| Titolo originale | L'ivresse du pouvoir |
| Anno | 2006 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Claude Chabrol |
| Attori | Isabelle Huppert, François Berléand, Patrick Bruel, Robin Renucci, Marilyne Canto Thomas Chabrol, Jean-François Balmer, Pierre Vernier, Jacques Boudet, Philippe Duclos. |
| Uscita | venerdì 6 ottobre 2006 |
| Tag | Da vedere 2006 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,24 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 5 dicembre 2017
La giustizia ha qualche chance di migliorare il mondo? Chabrol risponde. Ambiguo come sempre. In Italia al Box Office La commedia del potere ha incassato 169 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Uno Chabrol apparentemente anomalo: fuori dalla periferia francese, senza adulteri, senza morti con Isabelle Huppert in un ruolo sorprendentemente moralista. Il magistrato Jeanne Charmant-Killman ("affascinante omicida" nel divertente gioco di parole poliglotta che ben si addice all'attrice francese) sta indagando su un caso di appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di un importante conglomerato di industrie francesi. Nomi, cognomi, capi di imputazione e dossier vengono a galla facendo cadere alcune alte cariche dell'organizzazione. In realtà il tema di fondo è sempre lo stesso: lo studio dell'umanità attraverso i suoi comportamenti e i suoi abiti mentali. Il titolo originale: L'ivresse du pouvoir, letteralmente l'ebbrezza del potere, è quella che contagia Jeanne via via che scopre la sua capacità di agire sulla realtà. Il lavoro la porta in un vortice talmente profondo da farle totalmente trascurare la sua vita familiare. Per questo la Charmant-Killman-Piranha (come sottolineato dall'ironica sequenza in cui dopo essere stata associata al vorace pesce, la vediamo davanti a un acquario intenta a mangiare sushi) diventa la causa indiretta del tentato suicidio del marito. Solo alla fine si accorgerà che "c'è ancora un sacco di sporco sia a destra che a sinistra" e, forse, finirà la sua lotta donchisciottesca.
L'inflessibile magistrato Jeanne Charmant-Killman, soprannominata "il Piraña", fa arrestare Michel Humeau, presidente di un importante gruppo industriale, con l'accusa di concussione ed appropriazione indebita di fondi pubblici, dando così inizio ad un'indagine senza quartiere volta a smascherare i loschi legami tra finanza e politica. E mentre il marcio continua a venire a galla, il giudice acquista sempre più potere...
Fino a dove può arrivare il potere senza andare a scontrarsi con un potere più forte? Quanto può resistere la natura umana di fronte all'ebbrezza del potere? Sono questi i due interrogativi che ci pone davanti il veterano Claude Chabrol con La commedia del potere, dramma al vetriolo che ci racconta una torbida storia di corruzione nelle alte sfere della finanza e della politica. Presentato al Festival di Berlino nel 2006, il film di Chabrol (sceneggiato dallo stesso regista insieme ad Odile Barski) è ispirato al famigerato Affare Elf-Aquitaine, uno dei più clamorosi scandali della cronaca degli ultimi anni (una vera e propria Tangentopoli francese); ma senza alcuna pretesa documentaristica, Chabrol si limita a prendere spunto da fatti reali per formulare una caustica riflessione sui temi del potere e della giustizia, e per analizzare le dinamiche comportamentali che regolano i rapporti fra gli individui all'interno della nostra società.
Protagonista assoluta della pellicola è Isabelle Huppert, attrice / musa di Chabrol, qui alla sua settima collaborazione con il maestro: nel film, la Huppert interpreta il ruolo di Jeanne Charmant-Killman ("affascinante omicida", un cognome fin troppo allusivo), un pubblico ministero dal carattere di ferro che, con incrollabile determinazione, non esita a scavare nel fango per portare alla luce le magagne di un importante conglomerato di industrie francesi, legate ai vertici della politica da una fitta rete di tangenti e di illecite spartizioni di denaro. Implacabile giustiziera, la Charmant-Killman inchioda una dopo l'altra tutte le persone coinvolte nella vicenda, mettendole con le spalle al muro nel corso di interrogatori durante i quali le smaschera semplicemente elencando una serie di dati e di cifre inoppugnabili. E più l'indagine si allarga, più lo sporco viene fuori... ma fino a che punto al giudice sarà permesso portare avanti la propria inchiesta?
Con uno stile asciutto e misurato, Chabrol ci illustra il lavoro del pubblico ministero che, con i suoi guanti rossi, scoperchia un vermaio senza precedenti, sebbene nel frattempo il suo ménage con il marito Philippe (Robin Renucci) vada a rotoli. E intanto, Jeanne diventa sempre più forte ed influente, contagiata anche lei da quella "ebbrezza del potere" a cui fa riferimento il titolo originale del film (L'ivresse du pouvoir). La sagace sceneggiatura di Chabrol non manca di sottolineare le sottili ambiguità nelle relazioni fra il magistrato ed i vari personaggi (il nipote Félix, il politico Jacques Sibaud, la sua collega Erika), regalando alla protagonista alcune battute da antologia ("La mia gratifica se la tenga e ci si compri un paio di palle!") e chiudendo con un finale dal sapore amaro nel quale Jeanne si troverà ancora una volta faccia a faccia con Michel Humeau (François Berléand), l'uomo al quale aveva distrutto l'esistenza. Superba l'interpretazione della Huppert, in apparenza fredda e controllata, ma capace al contempo di suggerire le tensioni inespresse della propria eroina.
L'introspettor Chabrol si tuffa questa volta a capofitto nel malaffare d'oltre manica. E lo fa con la solita nonchalance tutta francese, descrivendo con sagace maestria del linguaggio scenico la corruzione economico-politico-giudiziaria che, ahimè-ahinoi, infetta anche la Francia; raccontandoci dagli occhi di un giudice come certe battaglie rivolte al mondo del malaffare e, perch&egra [...] Vai alla recensione »
Jeanne Charmant Killmann ha il volto diafano disseminato di lentiggini, la pelle di carta velina sul punto di incresparsi, le labbra fini di un rossetto passato in fretta, gli occhi piccoli cerchiati dalla montatura rigorosa di occhiali color malva. Ha una eleganza severa, tradita dal rosso molesto di guanti sfoggiati per vendetta. II suo nome, dolce nella dizione francese, svela nella sua traduzione [...] Vai alla recensione »