| Anno | 2009 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Canada |
| Durata | 75 minuti |
| Regia di | Shannon Walsh (II) |
| Attori | Alan Adam, Cathy Gratz, Aaron Mathers, Dr. John O'Connor, George Poitras Kevin Timoney. |
| Tag | Da vedere 2009 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 ottobre 2009
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Miglior titolo, per questo documentario di Shannon Walsh, non poteva esserci visto che proprio di questi due elementi si parla: l'acqua e il petrolio e di come il secondo stia divenendo più abbondante del primo. Siamo ad Alberta, regione del Canada conosciuta per le sue notevoli risorse idriche, la cui fonte sono le Montagne rocciose, dove è in atto un catastrofico disastro ambientale. Da paesaggi verdeggianti e sterminate distese di acqua, si passa a bacini di bitume, utili soltanto ad arricchire gli Stati Uniti. Qui, dagli inizi del secolo si è scoperto che c'era il petrolio e, dopo la guerra in Iraq, la regione in questione è seconda solo all'Arabia Saudita con ben 175 miliardi di barili l'anno. È in atto un mutamento genetico preoccupante: i pesci si deformano, il paesaggio somiglia a quello lunare per le sabbie bituminose, ma, soprattutto, l'acqua sta diminuendo. Si perché l'acqua viene usata in quantità massicce per "alimentare" il bitume e questo, appunto, non soltanto ne provoca la diminuzione, ma ne consente l'inquinamento.
Come sempre gli interessi materiali vengono prima di quelli umani; il petrolio prima dell'acqua e, ahinoi, la morte prima della vita. Perché non pensare, invece, alla ricchezza della salute invece che a quella del portafogli? Azionisti e potenti non ne vogliono sapere, anche se il primo ad affrontare la questione ambientale sembra essere il presidente Obama, di cui il documentario offre un intervento che non lo mostra né così ferrato in materia, sulle tecniche di lavorazione, né così risoluto ad affrontare la questione. Un altro film di accusa, di triste verità. Molto parlato, sempre raccontato, ben girato, gli improvvisi primi piani sono emozionanti così come le riprese aeree che testimoniano l'oggetto della denuncia. Un docu-fim davvero ben curato, dalla notevole forza stilistica, ma che avrebbe potuto indagare di più nei sentimenti. Meno nozioni e più confidenze, da parte degli abitanti ad esempio, anche per capire la ragione del loro evidente sovrappeso, per sapere come, in realtà, vivono nel quotidiano, cosa fanno per convivere con il mostro che li intossica. La regista è riuscita nel suo intento di allarmare, di portare a conoscenza del mondo una delle più gravi cause dell'inquinamento atmosferico. Se finisce l'acqua, così si chiude il documentario, prima spariranno i pesci deformati dal mercurio, poi spariremo noi.