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Ultimo aggiornamento sabato 30 marzo 2024
L'irresistibile "carriera" di Tony Montana: da piccolo delinquente cubano a boss della malavita e del traffico di droga negli States. Il film ha ottenuto 3 candidature a Golden Globes, In Italia al Box Office Scarface ha incassato 343 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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1980. Tony Montana, rifugiato cubano arrivato a Miami con l'amico Manny Ribera, realizza il sogno americano scalando rapidamente le gerarchie del narcotraffico: prima si mette al servizio del boss Frank Lopez, poi, grazie all'intraprendenza e alla mancanza di scrupoli, scalza il suo capo dal trono, gli ruba la bellissima fidanzata Elvira e insieme con Manny avvia un impero del crimine facendo affari con lo spacciatore boliviano Alejandro Sosa. Paranoico, tossicodipendente e schiavo della gelosia verso la sorella Gina, finirà per autodistruggersi e perdere nel modo più violento e spettacolare possibile tutto ciò che ha costruito.
Cosa rimane di un classico, o meglio ancora di un mito contemporaneo, quattro decenni dopo la sua uscita? Tanto, se si pensa a cosa è diventato Scarface nel corso del tempo, superando la dimensione del cinema ed entrando in quella dell'immaginario popolare.
Tra omaggi di dittatori (Saddam Hussein), modello per autentici malavitosi (fin troppo lunga la lista di accuse per aver ispirato le megalomanie dei camorristi), videogiochi ed esaltazione degli spettatori di oggi e allora (che come ha raccontato Al Pacino si rivolgevano a lui chiamandolo direttamente Tony Montana), il film è diventato il simbolo di un nuovo cinema d'autore americano, più pop e parossistico, dopo la New Hollywood e in generale uno dei più celebri di tutti gli anni '80.
Le ragioni di tale successo sono molteplici, a cominciare da quelle più immediate, come il cast in stato di grazia (Al Pacino al massimo del suo istrionismo, il bravissimo Steve Bauer e le quasi esordienti Michelle Pfeiffer e Mary Elizabeth Mastrantonio), la regia di De Palma o le note vicende produttive (la troupe fu costretta a fuggire da Miami, attaccata da membri della comunità cubana convinti che il film avrebbe nociuto alla loro immagine), per arrivare a quelle più storicizzabili, legate all'epoca in cui il remake del capolavoro di Hawks (a cui il film è dedicato, in coppia con Hecht) venne realizzato.
L'epoca del reaganismo sfrenato ed edonista fa infatti da sfondo all'ascesa di Montana, come del resto l'America del proibizionismo era all'origine della conquista criminale del Tony Camonte di Hawks, ispirato ad Al Capone: Scarface è insomma da sempre un film sull'America; una rilettura del sogno di realizzazione personale che nella versione di De Palma e dello sceneggiatore Oliver Stone (che quasi si fece ammazzare cercando informazioni dirette presso veri narcos) si colora di tonalità sgargianti e lucide e per questo si fa ancora più sinistra e politica. La scelta di unire in modo straniante stile classico e atmosfere iperrealiste dà al film un'apparenza schizoide, eccitata e paranoide come l'effetto della cocaina, contribuendo a quel duplice processo di distanziazione e identificazione tipico del miglior cinema hollywoodiano.
Tony Montana è l'eroe americano per eccellenza (immigrato, intraprendente, ossessivo) e proprio per questo ne contiene la sua rilettura critica, come un'immagine sdoppiata in un riflesso distorto. La stessa sceneggiatura di Stone, che cominciò a lavorare con il regista Sidney Lumet (sua l'idea di spostare l'ambientazione da Chicago alla Miami dei narcos cubani, salvo poi abbandonare il progetto) dopo che il produttore Martin Bregman e Pacino avevano rifiutato una prima versione di David Ray e De Palma, è intrisa di motivi autobiografici legati alla dipendenza dell'autore dalla cocaina.
Nel film c'è dunque una dimensione intima, quasi inconfessabile, che si percepisce nel ritratto a tutto tondo dello spietato ma fragile Tony Montana, il cui gigantismo sta racchiuso nel celebre motto già del film di Hawks («The world is yours», trasformato in una scritta al neon che campeggia nella villa pacchiana del boss) e la cui fine è iscritta nel volto sofferente da ultimo della terra, emarginato e rabbioso, del grandioso Pacino.
