| Titolo internazionale | The First on the List |
| Anno | 2011 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Roan Johnson |
| Attori | Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Paolo Cioni, Sergio Pierattini Daniela Morozzi, Fabrizio Brandi, Guglielmo Favilla, Nicola Brener, Concetto Calafiore, Pierpaolo Capovilla, Michele Di Mauro, Paolo Giangrasso, Maurizio Lombardi, Paolo Mosio, Giuseppe Nitti, Stefano Orlandi, Anna Maria Seravesi, Marco Teti, Nicolò Todeschini, Silvio Vannucci, Hans Heinrich Vogel. |
| Uscita | venerdì 11 novembre 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,22 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 marzo 2014
Credendo alle voci su un colpo di stato imminente, tre studenti pisani, sentendosi in pericolo, decidono di scappare dalla città. Tratto da una storia vera. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office I primi della lista ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 137 mila euro e 72,8 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Pisa, giugno del 1970. Invece di prepararsi per l'esame di maturità, Renzo Lulli e Fabio Gismondi si recano per un provino con la chitarra a casa di Pino Masi, cantautore ben inserito all'interno dell'ambiente della contestazione. Mentre i due studenti stanno eseguendo la "Ballata del Pinelli" davanti a quello che per loro è un leader indiscusso, arriva - segretissima - la notizia di un golpe. Masi ha le idee chiare: senza perdere un attimo di tempo, bisogna andarsene fuori città, forse raggiungere il confine, espatriare, perché quando il colpo di stato avrà luogo, i musicisti, gli scrittori e gli intellettuali saranno i primi della lista.
Tratto da vicende realmente accadute, il primo lungometraggio di Roan Johnson è un vivo racconto di viaggio pieno di spirito e affetto, la divertente fotografia di un periodo caldo della nostra storia recente ormai lontano e idealizzato. In seguito ad alcuni filmati di repertorio che fanno il punto sulla strategia della tensione, si attivano i risaputi meccanismi di una commedia tipicamente italiana in punta tra tenerezza, azzeccati momenti di buffoneria e tocco nostalgico: a reggere tutta l'intelaiatura del copione, del resto, è ancora il vecchio e collaudato tema dell'equivoco. Più volte, durante la visione, ci si chiede fino a che punto sia possibile ridere; la paranoia di Masi - che vede complotti ovunque e scambia per i preparativi di una nuova presa del potere una colonna di blindati dell'esercito in marcia per la parata del 2 giugno - è poi così ingiustificata? A instillare il dubbio di una lettura più profonda e capace di raggelare in un attimo il sorriso è la didascalia che informa sul tentativo di golpe ad opera di Junio Valerio Borghese avvenuto nel dicembre dello stesso anno in cui ebbero luogo gli eventi raccontati. Benché alla fine della pellicola, al pari di molti altri esempi del nostro cinema, il personaggio di Claudio Santamaria venga sbugiardato come millantatore, basta una cicatrice sul petto per riabilitarne, almeno in parte, la statura mitica. Nello spirito picaresco e scanzonato che ben illustra la foga e l'impeto della gioventù, non solo di allora, funzionano bene i tre affiatati attori principali con Francesco Turbanti e Paolo Cioni al loro esordio su grande schermo. Prima dei titoli di coda, mentre eseguono "Quello che non ho" di Fabrizio De André, come omaggio al grande cantautore e alla passione del periodo storico rappresentato, i tre interpreti incontrano i veri Lulli, inoltre autore del soggetto, Gismondi e Masi, che li aiuta alla chitarra.
E' un curioso bastardo il film d'esordio dell'anglo-italiano Roan Johnson, fa ridere quanto Benvenuti al Sud ma ha la stessa umanità e capacità di cogliere un epoca di Mio fratello è figlio unico. Certo, la storia vera da cui è tratto si presta: negli anni Settanta, tre ragazzi pisani, appartenenti a Lotta Continua, temendo un colpo di Stato, fuggirono al [...] Vai alla recensione »
Finalmente! Finalmente qualcuno ce l'ha fatta, nel nostro cinema, a camminare sul sottile crinale dell'ironia senza cadere nella farsa o scivolare nella commedia triviale. Finalmente qualcuno è addirittura riuscito a prendere materiale bollente della nostra storia italiana e a farcene vedere il lato grottesco, nel senso più tenero del termine, senza offendere.