| Anno | 2003 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 81 minuti |
| Regia di | Gus Van Sant |
| Attori | Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy, John Robinson Jordan Taylor, Carrie Finklea, Nicole George, Brittany Mountain, Alicia Miles, Kristen Hicks, Bennie Dixon, Nathan Tyson, Ellis Williams. |
| Tag | Da vedere 2003 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,15 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 agosto 2014
Esce nelle sale il trionfatore a Cannes 2003. Un pugno nello stomaco, Elephant, in cui Gus Van Sant racconta la strage di Columbine che già era stata al centro del clamoroso Bowling for Columbine di Michael Moore lo scorso anno. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, Al Box Office Usa Elephant ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 1,3 milioni di dollari e 93,4 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il cinema ha spesso rivisitato la cronaca accentuando magari i tratti piu' spettacolari della realtà. Gus Van Sant compie un'operazione analoga ma di segno opposto. Dopo Michael Moore anche Van Sant riflette sulla strage compiuta da due studenti nei confronti di compagni e professori nel liceo di Columbine negli Usa. Lo fa con un film di breve durata in cui si affida a una macchina da presa che pedina alcuni dei protagonisti che diverranno vittime o assassini quasi fosse una candid camera. Ne esce un quadro di desolante vuoto esistenziale, un tunnel che non ha una luce sul fondo. Non c'è più' neppure la tragedia. La morte per strage si tinge di banale quotidianità.
In un liceo di Portland, nell'Oregon, è una giornata come tante altre. I ragazzi frequentano le lezioni, vanno agli allenamenti, passeggiano per i corridoi, pranzano insieme, chiacchierano fra di loro; c'è chi lavora in biblioteca, chi scatta delle fotografie e chi si preoccupa per il padre alcolista. Fino al momento in cui due studenti, Alex ed Eric, entrano nell'istituto armati di fucile ed aprono il fuoco.
Il 20 aprile 1999, alla Columbine High School in Colorado, due studenti minorenni uccidono a colpi di mitra dodici ragazzi ed un professore, per poi togliersi la vita. Questo tragico caso di cronaca, uno dei più sanguinosi episodi di violenza in una scuola nella storia degli Stati Uniti, è stato al centro del documentario di Michael Moore Bowling a Columbine, del 2002, e l'anno seguente ha ispirato il film Elephant, diretto dal regista americano Gus Van Sant e prodotto da Diane Keaton. Nato come un progetto a basso costo finanziato dal canale televisivo HBO, Elephant è stato girato in appena tre settimane e con attori non professionisti a Portland, città natale del regista. Presentata al Festival di Cannes 2003, la pellicola di Gus Van Sant si è aggiudicata la Palma d'Oro come miglior film ed il premio per la miglior regia.
Nell'arco di appena 80 minuti, Van Sant ricostruisce una comune giornata trascorsa fra le pareti di un liceo americano, fino allo sconvolgente epilogo. Attraverso una serie di lunghi piani sequenza, il regista ci illustra le azioni quotidiane di alcuni studenti di un liceo di Portland: la macchina da presa segue passo passo i vari personaggi, quasi come se li stesse pedinando, e ne assume di volta in volta i rispettivi punti di vista. Van Sant arriva ad infrangere la struttura temporale del film in un autentico "labirinto" cinematografico, ripetendo le medesime scene da angolazioni diverse, senza mai intervenire a commentare o ad esprimere giudizi su ciò che lo spettatore sta guardando. L'apparente banalità del contesto narrativo (accentuata dai dialoghi improvvisati) e la totale assenza di enfasi drammatica contribuiscono ad infondere agli eventi "straordinari" di questa giornata un'intensità e un realismo a dir poco agghiaccianti. Man mano che la pellicola si avvicina alla conclusione, i suoni, le chiacchiere, la musica (la sonata di Beethoven Per Elisa) cedono il posto ad un silenzio assordante, che rende ancora più concreto e tangibile l'orrore dei fatti raccontati nel film.
Ma la grande forza dell'opera di Van Sant sta anche nel rifiuto di fornire qualunque tentativo di spiegazione in grado di motivare il gesto omicida di Alex ed Eric: l'assoluto minimalismo nella descrizione della vita degli studenti non offre infatti alcun indizio di ciò che sta per accadere. I pochi accenni lasciati trapelare dalla pellicola (videogame violenti, filmati sul nazismo, vendita illegale di armi) non sono sufficienti a dare una logica al massacro imminente: in pratica, Van Sant mette in scena l'inesplicabilità del Male, un Male privo di senso che proprio per questo risulta ancora più assurdo ed incomprensibile. Il titolo Elephant deriva da quello di un cortometraggio di Alan Clark sul terrorismo irlandese, ma allude anche al noto proverbio sull'elefante in una stanza (così evidente che tutti preferiscono ignorarlo) e alla parabola dei ciechi che toccano le varie parti dell'elefante, senza riuscire a capire di che animale si tratti.
Elephant si erge in tutta la sua mole pachidermica, schiacciando lo spettatore tra l’inquietudine e l’ammirazione per quest’opera. Il film è tratto dalla triste vicenda realmente accaduta nella Columbine High School il 20 Aprile 1999, quando in una tranquilla giornata scolastica due studenti si presentarono a scuola armati, e aprirono il fuoco su docenti e compagni, uccidendone [...] Vai alla recensione »
Un cielo denso di nubi nere, e niente altro: su questa immagine si chiude Elephant (Usa, 2003, 81’). Qualche fotogramma prima, Alex (Alex Frost) sta ancora puntando il suo fucile contro due compagni. Gus Van Sant però non li mostra insieme. Le vittime si intuiscono solo, nascoste da una parete che occupa la sinistra dell’inquadratura. Le si sente invocare pietà, le si sente imprecare.