| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Lee Chang-dong |
| Attori | Yu Junghee, Da-wit Lee, Kim Hira, Ahn Naesang . |
| Uscita | venerdì 1 aprile 2011 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,72 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 31 ottobre 2014
Mija si iscrive ad un corso di poesia e cerca la bellezza delle cose. Ma il nipote si fa coinvolgere in un'azione imperdonabile e la spinge a fare i conti con la bruttezza e col dolore. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 4 candidature e vinto 2 Asia Pacific, ha vinto 2 Asian Film Awards, al Festival di Friburgo, In Italia al Box Office Poetry ha incassato 193 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Quando il cadavere di una ragazza affiora dalle acque di un fiume, qualcosa nella quotidianità di Mija - badante part-time affetta da alzheimer - si incrina man mano che scoprirà di più sulle ragioni che hanno portato al suicidio della giovane.
La morte scorre sul fiume, placido ma incessante, e la tranquilla vita di provincia, fatta di routine e coazioni a ripetere, viene turbata dal macabro inaspettato, cercando disperatamente di riassorbirlo nella propria bambagia protettiva. Chi era già al di fuori - come la sensibile Mija, nonnina smemorata che tende a soffermarsi su particolari per i più insignificanti, come la quiete degli alberi o il colore dei fiori - paradossalmente possiede gli strumenti, o gli anticorpi, necessari per misurare l'orrore come merita. Dopo i travagli religiosi di un'altra protagonista femminile, squassata dal lutto, in Secret Sunshine, Lee Chang-dong si sofferma ancora sulla provincia coreana per indagare sui semi del male - provincia e male, cadaveri sul fiume, quasi fossimo di nuovo a Twin Peaks - piantati da una società indolente nel suo vuoto di ambizioni e asservita al denaro come unico scopo della propria esistenza. In Secret Sunshine la crisi personale di una donna viene affrontata attraverso il suo rapporto conflittuale con la religione cristiana, in Poetry il travaglio è passaggio imprescindibile per approfondire l'esperienza sensibile (e quindi artistica). La poesia, anche ridotta alla sua forma più elementare, è per Mija il motore della riscoperta del sentimento nei luoghi e nelle sue manifestazioni più inattese. La macchina da presa, mossa da Lee con il giusto garbo e il minimalismo di chi sceglie di osservare anziché di trascinare via con sé, si adegua al ritmo di Mija e al suo percorso lento, sofferto e soggetto agli sbalzi di una memoria ingannatrice; una via tortuosa e collaterale alla (sua) verità, che arriva dove si ferma quella dritta e immediata.
Dopo aver sconvolto la consecutio dell'intreccio per indagare nel rimosso di un popolo in Peppermint Candy, Lee Chang-dong scardina una volta ancora le regole non scritte della narrazione, alterando il ritmo di un cinema che - in Corea come in Occidente - procede spedito, a marce (spesso inutilmente) forzate. Poetry sembra quasi un controcanto di Mother, un altro dei più importanti film coreani degli ultimi anni, anch'esso incentrato su una donna anziana in difficoltà. Pattern solo apparentemente analogo, dalle conclusioni opposte: dove Bong Joon-ho insegue archetipi che rimandano al classicismo della tragedia greca, Lee resta vicino all'uomo e al particulare, prediligendo la via della semplicità.
Sorretto dall'interpretazione strabiliante di Yu Junghee, tornata a recitare appositamente per lui, Lee Chang-dong aggiunge un altro poderoso capitolo alla sua inquietante indagine nelle pieghe meno gradevoli dell'animo umano.
In una cittadina di provincia, attraversata dal fiume Han, Mija vive con il nipote sedicenne, che la figlia le ha lasciato da crescere. È una donna dolce e un po' eccentrica, che pare guardare al mondo con più attenzione e più gratitudine degli altri. Iscrittasi per caso ad un laboratorio di poesia alla casa della cultura del quartiere, s'impegna a consegnare un componimento entro la fine del corso, ma la partecipazione del ragazzo ad un'azione brutale e la richiesta di riparazione con del denaro che non possiede, la mettono di fronte al brutto e al male e scrivere col cuore le appare improvvisamente impossibile.