In piena stagione postmoderna, lontano dal consueto modello di Hitchcock, De Palma - che tornò alla regia dopo l'abbandono di Lumet, ribaltando così la situazione verificatasi con il precedente Il principe della città, ideato dal primo e diretto dal secondo - riprende il gangster movie e allontanandosi dalla cupezza del Padrino ricorre a un immaginario sgargiante per trasporre su un piano universale i tormenti di Montana (innamorato incestuosamente della sorella), dimostrando così una vicinanza a Hawks che all'epoca suscitò più di una perplessità.
La violenza parossistica del film - celebre la tortura con la motosega, che causò non pochi problemi con la censura e negli anni ha portato a varie versioni televisive più o meno tagliate - non passò inosservata e si guadagnò diverse critiche, ma rivista oggi contribuisce a dare a Scarface la sua modernità: il film è innegabilmente un'allegoria sul destino del capitalismo americano, sulla sua seduzione e la sua dannazione, condannato da sempre a perpetrare una logica di ascesa e caduta, tra le fiamme dell'inferno e l'acqua di una piscina macchiata di sangue...
Dall'omonimo capolavoro del gangster-movie anni '30, un remake che rende onore al proprio ispiratore, qui magistralmente attualizzato ed ampliato nei contenuti. Ambientato a Miami, l'intreccio si dipana tra il mondo degli immigrati cubani e quello dei signori della droga della east-coast. Tony Montana, lo sfregiato, è uno tra i tanti "rifugiati politici" in territorio statunitense, sbarcati sulle coste della Florida in seguito all'apertura delle carceri cubane. Per i profughi la via più veloce per abbandonare la degenza economica è darsi al crimine, e Tony, non certo uno stinco di santo, non ci penserà due volte. Comincerà così per il gangster una rapida ascesa, che arriverà a vertiginose quanto pericolose altezze. Oliver Stone stende una sceneggiatura cruda, ritratto di un mondo fatto di polvere bianca e potere, pupe da sballo e disco-music elettronica: il mondo dei gangster anni '80, insomma. Grazie all'elegante mano di De Palma, l'opera danza sul ribaltamento del punto di vista: ci si scoprirà a simpatizzare per la mina vagante Tony, selfmade-boss scaltro e ligio al proprio, seppur deviato, codice d'onore. Montana, rozzo cubano di umili origini, incarna gli ideali del ghetto portandoli all'estremo, costruendo dal nulla un impero economico basato sull'illegalità. Un titanismo incurante di qualsiasi limite umano plasma la sfolgorante parabola del protagonista, vittima della propria fremente volontà di potenza. Il prodotto finale, lontano dalle ovattate atmosfere de Il padrino , è una feroce rilettura del capitalismo, dove il sogno americano si rivolta contro se stesso e la cultura del dollaro si affianca ineluttabilmente all'eccesso, preludio in tale contesto all'autodistruzione. Affiancato da una splendida Michelle Pfeiffer agli esordi, Al Pacino regala l'anima ad un antieroe leggendario, contribuendo a creare un'opera che traccia nuove e nette linee guida per il futuro del genere (e non solo). Sulle note di una emblematica "Push it to the limit", lo spirito del cinema si rinnova incarnandosi in un monumentale dramma corvino, serio candidato al titolo di gangster-movie stradaiolo definitivo.
Il film è un remake del 1932 e racconta la scalata al potere criminale di un giovane emigrante cubano, Tony Montana (Al Pacino). Dopo anni di silenzio diplomatico tra Stati Uniti e Cuba, Fidel Castro apre il porto di Cuba a migliaia di emigranti alla ricerca del sogno americano.In realtà svuota le carceri permettendo a orde di criminali di far parte dei rifugiati,liberandosene definitivamente.
Alcuni episodi nella vita di Tony Montana, canaglia cubana, gangster a Miami negli anni ottanta, trafficante di droga, boss senza scrupoli, sanguinario dal grilletto facile, amante della famiglia e dell'onore, re del lusso, triste incarnazione del sogno americano. Ma anche ascesa e caduta di un malvagio puro, innaturalmente eroe da tragedia, con la sua corte di parassiti, un nuovo Scarface, una faccia [...] Vai alla recensione »