| Anno | 2013 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Marco Risi |
| Attori | Luca Argentero, Eva Herzigova, Claudio Amendola, Pippo Delbono, Pietro Ragusa Bebo Storti, Marco Leonardi, Shel Shapiro, Nino Frassica, Francesco Fiumarella, Mimmo Cuticchio, Rodolfo Corsato, Irena Goloubeva, Jan Tarnovskiy, Marco Conidi, Riccardo De Torrebruna, Maurizio Prollo, Gabriele D'Amico, Pina Turco, Vincenzo De Michele, Daniele Alan-Carter, Emanuela Gabrieli, Oriana Celentano, Roberto De Sandro, Diego Guerra, Federico Trevisani, Walter Siccardi, Angelo Costabile, Pietro Pace, Emanuele Maggini, Paulo Humberto Baldissera, Ermanno Nastri, Daniele Antonini, Vittorio Sciattella, Valentina Di Paola. |
| Uscita | giovedì 20 giugno 2013 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 1,99 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 16 novembre 2017
Un ex investigatore indaga nei meandri di una Roma cinica e grigia degli intrighi, degli affari sporchi, delle intercettazioni. In Italia al Box Office Cha Cha Cha ha incassato 206 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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L'investigatore privato Corso, bello e tenebroso, tormentato e di poche parole, deve seguire gli spostamenti di un giovane rampollo della Roma bene, figlio di un'attrice una volta bella, sua amica e forse qualcosa di più. Una sera il sedicenne, uscendo in fretta e furia da una festa in maschera, viene investito da un suv nero che sembrava aspettarlo al varco. Corso lo soccorre ma dalle lamiere della mini car per adolescenti ricchi tira fuori il corpo morente del suo protetto. Nello stesso arco di tempo la polizia scopre il cadavere di un uomo abbandonato su di un terreno alle porte di Fiumicino. Cosa collega queste due morti, l'una apparentemente accidentale l'altra no? È proprio quello che andrà a scoprire Corso in un'indagine scomoda che toccherà le sfere del malaffare e della corruzione in una Roma testimone muta della sua stessa decadenza.
Il primo campanello d'allarme di un film che si autodefinisce di genere senza averne assorbito la necessità, come se avesse mandato a memoria una formula, è il miscasting che riguarda proprio il protagonista, e di conseguenza il modo in cui è stato immaginato l'investigatore privato. Corso è un investigatore come non ce ne sono più, o come non ce ne sono mai stati. Vive e lavora a Roma, ma non ha assorbito il disincanto e il cinismo tipici della città, ben sintetizzati nella figura dell'ex collega poliziotto, un Amendola concentrato di livore "para-statale", duro ma non puro, taurino quando si toccano discorsi etici. Corso (il cui nome è un omaggio pieno e sentito al grande Corso Salani, scomparso tempo fa, attore per Risi in Muro di gomma e regista di suo in film folgoranti e ondivaghi tra viaggio, sperimentazione e riflessione) è riflessivo, vagamente silenzioso, sempre un po' stupefatto, tenebroso sì, ma mai realmente dolente. Un po' si piace, e gli piace sapersi perso, ma mai fino in fondo. È volitivo quando vuole, ma con passo lento, e anche quando si azzuffa o le prende, lo fa come incantandosi. È questo l'investigatore noir interpretato da Luca Argentero, ancora troppo bello per essere credibile nei panni di ex poliziotto alla ricerca della verità nelle pieghe sporche di Roma. Nel noir, la credibilità dei personaggi, primari e comprimari, è tutto.
Il dispositivo proiettivo in un film noir è cosa fondamentale. Se non si crede neanche un po' alla sofferenza, alla pietas, del detective di turno, non scatterà mai il processo empatico.
Luca Argentero, attore pur bravo e tanto più nelle parti da commedia sofisticata, qui fatica a trovare una sua dimensione propria e allo stesso tempo il regista fatica a collocarlo in un immaginario preciso.
L'ultimo di Marco Risi è stato Fortapàsc, storia della vita e della morte di Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano del "Mattino" ucciso dalla camorra; un film pienamente nelle corde del regista de Il muro di gomma, dove storia, cronaca e denuncia si intrecciavano in una narrazione cinematografica credibile e soprattutto sentita.
Dopo aver abbandonato un progetto sul fatidico accordo Stato-mafia (sarebbe stato, e forse sarà, un "altro muro di gomma"?), Risi ha scelto un film di genere, appunto, che senza appigliarsi alla cronaca, alla storia vera e alla denuncia circostanziate vuole raccontare l'umore di un'epoca, la nostra, trasformando la sua consueta narrazione in apologo generico, un atto d'accusa senza nomi e cognomi teso a rappresentare il malcostume e il malaffare seguendo i dettami di un presunto cinema di genere.
È questa strana indeterminazione che rende il film flebile, come se la scusa del genere, qui il noir, fosse sufficiente a tener in piedi l'indignazione, la sfida "militante", tipica del suo cinema impegnato e civile. Crediamo che Risi abbia sempre bisogno di ancorarsi alla verità di cui il suo cinema è sempre alla ricerca. Ma la verità generica non gli si addice più di tanto, anche quando calata in un noir fosco che mai rasenta, né forse vuole farlo, le esperienze più clamorose del nostro cinema di serie B, poliziotteschi durissimi ispirati a narratori di talento. Quello di cui Risi ha bisogno è della verità storica! La necessità della sua ricerca.
A me questo film non è dispiacituo affatto. I richiami al poliziesco italiano anni 70 sono davvero azzeccati per quanto la storia sia ambiantata ai giorni nostri. Un altro vantaggio è la totale assenza di risvolti o rimandi alle ideologie politiche (cosa abbastanza comune negli ultimi film per film di genere). La trama, per quanto non originalissima, si sviluppa in modo lineare senza [...] Vai alla recensione »
Roma noir. Ma meno «Romanzo criminale» e più declinata sul canovaccio hard-boiled del detective solitario alle prese con i torbidi segreti di una megalopoli. Con «Cha cha cha» Marco Risi dimostra ancora una volta d'essere un regista d'istinto, grintoso e dotato di «occhio» per i particolari, ma soprattutto di non volersi trincerare dietro un asettico status d'autore.