Romanzo criminale

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Paolo D'Agostini

La Repubblica

Questa storia l’hanno raccontata Giovanni Bianconi nel libro Ragazzi di malavita, poi il giudice Giancarlo De Cataldo con il bestseller Romanzo criminale e Carlo Lucarelli nelle sue appassionate ricostruzioni televisive. Il film, che nasce dal romanzo di De Cataldo, anche collaboratore alla scrittura accanto alle star Rulli e Petraglia, doveva inizialmente essere La peggio gioventù, di Marco Tullio Giordana, il controcanto nero agli stessi anni da loro tre narrati in La meglio gioventù .Poi è arrivato Michele Placido, prodotto da Cattleya e Warner per una scommessa importante e ambiziosa nell’economia del cinema italiano.
Placido ha messo da parte un po’ della sua autorialità (quella dei due precedenti, discussi, film) ma ha dato prova di grande senso della regia. Accornpagnato da riferimenti che comprendono Pasolini (Ragazzi di vita) e Sergio Leone nella concezione di uno spettacolo imponente ma forse anche Petri di Indagine o lo Scorsese narratore di malavita (Quei bravi ragazzi), Placido si e avvalso al massimo dell’orchestra dei collaboratori: la luce di Luca Bigazzi, il montaggio serrato e incalzante di Esmeralda Calabria, scenografia, costumi, musica. Di forte impatto emotivo l’Equipe 84 che canta Io ho in mente te sui titoli di testa. Arbitrio poetico, giacché le gesta della banda della Magliana (cui è dedicato anche un severo ed efficace film inchiesta di Daniele Custantini) iniziano nel ‘77 con il rapimento del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere (nella finzione barone Rosellini), come lo è l’antefatto che ci mostra i futuri Libanese, Dandi e Freddo ancora ragazzini negli anni 60.
Ma l’asso nella manica è il cast, la cui adeguatezza alla coralità della storia è già da sola la prova di una sfida vinta. Placido ha riunito le migliori risorse di una generazione (si sente solo la mancanza di Valerio Mastandrea). E il discorso non vale solo per le figure di primo piano, ma per tutti: dal “Sorcio” di Elio Germano al faccendiere di Gianmarco Tognazzi, dal “Bufalo” di Francesco Venditti al “Terribile” di Popolizio, dal Buffoni di Fassan al “Nero» dì Riccardo Scamarcio. Dubbi? Lasciamo perdere quelli “etici” dei farabutti che diventano eroi perché così cestineremmo metà storia del cinema. Solo quello che, dovendo selezionare un materiale sterminato, il prendersi la città” da parte di questo pugno di delinquenti di quartiere, qui, sacrifica all’epopea delle loro gesta parte dell’oscura rete di complicità - mafiose, massoniche, politiche, finanziarie, spionistiche - che ha percorso la storia degli ultimi decenni italiani.
da La Repubblica, 30 settembre 2005


di Paolo D'Agostini, 30 settembre 2005

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