Il cinema è morto, dicono certi, e di certo la poesia non sta meglio. Come fare ancora al meglio queste due cose, nell'età del declino? Da questa considerazione si muove Poetry di Lee Changdong. Nell'audacia del titolo, che si espone, nudo e diretto, allo scetticismo dello spettatore critico, c'è invece dentro il bel carattere di Mija e, da parte del regista, una promessa mantenuta. Non tanto nel finale, le cui parole si possono tranquillamente non ascoltare (quel che conta è la loro presenza) ma nel modo in cui il poeta si rivela per differenza. Se sia un dono, un'attitudine, il frutto dell'impegno, della mania o della malattia (l'Alzheimer che provoca le dimenticanze e decide delle ellissi e delle associazioni di idee), poco importa, quel che conquista del film è che -per quanto la protagonista se ne vada in giro a lungo a rimirar le mele o i fiorellini (ed è la parte maggiormente a rischio, la più faticosa da ingerire)- è infine dalle difficoltà e dalla sgradevolezza della vita che acquista urgenza l'interrogazione del poeta.
Mija non ha bisogno di imparare a vedere i colori del mondo o la sua bellezza, lo ha sempre fatto; al contrario, deve imparare a scendere a compromessi con l'altra verità delle cose, a smettere di fuggirla.
Se non ci si lascia irritare dall'elementarità delle sequenze più contemplative, che può essere letta come il riflesso dell'ingenuità del personaggio e l'espressione di un immaginario classico e scontato legato all'idea di poesia, si godrà appieno delle scene più riuscite, com'è l'ultima partita di volano.
Canzone per Agunes Chi è Lee Chang-dong e che cos’è Poetry? Il primo è un rhapsoidos, un narratore; il secondo è un dramma “aggressivo, irritante, pungente” insomma, dei peggiori. E’ il frutto della sua narrazione. E non solo. Poetry è anche un articolato intreccio di intimità psichiche reali, tangibili, [...] Vai alla recensione »
Quando Lee Chang-Dong appare, nel giardino della Casa del Cinema di Roma, in pochi lo riconoscono. In vita sua ha girato solo 5 film, che sono bastati a imporlo come uno dei più grandi registi contemporanei, premiati alla Mostra di Venezia e a Cannes, dove nel 2009 è stato membro di giuria. È regista, ma in patria anche amatissimo scrittore e poeta, ed è stato persino Ministro, in Corea, nel 2003: è rimasto in carica solo un anno, troppo forte il richiamo della scrittura per trattenerlo nel grigio ufficio della Cultura e del Turismo.
Questa primavera si apre nel nome della poesia. Il 1 aprile nelle sale italiane uscirà Poetry, deliziosa (e deliziosamente crudele) ultima opera di Lee Chang-dong, un regista che assomiglia sempre più a un'istituzione per la Corea del Sud. Oscurata la stella dei portabandiera da esportazione Kim Ki-duk e Park Chan-wook, tocca ai meno inflazionati Lee Chang-dong, Bong Joon-ho e (in parte) Im Sang-soo dare un senso alla peculiare e mai doma forma di autorialità coreana, quella di un cinema che non arretra di fronte a nulla nella ricerca del vero, nemmeno di fronte alla narrazione di azioni abiette [...]
Il y a souvent, dans un film réalisé par le Sud-Coréen Lee Chang-dong, 56 ans, un moment précis où le récit semble trouver son origine. Il y a toujours une séquence autour de laquelle le cheminement narratif, mais aussi moral, de l'intrigue semble s'être enroulé, jusqu'à parvenir, à contre-courant, détaché de toute chronologie, à sa source même. Dans Secret Sunshine (2007), le précédent film de Lee [...] Vai alla recensione »