| Anno | 1979 |
| Genere | Avventura |
| Produzione | USA |
| Durata | 150 minuti |
| Regia di | Francis Ford Coppola |
| Attori | Martin Sheen, Marlon Brando, Robert Duvall, Frederic Forrest, Sam Bottoms, Laurence Fishburne Albert Hall, Harrison Ford, Dennis Hopper, G.D. Spradlin, William Uptone, Dick White, Colleen Camp, Jerry Ziesmer, Cynthia Wood, Jack Thibeau, Bill Graham, Glenn Walken, George Cantero, Daniel Kiewit, Father Elias, Hattie James, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Marc Coppola, Scott Glenn, Bo Byers, Larry Carney, Linda Carpenter, James Keane, Damien Leake, Tom Mason, Ron McQueen, Herb Rice, Jerry Ross, Kerry Rossall. |
| Tag | Da vedere 1979 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 4,51 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 5 settembre 2019
In Vietnam, il capitano Willard viene inviato ai confini della Cambogia per una missione segreta e delicatissima: dovrà uccidere il colonnello Kurtz che, impazzito, sta combattendo una sua guerra privata. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 2 Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto un premio ai David di Donatello, 3 candidature e vinto 2 Golden Globes,
Apocalypse Now è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
ASSOLUTAMENTE SÌ
|
In Vietnam, durante il terzo anno di guerra, il capitano Willard viene inviato ai confini della Cambogia per una missione segreta e delicatissima: dovrà uccidere il colonnello Kurtz che, impazzito, sta combattendo una sua guerra privata. Willard risale un fiume e si trova a percorrere tutti i gironi dell'inferno. I suoi compagni di viaggio sono degli squinternati. Quasi nulla è comprensibile: gli attacchi con gli elicotteri al ritmo di Wagner, un ufficiale che fa surf sotto i bombardamenti, battaglie all'insegna del "napalm", che rendono la scena simile a quella di una Disneyland allucinata. Trova Kurtz-Brando in un incontro che il regista carica con toni epici e misteriosi: Brando, monumento più che mai, fotografato nella penombra, sembra qualcosa di più o di meno di un essere umano. Kurtz spiega la sua filosofia: occorre uccidere, distruggere e mutilare, anche donne e bambini, se la causa è giusta. In pratica il colonnello giustifica i propri delitti in nome della difesa della patria. È dunque un eroe o un pazzo sanguinario? Willard compie la sua missione e lo uccide. Il film è ispirato al racconto Cuore di tenebra di Conrad ed è sceneggiato da John Milius. Coppola è senza dubbio il regista che ha segnato gli anni Settanta (Oscar a Il Padrino e a questo film) con la sua regia capace di raccontare con stile, seppure appesantita da qualche virtuosismo. Negli autori che cominciavano allora e che sarebbero diventati grandi (come Scott, Cimino e Cohen) la sua lezione sarebbe stata un riferimento imprescindibile. Senza pretendere di cambiare i destini del mondo, Coppola si impegna in un ragionamento sul bene e sul male e sulla loro relatività. Un uomo che ha la possibilità di esercitare un potere sempre maggiore può non riuscire a fermarsi in tempo e a individuare il confine fra la propria anima ancestrale, violenta e amorale, e quella civile, perdendo di vista la possibilità di convivere con gli altri, se sono più deboli. Naturalmente non era casuale che questa filosofia venisse applicata a quella guerra sciagurata che aveva confuso e stravolto tutti gli aspetti della morale americana. Kurtz, credendosi onnipotente, aveva perso di vista il proprio limite umano. Doveva essere distrutto. Il film sarà ricordato per il grande budget (quaranta milioni di dollari) e per le difficoltà di lavorazione nelle Filippine, per il boicottaggio da parte delle autorità americane, che naturalmente non condividevano la chiave negativa e disperata che Coppola dava della guerra. A tre lustri di distanza, Apocalypse Now si pone come manifesto attendibile di quella vicenda e come film dai grandi valori confermati. Ventidue anni dopo, Coppola ha riproposto il film in una nuova versione: Apocalypse Now - Redux,arricchito da 54 minuti di scene inedite, ma soprattutto con un nuovo finale, è giunto nelle sale nel 2001.
Il regista mette nuovamente le mani sul capolavoro del 1979, convinto che il film originale fosse estremamente lungo e la versione "Redux" troppo brutalmente tagliata. Questa è, per lui, la versione definitiva, The Final Cut, dalla durata perfetta e dalla giusta intensità.
Epoca, costume, scandalo, budget, arte generale. Tutto questo è stato, e sarà, Apocalypse now, il film diretto da Francis Coppola nel 1979, tornato nelle sale restaurato e rimontato.
Uscì facendo «rumore». E per rumore intendo l'insieme delle prime 5 parole del pezzo. Del resto l'iniziativa si prestava, nelle due ottiche: storica e squisitamente cinematografica.
