| Titolo originale | Metoroporisu |
| Anno | 2002 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Rintaro |
| Attori | Yuka Imoto, Kei Kobayashi, Kouki Okada, Tarô Ishida, Jamieson Price Kousei Tomita, Junpei Takiguchi, Toshio Furukawa. |
| Uscita | lunedì 13 ottobre 2025 |
| Distribuzione | Nexo Studios |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,53 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 ottobre 2025
Un classico dell'animazione giapponese che fonde meraviglia visiva e profonda riflessione sociale. In Italia al Box Office Metropolis ha incassato 67,6 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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In una città stato del futuro gli esseri umani, suddivisi in classi, vedono negli androidi e nei robot degli schiavi sottomessi al loro dominio oppure degli esseri artificiali che hanno sottratto loro il lavoro. Il Duca Red, che aspira al potere totale, ha fatto costruire Tima, una giovane androide dalle sembianze a lui familiari, che vuole porre a controllo della città. Viene ostacolato nel progetto dal figlio adottivo Rock, membro del partito oltranzista "Marduk" e dal giovane Kenichi accompagnato dallo zio Shunsaku Ban che è un investigatore privato.
Un film di grande impatto visivo in grado di fondere in modo innovativo due fonti di ispirazione molto diverse: un classico del cinema e un manga.
Metropolis di Fritz Lang è indiscutibilmente un classico che tutti quelli che sono appassionati di cinema hanno visto o dovrebbero vedere. Perché in esso si ritrovano in nuce molti degli elementi che hanno poi innervato la science fiction degli anni a venire sino ai giorni nostri (nonostante il messaggio finale ambiguamente pacificatorio voluto da Thea von Harbou all'epoca consorte del regista e convinta nazista).
Nel 1949 Osamu Tezuka, definito "padre dei manga" per la sua attività pionieristica nel settore, realizza il fumetto "Metropolis" chiaramente ispirato a Lang. È ad entrambi che un importante autore di anime come Rintarö si riferisce nel realizzare questo film. Le assonanze e le differenze sono molte sia con Lang che con Tezuka, esplicitamente citato nel titolo. Resta però intatto lo spirito che animava il regista tedesco con la sua megalopoli suddivisa in tre simbolici livelli e il riferimento a un fumettista che affermava "Nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti".
Il ri-vedere oggi questo film del 2001 offre un'occasione interessante, anche a chi non è particolarmente interessato all'animazione giapponese. Perché l'ambientazione non sa cosa sia il risparmio. Le location sono tutte curatissime ed evocative in un contrasto continuo di colori e di spazi tenebrosi. La colonna sonora, con ampi riferimenti al jazz, non si limita ad accompagnare la narrazione ma la sottende con significazione mirata. I personaggi hanno una caratterizzazione precisa finalizzata a una riflessione su una società futura non propriamente solo immaginaria.
Se pensiamo che Rintarö potrebbe ampliare oggi la tematica all'Intelligenza Artificiale, che è una realtà con i suoi vantaggi ma anche con i non secondari rischi, possiamo comprendere come già questa sua opera sia finalizzata a segnalare i problemi legati all'uso che dell'avanzamento sul piano scientifico possono fare coloro che hanno il potere.
Non è tanto il torvo Duca Red a rappresentare una novità (è il villain per eccellenza di tanto cinema) quanto piuttosto un personaggio come Rock. Nel figlio adottivo del cattivo di turno si concentrano tutti i danni che un'ideologia reazionaria ed estremista può creare a delle giovani menti. Il suo mix di amore/odio nei confronti del genitore adottivo.
La sua militanza in un'organizzazione che ricorda le milizie fasciste o analoghe formazioni nipponiche. Il suo odio nei confronti dei robot che fonde velenosamente la sua azione con quella rivendicativa degli estremisti della parte opposta che vedono in essi, non sempre a torto, dei predatori dei posti di lavoro. Tutto contribuisce nel creare un personaggio su cui riflettere per decodificare azioni e reazioni non del mondo immaginario di Metropolis ma della cronaca sociale e politica dei nostri giorni.
Basato su un omonimo manga di Osamu Tezuka (il “Dio dei manga”), ideato nel 1949 ad appena 21 anni e lontanamente ispirato al classico di Lang del 1927, Metropolis è, senza ombra di dubbio, uno dei più fondamentali e importanti film d’animazione giapponesi. Diretto da Rintaro (che fu allievo proprio di Tezuka) e scritto niente poco di meno che da Katsuhiro Otomo (Akira), [...] Vai alla recensione »
Di sicuro Metropolis è uno dei migliori film d'animazione giapponesi degli ultimi anni, un'opera fantascientifica degna di gareggiare con capolavori quali Blade Runner, Minority Report e lo stesso predecessore di Fritz Lang. La pellicola è molto visionaria, commovente, e presenta una scenografia detttagliata e spettacolare, e una musica molto bella che rievoca gli anni '30-'40 con brani jazz e Ray [...] Vai alla recensione »
Nel 1949 Osamu Tezuka, senza aver mai visto il film di Lang, decise di trasformare Metnopolis in un manga. Dopo oltre cinquant’anni Rintano, un allievo di Tezuka, chiude il cerchio e trasforma il manga di nuovo in un film. Metropolis assomiglia alla New York degli anni ‘40 e come nel film di Lang mantiene una parte sotterranea, abitata dai più poveri e dai robot, e una di superficie interdetta ai robot [...] Vai alla recensione »
Film d'animazione giapponese ispirato all'omonimo capolavoro di Fritz Lang, Metropolis è tratto dal manga del maestro Osamu Tezuka e sceneggiato da Otomo Katsuhiro, già autore di un cult movie come Akira. La pellicola diretta da Rin Taro, frutto di un'elaborata produzione durata ben cinque anni, vanta una notevole accuratezza di dettaglio sul fronte dell'ambientazione: siamo in un futuro ipotetico, [...] Vai alla recensione »
Can anything be more satisfying than finding the last missing pieces to a puzzle, the critical elements that make the whole thing make sense at last? Turning the discovery even sweeter is finding those precious pieces after more than 80 years of fruitless searching, which is why the theatrical release of the newly reconstituted "Metropolis" has electrified the early-film world.