| Titolo originale | El angel exterminador |
| Anno | 1962 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Messico |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Luis Buñuel |
| Attori | Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andere, José Baviera, Augusto Benedico Claudio Brook, Antonio Bravo, César del Campo, Rosa Elena Durgel, Lucy Gallardo, Enrique García Álvarez, Ofelia Guilmáin, Nadia Haro Oliva, Tito Junco, Xavier Loya, Patricia de Morelos. |
| Tag | Da vedere 1962 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,53 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 13 novembre 2012
Tratto da un soggetto teatrale scritto da José Bergamin intitolato Los naufragos e sceneggiato oltre che dallo stesso Buñuel anche da Luis Arcoriza, L'angelo Sterminatore è uno dei film più belli diretti dal grande maestro spagnolo. In Italia al Box Office L'angelo sterminatore ha incassato 1,5 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Tratto da un soggetto teatrale scritto da José Bergamin intitolato Los naufragos e sceneggiato oltre che dallo stesso Buñuel anche da Luis Arcoriza, L'angelo Sterminatore è uno dei film più belli diretti dal grande maestro spagnolo. La trama è solo un pretesto per scavare nei meandri della psicologia umana del mondo borghese la cui morale, per Buñuel, diventa antimorale. Dopo una prima teatrale, una comitiva dell'alta borghesia viene invitata a cena in una villa di amici. Sul tardi, mentre ascoltano una pianista, si accorgono che la servitù si è inspiegabilmente eclissata. Cercano di uscire dalla villa ma qualcosa li trattiene. Sono prigionieri di loro stessi e improvvisamente si ritrovano, quasi fosse il giorno dell'Apocalisse, a piangere sul loro destino. La situazione si fa sempre più tesa, i loro dialoghi sempre più amari e violenti fino al "sacrificio carnale" di una giovane ragazza che viene posseduta dal loro ospite. Solo allora crederanno di essersi liberati dal loro incubo.
Dopo aver trascorso una serata a teatro, un gruppo di esponenti dell'alta borghesia messicana si riunisce in una villa per cenare insieme; tuttavia l'intero personale di servizio abbandona la casa, tranne il maggiordomo. Dopo la cena gli invitati si intrattengono nel salotto, dove rimangono per tutta la notte; il mattino dopo, quando decidono di andarsene, si rendono conto di non poter uscire dall'edificio.
Dopo l'enorme scandalo provocato dal suo Viridiana, il regista spagnolo Luis Buñuel, censurato in patria dal regime franchista, è tornato in Messico per dirigere una delle sue opere più famose, L'angelo sterminatore, tratto dal testo teatrale Los naufragos de la calle Providencia di José Bergamin. Presentato al Festival di Cannes nel 1962, il film di Buñuel si propone come un dissacrante manifesto antiborghese, al punto da costituire quasi un preludio al successivo Il fascino discreto della borghesia. Buñuel, anche sceneggiatore insieme a Luis Alcoriza, attinge a piene mani alle origini surrealiste del proprio cinema per dar vita ad un'opera ricca di invenzioni fantastiche: una graffiante commedia grottesca che precipita ben presto in una dimensione completamente irreale ed onirica, dominata dalle regole dell'assurdo e del non-sense.
La pellicola di Buñuel gira intorno a un gruppo di personaggi appartenenti al bel mondo messicano: riuniti tutti quanti in un'elegante villa dopo una serata a teatro, i protagonisti consumano la propria cena fra chiacchiere senza importanza e piccoli flirt. Ma il mattino dopo, per qualche ragione inspiegabile, nessuno riesce a mettere piede fuori dalla casa: ciascuno di loro è prigioniero all'interno del salone, in preda al nervosismo, all'angoscia e alla fame. Quello che si era aperto come un raffinato appuntamento mondano si trasforma così in un autentico incubo ad occhi aperti, vissuto all'interno di uno scenario claustrofobico ed allucinato. Intanto, nella villa si verificano gli eventi più strani: una mano che si aggira sul pavimento, una borsetta da cui spuntano due zampe di gallina, un cadavere nascosto dentro un armadio. Le convenzioni finiscono per cedere il posto ad un crudele gioco al massacro, che in qualche modo allude all'incomprensibilità e al caos che regnano nella civiltà moderna e che contraddistinguono la condizione umana.
Fra humor nero e critica sociale, L'angelo sterminatore si risolve in un vortice di follia e di delirio che raggiunge il suo climax nel momento in cui nella villa fanno ingresso un gregge di pecore ed un orso, arrivati non si sa da dove. Buñuel utilizza questa trama-pretesto per smascherare impietosamente i vizi e le meschinità della classe borghese; e la totale assenza di logica nella costruzione narrativa è confermata anche nel bizzarro epilogo, quando i personaggi, dopo aver pronunciato un Te Deum, rimangono rinchiusi fra le mura di una chiesa, mentre fuori si scatena l'ennesimo atto di violenza.
Un ricco signore invita un gruppo di persone a casa sua a cena, dopo la visione della Lucia di Lammermoor. Gli invitati esercitano diverse professioni: dal medico, al direttore d'orchestra, al soprano, all' architetto, al generale, ma sono accomunati dalla elevata condizione sociale, dall'abitudine alle buone maniere e al lusso, così come i loro ospiti.
All’alba, quando il ricevimento in casa Nobile sta per finire, nessuno riesce ad uscire: una muraglia invisibile blocca la porta. Gli ospiti restano isolati per molto tempo; si scatenano le passioni più elementari, ma alla fine l’incanto si rompe. I superstiti si riuniscon-o in chiesa per un. “Te Deum”, ma al termine della funzione, l’incanto si ripete.