| Titolo originale | Hævnen |
| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca, Svezia |
| Durata | 113 minuti |
| Regia di | Susanne Bier |
| Attori | Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen Bodil Jørgensen, Elsebeth Steentoft, Martin Buch, Anette Støvlebæk, Kim Bodnia. |
| Uscita | venerdì 10 dicembre 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| MYmonetro | 2,97 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 13 gennaio 2015
Un'amicizia tra due adolescenti si trasforma in una pericolosa alleanza e in un inseguimento che mette in pericolo le loro stesse vite. Ha vinto un premio ai Premi Oscar, Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, ha vinto un premio ai Golden Globes, Il film è stato premiato a Roma Film Festival, 4 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, In Italia al Box Office In un mondo migliore ha incassato 583 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Christian non ride e non perdona mai. Rimasto orfano si trasferisce in Danimarca con il padre, nella nuova scuola incontra Elias, timido, pestato dai bulli d'ordinanza, genitori perfetti sul lavoro e meno nella coppia. I due scolaretti cominceranno insieme un cammino verso il male sotto gli occhi impotenti dei pur coscienziosi genitori.
Candidato danese per la corsa agli Oscar 2011, In un mondo migliore è l'ultimo film di Susanne Bier, una delle registe scandinave più famose. Come in Dopo Il Matrimonio, la Bier imposta un racconto spola tra famiglia e diverse realtà: povertà e ricchezza.
In un mondo migliore quindi è un viaggio a colpi di montaggio alternato tra l'Africa dei medici da campo e la Danimarca opulenta dei borghesi. Allieva di Lars Von Trier, la regista ha qualche lascito del dogma: le zoomate improvvise nei momenti cruciali, ma più che forma porta in dote quel contenuto raggelante e intenso, bollino di qualità dei film danesi.
"C'è del marcio in Danimarca" e ovunque. Non esiste primo o terzo mondo: con una regia di minimalismo deciso l'autrice danese evita i sociologismi e suggerisce, con tensione costante e perfetta, che la violenza nasce in qualsiasi luogo e condizione sociale, non c'è contesto o spiegazione socioculturale che tenga. La civiltà e il progresso sociale sono bei vestiti da indossare ma si rovinano quando c'è lutto, morte, sofferenza: tre bestie divoratrici dell'evoluzione simbolo del Nord Europa. I genitori, vessilli della buona educazione, sono la parte più debole e soccombono all'ira dei figli che non riescono pure sforzandosi a guidare, perché l'istinto ha una marcia in più, come le interpretazioni degli adulti di questo film: Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm e Ulrich Thomsen, entrambi già visti nel capolavoro Festen.
In questo gioco al massacro dei buoni sentimenti, in questa cattiveria malcelata sembra di essere davanti a un grande film. Ma anche i vetri più robusti hanno il proprio punto debole e il martello distruttore è un finale così buonista e urticante che non giustifica una pellicola così validamente nera.
Dopo la parentesi americana di "Noi due sconosciuti", la danese Susanne Bier torna in patria con una nuova, intensa storia: al centro della pellicola il tema dei conflitti. Il racconto si svolge, con continui rimandi di montaggio, in una cittadina benestante della Danimarca, osservata nella sua quotidianità, e nell'Africa degli ospedali da campo. [...] Vai alla recensione »
La vendetta è un classico al cinema: adoriamo vedere qualcuno che si prende la rivincita su chi l'ha fatto soffrire. Susanne Bier affronta di petto il tema, ma lo fa alla sua maniera, rovesciando in dilemma morale il racconto sull'uso della violenza, suggerendo - per questo c'è chi ha parlato di colpi sotto la cintura - che le cose cambiano rispetto ai luoghi in cui avvengono e non puoi farci niente. [...] Vai alla recensione »