| Titolo originale | Män Som Hatar Kvinnor |
| Anno | 2009 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Svezia, Danimarca |
| Durata | 152 minuti |
| Regia di | Niels Arden Oplev |
| Attori | Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Lena Endre, Sven-Bertil Taube, Peter Haber Peter Andersson, Marika Lagercrantz, Ingvar Hirdwall, Björn Granath, Ewa Fröling, Per Oscarsson, Michalis Koutsogiannakis, Annika Hallin, Sofia Ledarp, Tomas Köhler, Gösta Bredefeldt, Reuben Sallmander, David Dencik, Stefan Sauk, Gunnel Lindblom, Georgi Staykov. |
| Uscita | venerdì 29 maggio 2009 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,57 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 5 gennaio 2017
Argomenti: Millennium
Il thriller è tratto dal libro di Stieg Larsson, fenomeno editoriale mondiale del 2008 con oltre 8 milioni di copie vendute nel mondo. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 3 candidature agli European Film Awards, 2 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, In Italia al Box Office Uomini che odiano le donne ha incassato 3,8 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Mikael Blomkvist è un giornalista ostinato e idealista, sconfitto in tribunale dal potente uomo d'affari incriminato dalla sua inchiesta. Lisbeth Salander è una giovane hacker asociale e introversa, abusata in famiglia e segnata dalla detenzione in una clinica psichiatrica. Henrik Vanger è un ricco industriale ossessionato dalla scomparsa della nipote, avvenuta quarant'anni prima. In un'isola bagnata dal Baltico e abitata dal potente clan dei Vanger, Mikael, Lisbeth ed Henrik si incontreranno, collaborando a risolvere i loro destini, minacciati da un passato oscuro e rimosso.
Rinchiusa nei canoni del cinema (thriller e abuse movies) di genere, il regista danese Niels Arden Oplev conserva la critica sociale prodotta dalle pagine di Stieg Larsson, autore della trilogia "Millennium" e creatore di un'eroina "interrotta". Le vittime principali delle persecuzioni e delle violenze del primo romanzo dello scrittore svedese sono evidentemente le donne, i carnefici sono dei mostri che vanno eliminati senza sconti, indulgenze o garantismi. Il terrore nel libro e nel film omonimo non corre sul filo ma nel luogo sacro dell'immaginario europeo, la famiglia.
Al centro di Uomini che odiano le donne si muove allora il potente clan dei Vanger, dominato da patriarchi antisemiti che hanno praticato il nazionalsocialismo in un passato nemmeno troppo lontano. Mikael Blomkvist, "assoldato" dal vecchio Henrik per far luce sulla sparizione dell'adorata nipote, incarna l'irruzione di una turbativa del presunto ordine familiare. Affiancato dall'inquieta ma efficiente e dinamica Lisbeth, il giornalista comunista di Millennium indaga e poi smaschera il misfatto che racchiude la storia occulta della famiglia, il nucleo rimosso della realtà dei Vanger (e di una nazione). Sul film e sul romanzo aleggia di fatto il retaggio dei traumi non pacificati della "socialdemocratica" Svezia, le cui politiche eugenetiche, atte a preservare il ceppo popolare svedese dall'incrocio con elementi razziali stranieri, furono fonte di ispirazione per la Germania hitleriana.
Se la Svezia non espresse pienamente la ferocia nazista e non rappresentò un pericolo analogo, rivelò comunque un regime subdolo e totalitario, democratico ma totalitario. L'immoralità e il male, scrive Larsson e traduce in immagini Oplev, si nascondono allora dietro nomi insospettabili, dietro la "normalità" familiare, sede privilegiata di incubi spaventosi. I fantasmi (come Harriet) generati dall'universo borghese ossessionano lo zio Henrik, volto morale e perbene dei Vanger, che denuncerà le piaghe dolorose di quell'"infanzia", infrangendo per la prima volta l'omertà che ha sempre protetto i "padri". Non è mai facile adattare un romanzo e risolvere in maniera brillante i problemi che derivano dalla costruzione letteraria ma ugualmente il regista danese, chiamato a viaggiare tra le pagine di Larsson, ha proposto un repertorio di soluzioni sazie di vita e di tutto il suo carico di orrori e desideri, di amore e follia, di gioia e crudeltà.
Costruito secondo uno schema classico, Uomini che odiano le donne trova l'elemento più interessante negli attori (Michael Nyqvist, Noomi Rapace), che "riparano" una regia retorica e zoppicante, incline suo malgrado a semplificare e banalizzare il modello letterario.
Quello di Niels Arden Oplev è un film riuscito a metà, che chiarisce tutto, ma proprio tutto, attraverso l'uso enfatico del flashback: l'evocazione di un evento anteriore conferma ciò che già sapevamo e ogni pezzo narrativo finisce al suo posto. Nessun rischio, nessun superamento del senso comune del linguaggio cinematografico, nessun margine di inespresso. A-dogmatico.
E' la trasposizione cinematografica del primo volume di una trilogia dello scrittore svedese Stieg Larsson, morto prematuramente all'età di 50 anni. Il regista, svedese anche lui, costruisce un noir originale, poco holliwoodiano, con protagonista maschile bruttino, ma buono e eticamente ineccepibile, e una protagosnista femminile simile ad una Twiggy moderna, anoressica, dark, eticamente eccepibile [...] Vai alla recensione »
Lisbeth Salander è una giovane hacker, asociale e introversa, maltrattata dal mondo e dagli uomini, Mikael Blomkvist è un giornalista idealista in crisi, Henrik Vanger un ricco industriale ossessionato dalla scomparsa della nipote, avvenuta diversi anni prima. I loro destini si incroceranno e si risolveranno su un'isola svedese bagnata dal Mar Baltico. Arriva finalmente in sala la trasposizione cinematografica di Uomini che odiano le donne, la crime-story di Stieg Larsson, il romanzo più venduto in Europa nel 2008.
Quando un libro ha venduto oltre dieci milioni di copie, ricavarne un film è inevitabile; e forse apparirà perfino oltraggioso, ai cultori, riassumere il soggetto del primo volume della trilogia di Stieg Larsson a beneficio di chi non lo ha letto. Vi s' intrecciano due linee narrative: le vicende del giornalista d' inchiesta Michael Blomkvist, finito nelle grane per aver denunciato le malefatte di [...] Vai alla recensione »
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