| Titolo originale | Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran |
| Anno | 2003 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | François Dupeyron |
| Attori | Omar Sharif, Pierre Boulanger, Isabelle Adjani, Isabelle Renauld, Éric Caravaca . |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,19 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 3 settembre 2014
Parigi, anni '60, quartiere ebraico: Momo, undici anni, fa amicizia con un anziano droghiere arabo che gli insegna i principi del Corano. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano ha incassato 2,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi anni '60 Momo ha undici anni e vive solo con un padre depresso e taciturno. Il ragazzino stringe amicizia con Ibrahim, il proprietario arabo della drogheria del quartiere ebraico. Insieme intraprendono un viaggio verso Oriente, lungo un percorso disseminato dei "fiori del Corano", le frasi che l'anziano sufita pronuncia nelle conversazioni con il suo piccolo amico.
Poteva trattarsi di un film d'occasione (la Mostra del cinema di Venezia 2003 ha assegnato ad Omar Sharif il Leone d'oro alla Carriera) ma non è così. Dupeyron si è ispirato al libro e allo spettacolo di Eric-Emmanuel Schmitt e il vecchio principe del deserto (Lawrence d'Arabia ricordate?) e il dottor Zivago che ha fatto piangere migliaia di persone Nanni Moretti compreso, ha ancora la zampata del leone (scusate il gioco di parole in riferimento al premio) nello sguardo e nella recitazione affettuosamente sottotono. Il passaggio dalla scena al cinema non risente della 'teatralità' d'origine proiettando sin dall'inizio i personaggi nelle strade di un quartiere estremamente vitale.
Il percorso di crescita che il vecchio Ibrahim fa compiere al giovane Momo tocca tutte le corde, da quella mistica a quella sentimentale passando per la commedia. Sempre però con una sensibilità che deriva certo dalla regia e dal giovanissimo coprotagonista ma anche e soprattutto dalla presenza di uno dei grandi attori che il cinema ancora ha (anche se li usa troppo poco).
Che sia o meno voluto sussiste anche un parallelo (non solo cronologico 1958-1963) tra Momo e l'Antoine Doinel di truffautiana memoria. Perché sono entrambi oppressi dalla solitudine prodotta dall'ambiente familiare e cercano un punto d'appoggio altrove.
Il buon vecchio e il bravo fanciullo. Con la mamma che si è data alla latitanza e il padre ipocondriaco, il tredicenne Momo è un ragazzo parecchio infelice: deve occuparsi del ménage famigliare, ama segretamente la figlia della portinaia e non possiede uno straccio d'amico. O meglio uno ce l'ha ed è l'anziano droghiere "arabo" Ibrahim, che vende prodotti alimentari dispensando perle di saggezza - più [...] Vai alla recensione »