconta solo Napoli. Gira in una città che ormai conosce bene e che gli offre un ritmo recitativo che sarebbe difficile trovare altrove ma è dell'Italia tutta che ci offre uno squarcio doloroso. Sarebbe facile definire Luciano, sua moglie Maria e tutte le figure che li circondano come personaggi che sarebbero piaciuti a Eduardo ma qui si va oltre. Pirandello (con il suo confine labile tra ragione e follia) si sposa con Orwell (che finalmente vede riscattare il titolo del suo romanzo grazie all'ossessione che si impossessa del protagonista) mentre la colonna sonora di Alexandre Desplat va alla ricerca di sonorità che ci rinviano a quelle del Danny Elfman del Nightmare Before Christmas burtoniano. Perché è un incubo quello in cui precipita Luciano e in cui dissolve ciò che resta della sua famiglia e della sua vita sociale. Un incubo costruito da continue attese, da 'stazioni' come quelle della Via Crucis della Settimana Santa, cerimonia che finisce con l'acquisire un valore simbolico. Dopo non ci può essere che una resurrezione; ma quella che la civiltà dell'immagine produce può avere luogo solo in un paradiso ineluttabilmente falso.
Luciano è un pescivendolo napoletano che per integrare i suoi scarsi guadagni si arrangia facendo piccole truffe insieme alla moglie Maria. Grazie a una naturale simpatia, Luciano non perde occasione per esibirsi davanti ai clienti della pescheria e ai numerosi parenti. Un giorno, spinto dai familiari, partecipa a un provino per entrare nel "Grande Fratello". Da quel momento la sua percezione della realtà non sarà più la stessa.
il cinema di matteo garrone è cinema, e questo è già un bel vantaggio su molte cose che passano nelle sale italiane e che fanno gridare al nuovo cinema italiano da tanta buona stampa magnanima e bonaria. e lo si capisce dalla prima inquadratura: lunga, sospesa, infinita. dall'alto a scendere dentro, nella storia. una storia che da subiro si rivela un palcoscenco forzato e finto, [...] Vai alla recensione »
Da Napoli alla Corea, per rappresentare il cinema italiano. Nando Paone è sbarcato al Festival di Busan, dove, il 5 ottobre, è stato proiettato Reality di Matteo Garrone. Nel film, che ha ottenuto il Gran Prix speciale della giuria al Festival di Cannes, l'attore simbolo della comicità partenopea, è alle prese con un personaggio drammatico, Michele, perfettamente calato nel complesso contesto sociale della Napoli da favola grottesca tratteggiata dal regista di Gomorra.
Si applaude con un certo sollievo il nuovo bel film di Matteo Garrone, Reality, il solo italiano in concorso, che arriva a Cannes quattro anni dopo il sorprendente Gomorra (dal libro di Roberto Saviano) che qui aveva vinto il Gran Premio della Giuria. «Il successo può provocare una catastrofe, cioè un film sbagliato, nato da un nuovo assurdo senso di onnipotenza», dice il regista, e per questo ha aspettato [...] Vai alla recensione »