Il grande dittatore

Film 1940 | Commedia, 126 min.

Titolo originaleThe Great Dictator
Anno1940
GenereCommedia,
ProduzioneUSA
Durata126 minuti
Regia diCharles Chaplin
AttoriJack Oakie, Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Daniell, Reginald Gardiner Billy Gilbert.
Uscitalunedì 11 gennaio 2016
TagDa vedere 1940
DistribuzioneCineteca di Bologna
MYmonetro 4,20 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Charles Chaplin. Un film Da vedere 1940 con Jack Oakie, Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Daniell, Reginald Gardiner. Cast completo Titolo originale: The Great Dictator. Genere Commedia, - USA, 1940, durata 126 minuti. Uscita cinema lunedì 11 gennaio 2016 distribuito da Cineteca di Bologna. - MYmonetro 4,20 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 5 gennaio 2016

Un piccolo barbiere ebreo di una cittadina tedesca somiglia moltissimo al dittatore che ha dato il via ad una campagna razzista. Al pover'uomo ne capitano di tutti i colori, ma sfruttando la somiglianza si toglie anche qualche soddisfazione. Il film ha ottenuto 5 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office Il grande dittatore ha incassato 515 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,20/5
MYMOVIES 4,33
CRITICA
PUBBLICO 4,06
ASSOLUTAMENTE SÌ
Uno dei capolavori chapliniani, ricco di scene indimenticabili e con un discorso finale capace di sintetizzare la visione del mondo del maestro britannico.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Un barbiere ebreo, decisamente maldestro come soldato, viene ferito nel corso della prima guerra mondiale e ricoverato in preda a una forte amnesia. Una volta guarito torna al suo lavoro ma il mondo intorno a lui è profondamente cambiato. E' infatti andato al potere il dittatore Adenoide Hynkel il quale ha scatenato una caccia all'ebreo dietro consiglio della sua eminenza grigia Garbisch. Il povero barbiere viene così preso di mira e, nonostante l'aiuto di una fanciulla per la quale prova un sentimento profondo, sottoposto a soprusi. La sua straordinaria somiglianza con Hynkel gli consente però di sostituirsi a lui fino al punto di poter indirizzare un discorso alla nazione di contenuto profondamente umanitario.
"Il tuo silenzio, corpo maciullato/ha una voce, la voce di una causa/che non conosce morte, di un cammino/di libertà che non conosce soste./Oggi ti uccide il tradimento, eleva/le barricate di odio e di terrore./Ma la tua morte, che è la tua vittoria,/oltre i tanti altri corpi martoriati,/al di là delle sbarre del tuo carcere,/apre un varco per te, ti rende libero". Chaplin scrisse questa poesia in un quaderno di appunti mentre in Spagna infuriava la guerra civile. Come avrebbe potuto tacere quando la lucida follia nazista rischiava di asservire a sé l'Europa e il mondo? Anche se in seguito ebbe a dichiarare: "Se avessi saputo com'era spaventosa la realtà dei campi di concentramento, non avrei potuto fare Il grande dittatore, non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti".
Forse non tutti sanno che solo 4 giorni separavano la data di nascita di Adolf Hitler da quella di Charlie Chaplin che lo aveva preceduto nel venire al mondo. Il biografo del regista, David Robinson, riferisce che quando indossava la divisa del dittatore sul set Charlie diventava improvvisamente più esigente e dispotico pur rendendosene conto. Misteriosa attrazione degli opposti? Sta di fatto che il film è uno dei capolavori chapliniani per la capacità che ha di cogliere il senso di frustrazione di Hynkel (soprattutto quando è a confronto con il suo sodale Napaloni) che si risolve nel bisogno costante di trovare qualcuno da umiliare (si pensi alla gag dei bottoni). La scena del mappamondo è una di quelle che restano in maniera indelebile nella memoria di chiunque abbia visto il film così come la struttura della prima parte (dopo il prologo bellico) in cui si alternano i due personaggi. Abbiamo così modo di assistere, con un divertimento che invita alla riflessione, alle vicissitudini del barbiere ebreo contrapposte alle sfuriate e ai discorsi espressi con suoni gutturali ed onomatopeici dal dittatore.
Il discorso finale finisce poi con il sintetizzare la visione del mondo chapliniana. Se Charlot era una vittima capace anche di vendetta nei cui occhi brillano lampi di malizia l'applauso che accompagna l'accorato appello del dittatore/barbiere lascia qualcosa di più di un sospetto che non si tratti di convinzione ma soltanto di adesione quasi pavloviana. Come il Vagabondo anche il suo creatore credeva nell'umanità ma 'con misura'.

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Ritorna restaurato sugli schermi il capolavoro di Chaplin.

Un piccolo barbiere ebreo di una cittadina tedesca somiglia moltissimo al dittatore che ha dato il via ad una campagna razzista. Al pover'uomo ne capitano di tutti i colori, ma sfruttando la somiglianza si toglie anche qualche soddisfazione. Film scopertamente politico ed estremamente discusso. Chaplin volle strafare e il messaggio che dettò risultò magniloquente e retorico. Naturalmente il film funziona, ma soprattutto come storia comica. Chaplin parlava per la prima volta in un film, e usò questa possibilità al meglio (imitò perfettamente la voce di Hitler, per esempio). Per molti versi il film rimane legato ai concetti arcaici del muto (un certo uso della musica, molte gags tradizionali) che solo la grande personalità di Chaplin rende attendibili. Con tutto ciò, si tratta indubbiamente di uno dei grandi film della storia del cinema. Jack Oakie fa una divertente caricatura di Mussolini.

