| Anno | 2007 |
| Genere | Storico, |
| Produzione | Spagna, Gran Bretagna, USA, Francia |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Menno Meyjes |
| Attori | Adrien Brody, Penélope Cruz, Santiago Segura, Juan Echanove, Josep Linuesa Nacho Aldeguer, Francisco Ruíz, Juan Currìn, Rafael Guerrero, Antonio Apresa, Dritan Biba, Pedro Casablanc, Ann Mitchell, Enrique Arce, Luis Hostalot, Sergio Otegui, Omar Muñoz, Pepe Ocio, Berta de la Dehesa, Javier Mejía, Natalia Moreno, Denise Moreno, Tomás Pozzi, Antonio de la Fuente, Enrique Hernández, Quique. |
| Uscita | venerdì 14 maggio 2010 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 2,29 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2014
Nella Spagna franchista degli anni 40 si svolge la storia scabrosa, violenta e fuori del matrimonio tra il famoso torero Manuel Rodríguez Sánchez e l'attrice messicana Antonia Brochalo. In Italia al Box Office Manolete ha incassato 286 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Il 28 agosto 1947 il torero Manuel Laureano Rodríguez Sánchez, noto in tutta la Spagna come Manolete, deve affrontare la più importante sfida della sua carriera: una corrida in cui è chiamato a competere con il più giovane e arrogante Luis Miguel Dominguin e a riconquistare l'amore del popolo delle plazas de toros. Nelle ore che lo separano dall'evento, Manolete ripercorre tutti i ricordi della sua intensa storia d'amore con Lupe Sino, la donna che gli ha fatto scoprire la passione e la vita al di fuori dalle arene.
Attraverso la grande forma del cinema, le vite degli uomini celebri si fanno piene di intensità e di passione in modo quasi naturale. È un passaggio connaturato in un processo di scrittura che subordina la fedeltà al dato storiografico alla reinvenzione e alla retorica dell'ellissi e dell'iperbole. L'enfasi, le opportune omissioni e la libertà narrativa toglieranno la polvere dai libri di storia e levigheranno le eccessive asperità della vita. In quella brevemente vissuta dal più celebre torero di Spagna, sono proprio queste asperità, questi forti contrasti, ad averne fatto una figura tormentata e romantica leggendaria per la cultura iberica: le espressioni sofferte, i tratti del volto spigolosi, la leggiadria del portamento applicata ad una pratica sanguigna come la corrida, la passione indomabile per una donna invisa tanto alla massa di spettatori delle arene quanto alla cuadrilla del toreador, il suo gruppo di assistenti personali. Nel biopic di Menno Meyjes è proprio quest'ultimo aspetto ad orchestrare tutti gli altri, sacrificando le lance della tauromachia per le corde struggenti del mélo.
Tutto viene consacrato alla storia d'amore fra Lupe e Manolete e ogni dettaglio viene investito dagli effetti dell'imprescindibile abbraccio di eros e thanatos a favore dello stesso principio: l'amore è come una corrida, richiede la stessa destrezza, la stessa violenta passione, le stesse pulsioni di vita e di morte. Ma proprio come in una corrida, la bestia più feroce resta il pubblico, che Meyjes cerca di attrarre e di circuire attraverso uno stile calligrafico e un racconto che dilata il discorso amoroso fino allo stremo delle sue forze.
Non basta un drappo rosso cucito da continui ralenti, flashback e frasi ad effetto che giocano sui contrasti ("Per voi uomini niente è reale finché non sanguina", "Sei il più bel mostro che abbia mai visto") per ingannare il pubblico e coinvolgerlo emotivamente. Non bastano due attori glamour per mettere in scena due personaggi convincenti e una storia d'amore vibrante. Non basta epurare il contesto storico del regime franchista e accennare un'ombra di oscurità (il complesso edipico di Manolete, la cocaina lasciata a lato del letto dove si consuma l'amplesso) per costruire un labirinto di passioni. A volte occorre anche prendere il toro per le corna.
La critica... Non m'importa di come i signori del successo, considerano un'opera. Il mio è un giudizio personale. Un pubblico credo incapace di giudicare un affresco, fosse anche di Leonardo. Perchè di questo parlano le immagini e la poesia di questo film. Niente sangue, qui 'l'animale' è rispettato come mai, se non quello copioso del torero [...] Vai alla recensione »
Quel pomeriggio a Linares c'erano quaranta gradi e Manolete fumava in silenzio a bordo arena. In attesa del suo turno, studia l'esibizione di un torero giovane, charmeur e passabilmente franchista che da qualche tempo gli va rubando la scena: Luis Miguel Dominguin. Lo vede avvolgersi in eleganti passaggi con la cappa. Poi piantare mirabilmente tre paia di banderillas.