Colpo d'occhio

Film 2008 | Giallo, 110 min.

Regia di Sergio Rubini. Un film con Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Vittoria Puccini, Richard Sammel, Paola Barale. Cast completo Genere Giallo, - Italia, 2008, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 20 marzo 2008 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,73 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 29 gennaio 2014

L'ascesa nel mondo dell'arte del giovane e ambizioso scultore Adrian è favorita da un critico d'arte cinquantenne, Lulli, al quale Adrian soffia anche la fidanzata. La situazione è destinata a precipitare. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Colpo d'occhio ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 2,6 milioni di euro e 1,2 milioni di euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
2,73/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,37
PUBBLICO 2,81
CONSIGLIATO SÌ
Un triangolo amoroso in chiave thriller che riflette sul rapporto tra critico e artista.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 19 marzo 2008
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 19 marzo 2008

Adrian Scala è un giovane scultore che, fin dalla sua prima esposizione a Roma, viene notato da Gloria, giovane studiosa d'arte e amante dell'importante critico Pietro Lulli che ben presto Gloria lascia per Adrian. Lulli però sembra non volergliene e decide di aiutare la carriera del ragazzo. Ma non tutto è come appare e il gioco delle rivalità sotterranee ben presto comincerà a farsi complesso.
Se è vero quanto afferma Aristotele e cioè che un'opera d'arte è vera e finta al contempo Colpo d'occhio va ascritto alla categoria. Perché (Rubini ha troppa esperienza per non saperlo) l'opera d'arte va al di là di ciò che chi l'ha creata pensa debba significare, obbligando l'autore a riflettere (anche se non necessariamente a concordare) quando chi se ne occupa (il critico) può averne una percezione diversa.
Ecco allora che chi ha amato la materialità polverosa de La terra può non apprezzare la 'finzione' di un film che si conclude in un teatro antico dopo aver inanellato, specialmente nella seconda parte, una serie di colpi di scena a volte prevedibili. Ma proprio lì sta il gioco della finzione a cui gioca Rubini/Lulli. In quella sagoma che chiude il film troviamo la definizione quasi geometrica di ciò che nell'opera precedente si traduceva in frantumazione di un nucleo sociale. Rubini, che lo voglia o no, è intervenuto consapevolmente su un tema che il cinema italiano o ha trascurato o ha trattato come punto di partenza per altri percorsi (penso ad esempio al quadro di Le fate ignoranti). Il rapporto tra il critico d'arte e l'artista è inevitabilmente un gioco di sovrapposizioni in cui ognuno inizialmente 'finge'. Il secondo simula di poter essere autonomo, il primo di elargire la propria benevolenza pigmalionica. Ma è su questa duplice finzione che Rubini lavora (narrativamente complice una Vittoria Puccini il cui nudo integrale, liberato dalle catene da atelier della Béart de La bella scontrosa, fa pensare a una pre-scultura da catturare come immagine non definitiva).
Consapevole però di offrire al contempo una verità. In particolare quella di un rapporto di dominio in cui chi possiede le leve del potere mediatico può elevare o abbattere a proprio piacimento. La scena al ristorante in cui Scala deve decidere se farsi ammettere definitivamente a corte oppure riacquisire la propria dignità è carica di una tensione tangibile. È come se in quel momento tutta la fisicità dell'opera dello scultore dovesse trasformarsi nelle parole che il critico sa manipolare così bene nonostante la sua sterilità (anche riproduttiva). Da quella scelta dipendono gli sviluppi di una vicenda in cui la decisione di andare talvolta narrativamente sopra le righe non è accidentale ma voluta. È come se l'impronta sulla sfera (fondamentale la collaborazione di Gianni Dessì) divenisse quasi un logo del film: il coraggio di imprimere un segno indipendentemente dalla lettura e dall'uso che altri potranno farne. Il cinema è anche questo e ben vengano (in Italia) i registi che ancora se lo ricordano.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 15 aprile 2009
zio bobo

Sono rimasto proofondamente deluso da questo film. L'idea di base - una storia d'amore che si sviluppa nel mondo dell'arte con la rivalità tra l'artista e il critico d'arte - poteva essere sviluppata in modo interessante. Al contrario i dialoghi rasentano spesso situazioni tragicomiche con personaggi - soprattutto quello di Scamarcio - che ... cambia personalità ogni dieci minuti.

Frasi
Sacrificare la propria vita per l'arte è una follia.
Una frase di Lulli (Sergio Rubini)
dal film Colpo d'occhio - a cura di Francesca
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Sergio Rubini è un artista complicato. Non solo è attore e regista, ma ogni volta indossa maschere diverse. Per questo, forse, nei suoi film migliori ricorrono duplicità e sdoppiamenti (L'anima gemella, L'amore ritorna). Mentre qui la duplicità sembra quasi una sfida, la voglia di inventarsi un'altra identità. Colpo d'occhio racconta con modi da mélo-thriller e molti omaggi al vecchio cinema di genere [...] Vai alla recensione »

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Chiara Renda

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