Il 30 aprile del 1975 era finita la guerra del Vietnam. Una (piccola) parte degli americani diceva «pareggiata», il resto del mondo e una buona parte degli stessi americani diceva «perduta». Fra questi ultimi c'erano quasi tutti i giovani e tutta l'intelligentia del Paese. E c'era Coppola. La sporca guerra aveva messo a nudo tante debolezze tenute fino allora nascoste, soprattutto aveva sconfessato una sicurezza: l'America era vulnerabile. Ecco perché i toni d'uscita del film in un momento come questo sono alti. L'analogia c'è, ed è tangibile.
Per tre anni il cinema aveva pressoché ignorato il Vietnam. Era una sorta di pudore e di tacita omertà. Finché nel '78 due autori emergenti e che già contavano, Al Ashby e Michael Cimino, avevano firmato due titoli importanti, Tornando a casa e Il cacciatore. Il primo era la storia di due reduci, uno distrutto nel fisico e uno nello spirito. Il secondo era un'istantanea, seppure agghiacciante, in certi aspetti eroica, della partecipazione americana, con relativa accusa al regista di non essere un «liberal». Era talmente sentito e ardente l'argomento che Hollywood immediatamente legittimò le iniziative nel modo più efficace che le competeva: l'Oscar. Tornando a casa si vide premiare i protagonisti Jane Fonda e Jon Voight. Il cacciatore ebbe, tra gli altri, il premio assoluto e quello al regista. Come spesso accade, l'Oscar era un'efficace misura civile e politica, e di moda, nel quadro del tempo. Apocalypse ebbe la nomination nel '79. Ma non vinse. Due anni consecutivi di Vietnam: sarebbe stato troppo. Ma c'era un'altra ragione. Il fatto è che Coppola aveva esagerato. Era stato troppo cattivo. Con l'America.
E vale parlare del film. La matrice era il celebre romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Storia ambigua, cattiva e affascinante. Un viaggio nella pazzia. La storia è nota: il capitano Willard (Martin Sheen) ha l'incarico di trovare il colonnello Kurtz (Marlon Brando) che ha radunato un suo esercito e combatte una guerra personale. Ecco un'altra analogia con qualcun altro che ha un esercito privato e combatte una guerra personale. Il capitano risale la regione passando da un girone dell'inferno all'altro. Incontrando personaggi tutti letteralmente dannati. E tutti, proprio tutti, rigorosamente matti. è pazzo un ufficiale (Robert Duvall) che fa intervenire l'aviazione solo per liberare un spiaggia adatta al surf. è pazzo l'inviato (Dennis Hopper) che fotografa la guerra. è pazzo, ce ne accorgiamo alla prima sequenza, lo stesso Willard. Con la relativa forte allusione: il Vietnam era una guerra... da pazzi. Alla fine il capitano trova Kurtz e... chiacchiera con lui. Kurtz è l'uomo che ha acquisito un potere infinito, da semidio. E non ha retto. La tesi è che, in quella condizione, quando si perde la testa si sconfina nel male. Kurtz ha ucciso migliaia di persone in nome della propria causa, in realtà in nome della propria alienazione. Non rimane che ucciderlo. E viene ucciso.
Proponendo della guerra un'immagine del genere, Coppola si fece nemici importanti, dall'ambiente del cinema, all'FBI. Alla «prima» il film fu violentemente contestato. Venne invece rivalutato dalla cultura europea e si vide assegnare la Palma d'oro al festival di Cannes. Apocalypse aprì la strada a una serie infinita di titoli sul Vietnam, tutti lontani da quella qualità salvo due eccezioni «preziose»: Platoon di Oliver Stone e Full Metal Racket di Stanley Kubrick.
La proposta di Apocalypse Now Redux in questa contingenza storica è molto significativa oltre che per il nuovo contesto, anche per destino di Coppola, capace di trovare una premessa e poi la relativa conclusione 22 anni dopo. è un privilegio di pochi grandi artisti generali. Il New York Times, qualche settimana fa, con grande rilievo in prima pagina, ha tracciato l'analogia fra la lunga-sporca-perduta guerra e questa nuova sporca-anomala guerra afghana. Augurandosi un approdo diverso.
Sui piatti della bilancia della rivisitazione occorre mettere due pesi. Il primo è l'incremento generale di aggiornamento tecnico, l'aggiunta di 54 minuti e un nuovo finale. Il secondo è il tempo. In 22 anni il cinema è molto cambiato, soprattutto nelle scansioni e nel montaggio. La pratica, spesso molesta, della sintesi, desunta dagli spot e dai clip, ha tolto molto spazio all'analisi. Detto in altri termini:il cinema è impaziente. Così Apocalypse non risulta perfetto. Tre ore e sedici minuti pur di sostanza e qualità, a molti risulteranno faticosi. Quelli, come chi scrive, che erano ragazzi negli anni del Vietnam, devono qualcosa a questo film e a Coppola naturalmente, che da un'ottica condivisibile o meno ma certamente credibile, ci aveva spiegato certe cose. Un piccolo segnale di sentimento, di cultura e di morale partiva da Apocalypse. E si rifà vivo adesso. Va preso in considerazione.
