| Anno | 1975 |
| Genere | Giallo, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 123 minuti |
| Regia di | Dario Argento |
| Attori | David Hemmings, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Daria Nicolodi, Attilio Dottesio, Furio Meniconi, Glauco Onorato, Mario Scaccia, Piero Vida, Aldo Bonamano, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Piero Mazzinghi, Fulvio Mingozzi, Geraldine Hooper, Salvatore Baccaro, Salvatore Puntillo, Liana Del Balzo, Dante Fioretti, Jacopo Mariani, Nicoletta Elmi. |
| Uscita | lunedì 10 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 1975 |
| Distribuzione | Cat People |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 4,18 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 3 marzo 2025
Marc, giovane pianista, assiste all'assassinio di una parapsicologa ma non riesce a vedere il volto dell'omicida. Mentre indaga aiutato da una bella giornalista, le persone con cui viene in contatto cominciano ad essere assassinate una dopo l'altra. In Italia al Box Office Profondo rosso ha incassato 168 mila euro .
Profondo rosso è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
ASSOLUTAMENTE SÌ
|
Il musicista inglese Marc Daly, in Italia per motivi professionali, è casualmente testimone del sanguinario omicidio della sensitiva Helga Ullman, che abita nel suo stesso palazzo. Poco prima, durante un congresso di parapsicologia, Helga aveva avvertito in sala una presenza malevola, di una persona che aveva già ucciso e che avrebbe ucciso ancora. Marc è turbato e incuriosito da quanto ha visto e decide di indagare per conto suo, trovando una sponda nella giornalista Gianna Brezzi che vede la possibilità di uno scoop. La pista investigativa che segue porta Marc in direzione di una scrittrice, Amanda Righetti, ma, quando arriva a casa sua per parlarle, la trova morta assassinata. Il killer ha colpito ancora e sembra in grado di prevedere tutte le mosse di Marc e Gianna, in una scia di sangue che si fa sempre più lunga e tortuosa.
Profondo rosso è un film fondamentale nella filmografia e nel percorso artistico di Dario Argento.
È, insieme, il perfezionamento definitivo della sua formula per il thriller e nel contempo funge da momento di passaggio verso l'horror tout court, un terreno di elezione in cui trasporre in modo compiuto quelle pulsazioni, quell'irrazionalità morbosa, quella predilezione per creare spavento che cominciavano a debordare in modo veemente dal format del thriller, del giallo sia pure all'italiana, un format che non riusciva più a contenere quegli elementi. Ci sono così molte anime che si muovono e si alternano all'interno del film: quella dell'interazione tra Marc e Gianna che appartiene alla commedia giallo-rosa con schermaglie spesso persino comiche, quella dell'indagine che si muove in modo rituale tra indizi e scoperte e quella più puramente horror, rappresentata dalla brutalità degli omicidi e dai dettagli quasi (o forse del tutto) soprannaturali che si inseriscono con forza nel tessuto realistico. La fusione tra questi elementi potenzialmente dissonanti è garantita dallo stile sicuro e inventivo di un Dario Argento ai vertici della sua arte registica, pienamente padrone della scena e del racconto e capace di innovazioni e invenzioni, visuali, ma non solo.
L'uso della musica è esemplare in questa ricerca dell'innovazione creativa: l'utilizzo del rock progressivo dei Goblin e di nenie infantili deformate e ossessionanti è significativo ed è rimasto un paradigma da imitare.
Di notevole fascino è anche l'uso di esterni in grado di caratterizzare in modo decisivo la visualizzazione della storia, da un bar che sembra dipinto da Edward Hopper a una villa tenebrosa e ricca di memorie alla piazza in cui Argento mette in scena in modo particolare i dialoghi tra il protagonista e il suo derelitto amico pianista: tutto congiura a generare un insieme significativo e incisivo, grazie anche alla mobilità pervasiva e creativa della macchina da presa. In tutto questo, i delitti rappresentano degli episodi quasi a sé stanti, realizzati con una cura e una fantasia particolari, mediante un accorto utilizzo di immagini, suoni e musica, in un modo coinvolgente che lascia da parte le parole per affidarsi alla pura messa in scena.
Ma anche altrove, come nella lunga ispezione della villa da parte del protagonista, il film sembra fermarsi per lasciare spazio alla visionarietà del regista, che sfrutta ogni occasione per caricare di tensione quanto avviene o talvolta non avviene. Argento non trascura nemmeno l'utilizzo di elementi bizzarri, come il pupazzo meccanico che all'improvviso compare incongruamente in scena con grande effetto visivo.
In questo contesto, la pura coerenza logica dell'intreccio non assume particolare importanza: i tasselli narrativi si mettono comunque insieme, per quel che serve, sino a un finale che può ancora sorprendere per la sua efficacia drammatica.
Consistente anche l'apporto del cast, pur con qualche eccesso di caratterizzazione che, oggi, può sembrare più caricaturale che efficace. Ma David Hemmings e Daria Nicolodi sono una coppia di protagonisti credibile e affiatata e Gabriele Lavia è perfetto nel tratteggiare un ritratto psicologico composito e complesso. Da sottolineare anche l'uso creativo del casting con l'impiego di una diva del passato come Clara Calamai, con tanto di sfruttamento a livello autoreferenziale del suo trascorso artistico.
Il volto attonito che si riflette nel profondo rosso di una spessa pozza di sangue è una chiusa significativa ed emblematica di un film epocale che rappresenta la summa del thriller argentiano e insieme il suo superamento da parte dell'autore.
Marc, giovane pianista, assiste all'assassinio di una parapsicologa ma non riesce a vedere il volto dell'omicida. Mentre indaga aiutato da una bella giornalista, le persone con cui viene in contatto cominciano ad essere assassinate una dopo l'altra. La verità è insospettabile.
Apice stilistico e creativo di Dario Argento, segna la linea di confine tra l'iniziale fase thriller e quella più marcatamente horror che sarebbe seguita. E difatti il film è pervaso da elementi di entrambi i generi, che riesce a nobilitare grazie alla vena particolarmente ispirata del regista in quel periodo. L'ottimo cast tiene su una trama non del tutto chiara ma infarcita da alcune tra le trovate più genuinamente spaventose del cinema di suspance moderno. Il film valse ad Argento il titolo di "erede" di Alfred Hitchcock, merito giustificato ma non sempre onorato nelle opere successive. Menzione indispensabile per la colonna sonora dei Goblin, da brivido.
E’ difficile valutare un capolavoro, talvolta il rischio è quello di scadere in discorsi già detti, frasi trite e ritrite da persone che in passato hanno avuto l’acume di veder subito in esso la grandezza insita in questi, oppure che l’hanno saputo analizzare con il passare del tempo ancor meglio mostrando tutti quegli elementi chiave per una lettura approfondita [...] Vai alla recensione »
"E' tutto troppo pulitino, preciso, troppo formale..." Così all'inizio del film il protagonista Marcus Daly si esprime sul jazz, musica che ha la sua parte fondamentale in Profondo rosso: non solo perché ne è l'innegabile commento musicale (il contributo di Giorgio Gaslini è efficace al pari del tema omonimo - pur inconfondibile - dei Goblin), ma soprattutto perché ne è una sorta di leit-motiv strutturale. [...] Vai alla recensione »