| Titolo originale | Le testament du Docteur Cordelier |
| Anno | 1959 |
| Genere | Horror |
| Produzione | Francia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Jean Renoir |
| Attori | Jean-Louis Barrault, Jean Topart, Michel Vitold, Teddy Bilis, Sylviane Margollé Jacques Dannoville, André Certes, Jean-Pierre Granval, Céline Sales, Ghislaine Dumont, Madeleine Marion, Didier d'Yd, Primerose Perret, Raymond Jourdan, Jaque Catelain, Régine Blaess, Gaston Modot. |
| Tag | Da vedere 1959 |
| MYmonetro | 3,70 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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CONSIGLIATO SÌ
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Il dottor Cordelier, noto psichiatra parigino, materializza il proprio inconscio nel sadico e bestiale Monsieur Opale, libero di agire secondo gli istinti primordiali. Realizzata per la televisione ma distribuita al cinema, questa rielaborazione del tema di Jekyll e Hyde di Stevenson ha interessato Jean Renoir per due motivi. Da un lato per l'opportunità di rivisitare, trent'anni dopo, il personaggio del vagabondo nichilista di Boudu sauvé des eaux (1932) e di esplorare la gioiosa anarchia suscitata dall'allentamento dei freni della morale convenzionale e borghese. Dall'altro lato per la possibilità di affidare a Jean-Louis Barrault un ruolo in cui potesse esibire tutto il suo talento mimico e recitativo. La mimica ballettistica di Opale. con la quale celebra il ritorno al dionisiaco, sconfina nell'ironia e a tratti nel grottesco. Comunque, la simpatia del regista va tutta alla creatura subumana di Opale, piuttosto che al controllato e ipocrita dottor Cordelier o al suo rivale professionale M. Vitold. Si tratta dell'ultima grande opera del maestro francese del realismo poetico.
ho visto questo film di Renoir alla rai, all'interno di un ciclo dedicato al grande regista,da ragazzino e l'impressione fu molto forte. All'epoca ricordo una istintiva simpatia per Opale, il mostro, alcune scene mi fecero ridere, ma in realtà si tratta di un gran film e di una grande interpretazione dell'attore protagonista Barrault.....tanto efficace e tremenda da sotterrare, se mi è permesso dirlo, [...] Vai alla recensione »