Recensione di Stefano Lo Verme

Un barbiere ebreo, arruolato nell'esercito della Tomania durante la guerra, rimane internato per vent'anni in un ospedale militare in seguito ad un incidente aereo. Quando finalmente il barbiere fa ritorno alla sua bottega, scopre che nel frattempo in Tomania è salito al potere Adenoid Hynkel, un feroce dittatore che perseguita senza pietà tutti gli ebrei e coltiva il folle piano di conquistare il mondo.
Quando, nel settembre 1939, Charlie Chaplin cominciò a girare Il grande dittatore, il primo film parlato della sua carriera, la Seconda Guerra Mondiale era iniziata da appena una settimana, e non molti erano pronti ad accogliere con entusiasmo una pellicola che avrebbe di certo aggravato le tensioni fra gli Stati Uniti e la Germania nazista. Eppure, nonostante i numerosi tentativi di scoraggiare l'operazione, alla sua uscita nelle sale (nel settembre 1940) Il grande dittatore si rivelò un enorme successo di pubblico in America, aggiudicandosi la nomination all'Oscar come miglior film e diventando uno dei più famosi classici nella produzione dell'autore di Luci della città e Tempi moderni. Ma la realizzazione de Il grande dittatore fu a dir poco controversa: era la prima volta, infatti, che un regista di Hollywood prendeva di mira in maniera esplicita la figura di Adolf Hitler ed il regime totalitario instaurato dai nazisti in Germania, attraverso una commedia satirica che si richiamava in maniera più che evidente alla drammatica attualità di quegli anni.
È lo stesso Chaplin, smessi i panni del vagabondo Charlot, a confrontarsi di persona con il più terrificante dittatore della recente storia europea; il geniale attore / regista (candidato all'Oscar per la sua interpretazione) si sdoppia infatti nel duplice ruolo di un ingenuo barbiere ebreo senza nome, un emblema dei milioni di cittadini ebrei perseguitati durante il nazismo, e del Führer Adenoid Hynkel, Presidente dell'immaginario stato della Tomania. E nella sua memorabile performance, Chaplin non esita a ridicolizzare e a mettere alla berlina tutti gli aspetti più grotteschi della personalità di Hitler: il suo Hynkel ci viene presentato come un dittatore collerico, stupido, bisbetico e vanitoso, perennemente circondato dai suoi gerarchi (nei quali sono adombrate le sagome di Goebbels e di Göring). Chaplin ce lo fa vedere mentre arringa la folla con un discorso rabbioso e delirante pronunciato in uno pseudo-tedesco, in un'imitazione perfetta ed inquietante del "vero" dittatore; oppure lo rappresenta mentre è alle prese con Bonito Napoloni (in originale Benzino Napaloni), Presidente della Batalia (in originale Bacteria): una graffiante caricatura di Benito Mussolini, a cui dà vita il caratterista Jack Oakie. I formidabili duetti fra il torvo Hynkel e l'esuberante Napoloni, con i due rivali che tentano forsennatamente di prevalere l'uno sull'altro, sono fra i momenti più spassosi dell'intero film.
Ma le sequenza da antologia, in questo esilarante, profetico ed angoscioso capolavoro, sono innumerevoli: fra le più celebri, quella in cui il barbiere rasa un cliente al ritmo di una danza ungherese di Brahms; l'organizzazione dell'attentato ad Hynkel, con le monete nascoste nel budino; la parentesi romantica fra il barbiere e la giovane ebrea Hannah (Paulette Goddard, moglie di Chaplin). Ma soprattutto, la scena più celebre e suggestiva di tutto il film: quella in cui Hynkel, sulle note dell'overture del Lohengrin di Wagner, danza nel suo studio con un grosso mappamondo, fino a quando (un terribile presagio degli eventi futuri) lo stesso mappamondo non gli esplode fra le mani. Nel discorso finale tenuto dal barbiere (sostituito per errore al suo sosia Hynkel), Chaplin ci regala uno straordinario appello all'amore, alla libertà ed alla pace universale, in una speranzosa utopia per un futuro migliore. La colonna sonora della pellicola è composta da Meredith Wilson. La versione distribuita per la prima volta in Italia, nel 1949, è stata tagliata di quattro minuti (si tratta di tutte le scene in cui compare la moglie di Napoloni), reintegrati nella nuova edizione uscita nelle sale nel 2002.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 19 agosto 2010
chriss

Tutti sanno chi è stato Adolf Hitler. Persino un sasso lo saprebbe, se sapesse parlare. Hitler non è stato soltanto uno dei più disumani dittatori della storia dell' umanità; non è stato solo un folle che voleva conquistare il mondo o vederlo ai suoi piedi. Gli si potrebbe, per ipotesi assurda, perdonare di aver cominciato una guerra senza [...] Vai alla recensione »

Frasi
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile. Ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto. (Pausa) L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale e l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini... disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate. L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Una frase di Adenoid Hynkel (dittatore di Tomania) / un barbiere ebreo (Charles Chaplin)
dal film Il grande dittatore - a cura di Patrizia
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

Non male, questa commediola di Natale: questo Chaplin si farà, anche se certo non ha la statura per competere al botteghino con due giganti come Boldi & De Sica. Va bene, bando alle ciance: è assolutamente ovvio che la riedizione del Grande dittatore sia il miglior film uscito nelle sale nel corso del 2002, perché nessun regista vivente è in grado di legare nemmeno le stringhe della scarpa destra di [...] Vai alla recensione »

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