Il cuore grande delle ragazze

Film 2011 | Drammatico, 85 min.

Regia di Pupi Avati. Un film con Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erika Blanc. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2011, durata 85 minuti. Uscita cinema venerdì 11 novembre 2011 distribuito da Medusa. - MYmonetro 2,58 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 29 novembre 2024

Una storia d'amore impossibile tra una ragazza di buona famiglia e un mezzo mascalzone. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Il cuore grande delle ragazze ha incassato 1,7 milioni di euro .

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Consigliato nì!
2,58/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 3,17
PUBBLICO 2,56
CONSIGLIATO NÌ
Una commedia insicura e poco vitale che racconta lo zelo antifemminista della dittatura fascista.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 3 novembre 2011
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 3 novembre 2011

Carlino Vigetti è un giovane uomo intraprendente che innamora le donne con sospiri di sambuco. Inaffidabile e analfabeta è il giovanotto a cui nessun padre concederebbe in sposa la propria figlia, a meno che non difetti di bellezza e ingegno. Sisto Osti, ricco e avido proprietario terriero della zona, decide suo malgrado di ricorrere a Carlino per maritare almeno una delle sue due figlie. Comprato con la promessa di una moto Guzzi, il ragazzo si reca ogni sera a casa Osti per corteggiarle e decidere quale delle due impalmare. Ma il ritorno da Roma della bella Francesca, figlia adottiva di Sisto, butta all'aria i piani del genitore che dovrà capitolare davanti al sentimento sbocciato tra la figliastra e Carlino. Ostinati a sposarsi e contro il parere di tutti realizzeranno il sogno del matrimonio ma la crisi è in agguato.
Lo aveva già fatto con Gli amici del Bar Margherita Pupi Avati, assumendo uno sguardo maschile su un mondo altrettanto maschile (e maschilista). Questa volta il suo cinema esce dai bar e dai confini emiliani, diffusi di fumo e Campari, per spostarsi nella campagna italiana degli anni Trenta, quando le donne avevano un cuore grande e rassegnato all'adulterio, quando l'infedeltà era congenita al matrimonio, indotta dal virile modello sociale dell'ideologia fascista e giustificata con un imperativo bisogno fisiologico di sesso. Muovendosi su un piano di consolidata nostalgia marginale e attraverso la storia d'amore tra un giovanotto farfallone e una giovane donna timorata di un dio bigotto, il regista emiliano ci racconta lo zelo antifemminista della dittatura fascista, che relegava la donna al focolare domestico, esaltava la maternità a sostegno della forza dello Stato nazionale e inibiva l'affermazione degli interessi individuali. Per questo motivo il Carlino di Cremonini, in giro sui colli marchigiani in sella a una bici 'special', diventa l'ennesimo mediocre fra i tanti che Avati ha saputo raccontare. Come i padri di Gianni Cavina e Andrea Roncato prima di lui, il personaggio popolano del cantante pop è elementare, affettivamente povero e simpatizzante ottuso della diversità naturale tra uomini e donne a evidente vantaggio dei primi, ancora e sempre meschini, detestabili, puttanieri, ninfomani, fanatici della sottana. Le donne dominanti sul fronte opposto del racconto e di quella porzione di Storia italiana sono mamme in cucina e zitelle in attesa, ragazze da sposare e puttane da comprare (e poi naturalmente disprezzare). A raccontare fuori campo il ritratto di provincia, immortalato dentro l'immancabile posa di gruppo, il figlio di una nuova generazione forse decisa a non 'formare' più maschi patetici. Interpretato da uno smarrito Cesare Cremonini e una 'sprecata' Micaela Ramazzotti, che La prima cosa bella di Virzì aveva magnificamente emancipato dal ruolo di 'coatta' rivelandone il carattere drammatico, Il cuore grande delle ragazze è un film insolvente col passato e col presente, una commedia insicura diretta in una condizione di rarefazione vitale. Un'opera minore che si rifugia in un passato remoto per evitare la penosa consapevolezza del presente. Il cuore di Avati è davvero altrove, lontano dall'amore 'cieco' di Marcorè per Angela, incapace di vederlo e di amarlo dentro un film, quello sì, garbato e poetico.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 18 novembre 2011
tonimorris

Intervistato durante un programma radiofonico, Pupi Avati ha dichiarato di aver tratto ispirazione per la sceneggiatura di questo film dalla storia dei suoi nonni a cavallo del ventennio fascista, quando era indiscusso il ruolo egemone del maschio e la donna, succube, era destinata a sopportarne, con infinita pazienza, non solo le mattane ma anche le continue infedeltà, vissute, queste ultime, [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 2 novembre 2011
Elisabetta Pieretto

Alla conferenza stampa de Il cuore grande delle ragazze Pupi Avati è il grande assente. A sostituirlo c'è il fratello Antonio, da sempre suo produttore, che rassicura i presenti sulla salute del regista bolognese: "è uscito quindici minuti fa dal Policlinico Umberto Primo e sarà presente stasera alla proiezione ufficiale con il pubblico, appuntamento che non voleva assolutamente perdere; Pupi ha avuto una semplice congestione, non c'entra nulla con i problemi di cuore che in passato lo hanno afflitto".

INCONTRI
venerdì 3 giugno 2011
Ornella Sgroi

Motore. Partito. Ciak. 38/1. Azione. Un rituale cinematografico molto caro a Pupi Avati, ricordo di un esordio bizzarro e incosciente sul set di Balsamus nel 1968, che racconta sempre con grande divertimento. Ha da poco finito di girare il suo trentottesimo film, Il cuore grande delle ragazze, con Cesare Cremonini e Micaela Ramazzotti. Trentotto film per il cinema che, sommati a quattro sceneggiati televisivi a cavallo degli anni Ottanta, fanno un totale di 42 film in 43 anni, con una media recente di due titoli a stagione. Una cifra da record.

INCONTRI
lunedì 24 gennaio 2011
Giovanni Bogani

Cesare Cremonini per Pupi Avati. All'inizio non ci credi, poi capisci che invece è un'altra delle pazze idee di un regista che, a settantadue anni, non smette di stupire. E di inventarsi varianti nuove per quel gioco chiamato cinema. Pupi Avati strizza gli occhi, inquieti, come se scrutassero sempre qualcosa di lontano. E racconta: "È una storia d'amore, d'amore che sembrava impossibile, quella del mio prossimo film.

Frasi
"Ah-oh! Queste so' du' ragazze da leccarsi i diti, mica le zoccole tua sa'!"
Una frase di Rosalia Osti (Manuela Morabito)
dal film Il cuore grande delle ragazze - a cura di Laura
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Prima cosa, siamo felici che sia stato solo un falso allarme quello sulla salute di Pupi Avati, il più prolifico regista del cinema italiano in carica (unico rivale: Carlo Vanzina). Per quanto impercettibile (Pupi Avati, oltre quaranta titoli in altrettanti anni, è tanto fedele a se stesso da sembrare - ai detrattori - ripetitivo) si è verificato un sicuro spostamento nel cinema dell'autore bolognese, [...] Vai alla recensione »

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