Durante la Guerra del Vietnam, il capitano Benjamin Willard è incaricato dagli alti membri dell'esercito americano di svolgere una missione della massima segretezza: porre fine al comando del misterioso colonnello Kurtz, un ex-ufficiale dissidente che ha instaurato un proprio dominio personale nelle foreste della Cambogia. Assieme ad un piccolo gruppo di soldati, Willard inizia un viaggio lungo il fiume per raggiungere il regno di Kurtz.
Pochissimi film hanno avuto un'influenza sull'immaginario cinematografico internazionale paragonabile a quella di Apocalypse now, lo straordinario capolavoro sul Vietnam diretto da Francis Ford Coppola, l'autore della mitica saga de Il Padrino. Vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1979, il film è liberamente ispirato al noto romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra, adattato e rielaborato da Coppola e dal suo co-sceneggiatore John Milius, che ne hanno ripreso il plot di base ambientandolo appena pochi anni prima, durante la Guerra del Vietnam. Realizzata con un budget di oltre 30 milioni di dollari, la pellicola è il frutto di una lunga e travagliata produzione, complicata dalla distruzione del set nelle Filippine a causa di un tifone e dall'infarto che colpì il protagonista Martin Sheen (chiamato a sostituire Harvey Keitel). Soltanto dopo due anni di riprese ed altrettanti di montaggio Apocalypse now approdò finalmente sugli schermi in una versione di due ore e mezzo, riportando un enorme successo di pubblico (78 milioni di dollari d'incasso negli Stati Uniti) ed ottenendo numerosi riconoscimenti, inclusi due premi Oscar (fotografia e sonoro) e tre Golden Globe.
Poetico, visionario, epico ed agghiacciante, Apocalypse now è un grandioso film bellico che racchiude una profonda riflessione sul tema della pazzia umana, sull'indescrivibile atrocità della guerra e sul labile confine fra Bene e Male; una lenta ed angosciosa discesa all'inferno lungo le vie della violenza e dell'orrore (e non a caso "orrore" è la parola pronunciata nell'ultima sequenza della pellicola). Protagonista di questa Odissea da incubo sullo scenario di un paese devastato dal conflitto è il capitano Benjamin Willard (Sheen), un ufficiale disilluso che nel suo soggiorno in Vietnam ha visto morire tutti i valori in cui credeva, e che si troverà a percorrere un viaggio emblematico che è soprattutto un viaggio negli abissi più oscuri dell'anima. Il film raggiunge il suo climax proprio nella parte finale, con l'incontro fra Willard ed il colonnello Walter Kurtz (un memorabile Marlon Brando con il cranio rasato), venerato come una divinità dalla popolazione indigena e responsabile di una serie di efferati massacri in virtù di una autoproclamata onnipotenza. Il confronto fra i due uomini, con la figura di Kurtz seminascosta nella penombra, ed il suo volto spettrale che emerge solo a tratti in un ristretto raggio di luce (magistrale l'apporto della fotografia quasi espressionista di Vittorio Storaro), resta senza dubbio uno dei momenti più emozionanti mai visti al cinema.
Numerose le scene da antologia all'interno del film: fra tutte, vanno ricordate il mitico incipit con il sottofondo della canzone The end dei Doors, l'attacco degli elicotteri americani che piombano dal cielo sulle note della Cavalcata delle Walkirie di Wagner (una sequenza oggetto di infinite citazioni), e l'indimenticabile finale, in cui Willard uccide Kurtz in una sorta di selvaggio "rito sacrificale", nel quale la follia omicida degli esseri umani assume una dimensione da tragedia. Nel cast figurano anche Laurence Fishburne, Dennis Hopper ed un eccellente Robert Duvall nell'indelebile ruolo del comandante William Kilgore, perfetta incarnazione dell'imperialismo occidentale, che in una celebre frase dichiara di amare il profumo del napalm. La lavorazione della pellicola è stata raccontata nel 1991 nel documentario Viaggio all'inferno. Nel 2001, Francis Ford Coppola ha presentato una riedizione del film, Apocalypse now redux, con oltre 50 minuti di scene inedite: fra queste, le più significative sono il meeting fra i soldati e le playmate e la sosta di Willard nella piantagione della famiglia de Marais.
Ispirandosi al libro CUORE DI TENEBRA di Joseph Conrad F.F.Coppola accompagna lo spettatore in un viaggio senza confini e ritorno nell'inferno del Vietnam dove la disumanizzazione di ogni essere umano appare per quello che è:una dolorosa e orribile trasformazione prettamente psicologica avviato da quel filo conduttore immorale che è la violenza e che si trova alla base di [...] Vai alla recensione »
Torna il grande film sul conflitto nel Vietnam diretto da Francis Ford Coppola nel 1979, rimasto l'emblema di ogni opera cinematografica sui disastri, sull'inferno e sulla tristezza della guerra. La versione reintegrata e restaurata dura 203 minuti (la prima edizione era di 150 minuti) e presenta sequenze inedite: una visita del protagonista Martin Sheen alla piantagione d'una ricca famiglia di francesi, [...] Vai alla recensione »