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Ultimo aggiornamento venerdì 2 aprile 2021
Argomenti: Autismo
Una grande storia d'amore vissuta all'ombra di una città americana. Fino al momento in cui una serie di eventi non cambia il corso della vita dei protagonisti. In Italia al Box Office Il mio nome è Khan ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 112 mila euro e 51 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Rizvan Khan soffre sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome dii Asperger che gli consente di comunicare meglio in forma scritta che orale e che gli impedisce di intuire le reazioni altrui. Cresciuto con la madre e un fratello geloso delle attenzioni che gli venivano dedicate ha sviluppato una particolare abilità nel riparare guasti meccanici. Dopo la morte della genitrice il fratello, emigrato e in carriera da tempo, gli trova un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici negli Stati Uniti. Qui Khan conosce Mandira Rathore, madre single di un ragazzino a cui l'uomo si affeziona e che prenderà il suo cognome. Proprio dal cognome musulmano (Mandira è Hindu) inizieranno i problemi per il ragazzino dopo l'11 settembre 2001. La tragedia è in agguato.
"Il mio cognome è Khan ma non sono un terrorista". Questa è la frase che Rizvan Khan (novello Forrest Gump concepito a Bollywood) 'deve' dire al Presidente degli Stati Uniti dopo che il senso di colpa di essere musulmano è stato scaricato sulle sue spalle con forza. Il cinema indiano ha ormai saputo trovare in se stesso quella forza narrativa che alle latitudini italiche si vorrebbe avere ma che troppo raramente si riesce a concentrare. Riuscire a produrre e girare dei film che coniughino la spettacolarità sotto forma di grande mélo con la volontà di affrontare importanti temi della contemporaneità non è sempre impresa facile.
Karan Johar riesce a sviluppare i molteplici argomenti della diversità senza mai assumere toni predicatori e andando a toccare tutte le corde di un pubblico semplice ma non stupido. L'handicap mentale, la separazione all'interno dell'universo religioso del subcontinente asiatico, l'irrazionale caccia al musulmano scatenatasi dopo l'attentato alle Twin Towers entrano come temi forti in un film che non disdegna la scena strappalacrime così come, nella migliore delle tradizioni, la sequenza con tanto di canzone e di danza. In un film oversize come durata ma che scorre senza mai annoiare.
E' un giorno come un altro, stai per imbarcarti su un aereo. Appena dietro di te, alla fila per l'imbarco, c'è un uomo visibilmente agitato che prega in lingua araba facendo roteare in modo compulsivo tre sassi nella sua mano, apparentemente un musulmano. Cosa pensi? Cosa provi? Questo è l'inizio di il mio nome è Khan, un film che apre la mente e che dimostra [...] Vai alla recensione »
L'America vista da Bollywood. Un Forrest Gump in salsa tandoori. Due superstar indiane per sfidare il cinema Usa in casa. My Name is Khan si presta allo slogan ma è anzitutto una fiaba sfarzosa e gentile che chiede (e ottiene) lo sguardo ingenuo di una volta. Il soggetto sbandiera temi pesanti come il razzismo, l'intolleranza dell'America post-11 settembre (ma anche l'odio fra indù e musulmani), la [...] Vai alla recensione »