| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Guido Pappadà |
| Attori | David Coco, Luca Ward, Massimo Andrei, Elena Di Cioccio, Paolo Mazzarelli Giovanni Esposito, Riccardo Zinna, Vincenzo Merolla, Monica Ward. |
| Uscita | venerdì 3 giugno 2011 |
| Distribuzione | Iris Film Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,05 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 13 aprile 2021
Un misterioso fenomeno naturale risveglia Bruno dallo stato di apatia e lo spinge in un viaggio che cambierà la sua vita. In Italia al Box Office Nauta ha incassato 3,5 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Bruno insegna antropologia in un'università del Sud Italia, dove cerca di spiegare ai suoi studenti i principi dell'armonia dell'universo secondo le filosofie orientali, anche se da quando è stato lasciato dalla moglie è la sua serenità interiore il problema che più lo tormenta. Una sera, riceve una telefonata da un suo vecchio amico che gli racconta concitato di aver assistito a uno straordinario fenomeno naturale sull'arcipelago di La Galite, in mezzo al Mediterraneo. Determinato ad appigliarsi allo studio del fenomeno per risollevarsi dalla sua crisi personale, Bruno riesce ad ottenere i finanziamenti pubblici per la ricerca e a mettere assieme una squadra con cui partire via mare: il capitano Davide, il marinaio Max, l'esperto esploratore Lorenzo e Laura, una giovane biologa cocainomane e raccomandata che saprà agitare gli equilibri dell'imbarcazione.
Nella tradizione poetica e letteraria, il "nauta" è il viandante del mare e della coscienza, colui che naviga a vista nel fosco oceano dell'esistenza. Nel caso del film d'esordio di Guido Pappadà, questo ideale romantico si combina e si confonde con la sensibilità delle culture new age e con l'esistenzialismo dei trenta-quarantenni in crisi e da questo abbraccio di yin e di yang, di spiritualismo e materialismo, sviluppa il racconto della traversata di cinque personaggi arenati o alla deriva. Come in ogni road movie che si rispetti (condotto via mare anziché via terra), anche questo viaggio diventa un percorso di conoscenza reciproca e di maturazione interiore, prima ancora che un'impresa accademica volta a scoprire dove il mare e l'orizzonte entrano in comunione mistica e visionaria. Ma, contrariamente a quanto concepito dai principi della cosmologia taoista, in Nauta le componenti oppositive non convivono in armonia ma si disperdono come se animate da correnti diverse.
Da quando il film comincia la sua traversata in mare aperto, le unità di tempo e di luogo convergono tutte negli spazi ristretti della barca, fra stiva e coperta, e le suggestioni evocative e poetiche vengono invece delegate ai tramonti e ai riflessi lunari marcati dagli effetti di post-produzione e dalla correzione del colore. Così, a dispetto delle aspirazioni trascendentali e delle tensioni verso l'infinito promulgate, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una sorta di kammerspiel, un "gioco da camera" di impostazione teatrale in cui le dinamiche degli affetti e il progressivo disvelamento delle psicologie e delle interiorità dei personaggi restano sempre a pelo d'acqua. I cinque personaggi non mancano di complessità e di interesse, così come gli attori che li interpretano sono capaci e convincenti, ma tutti si muovono su onde talmente placide e tranquille da lasciar galleggiare un sentimento di disinganno, come se qualcosa di più grande e più complesso tardasse continuamente ad arrivare. E quando arriva, purtroppo si palesa solo come un lieto fine goffamente romantico, capace di mettere armonia solo all'interno di un universo consolatorio.
Il film ci illude con una presunta ricerca scientifica, su luoghi dove l’armonia tra gli abitanti e la natura fa vivere a lungo, per poi farci assistere a un banale viaggio in barca a vela dove cinque giovanotti cresciutelli si intrattengono, tutti in cerca di qualcosa o di sé stessi, quanto meno di un bilancio personale. Mette in campo un pensoso professore di antropologia, una giovane [...] Vai alla recensione »
Ambientato nei primi anni ’90, «Nauta» incide sulla superficie dello schermo un apologo utopista con particolari sensibilità figurative, coloristiche e ambientali. Prerogative che il neoregista napoletano Guido Pappadà eredita dal proprio pedigree di creativo puro, pioniere e primatista della post-produzione restato fedele al contesto cittadino, senza poterle sostenere sino in fondo a causa di alcune [...] Vai alla recensione »