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L’affaire Netflix-Warner si va complicando

Sia Paramount sia Trump non hanno tardato a fare le loro mosse, non senza colpi di scena.
di Andrea Fornasiero

mercoledì 10 dicembre 2025 - News

In un crescendo che ricorda la stagione finale di Succession, la profetica serie HBO dove una storica media company finiva acquisita da una tech company, l’affaire Netflix-Warner si va complicando. Come avevamo anticipato, sia Paramount sia Trump non hanno tardato a fare le loro mosse, non senza colpi di scena.

Skydance, il gruppo proprietario di Paramount, di proprietà della famiglia Ellison, ha ritenuto scorretta la gestione dell’asta da parte dei vertici Warner e ha lanciato, già lunedì, quella che viene chiamata un’offerta ostile, ossia ha scavalcato i dirigenti dell’azienda e si è rivolta direttamente agli azionisti del gruppo. Non l’ha fatto però con una nuova offerta, bensì riproponendo l’ultima proposta, che supera i 108 miliardi di dollari e attribuisce alle azioni dell’intero gruppo un valore di 30 dollari, pagati interamente in liquidità. Quella di Netflix riguarda invece solo la divisione Warner ed HBO del gruppo e valuta le azioni 27.75 dollari, pagati in liquidità all’84% (il resto con azioni). A essere precisi entrambe le offerte riguarderebbero anche la divisione videoludica di Warner, negli ultimi tempi in difficoltà, tanto che Netflix (che pur ha una non irresistibile divisione videoludica), non le attribuisce valore in rapporto all’operazione generale.

David Ellison, figlio di Larry Ellison uno degli uomini più ricchi del mondo, ha spiegato agli investitori come Warner Bros. Discovery (WBD) stia alzando artificiosamente la valutazione della divisione Discovery Global della compagnia – quella che include i canali cable come CNN e OWN, quello di Oprah Winfrey. Questa divisione è pesantemente gravata dai debiti e l’offerta di Netflix acquisirebbe meno di un terzo, dunque agli azionisti di WBD resterebbero in mano azioni di poco valore: secondo Skydance da 1 dollaro. Ellison ha anche spiegato che, nonostante il poco valore di questa proprietà, la ritiene appetibile perché vede un grande potenziale di sinergia con i canali Paramount. Sarandos di Netflix ha però detto che la controfferta era assolutamente attesa e resta fiducioso che l’acquisizione andrà a buon fine. Dalla sua può farsi forte di essere spalleggiato solo da banche americane, mentre parte dei fondi dell’offerta di Skydance vengono dai Paesi Arabi – e altri però da Jared Kushner, il genero di Trump. Skydance infine sostiene che avrà più facilità a veder approvata l’acquisizione, ma in realtà non sembra essere così.

Donald Trump ha infatti dichiarato di non essere particolarmente amico di nessuno dei due gruppi. Di Sarandos dice che è un uomo fantastico, mentre con gli Ellison avrebbe lunghi rapporti che sembravano dar loro una posizione di vantaggio. Proprio lunedì però il Presidente ha attaccato la conduzione di un episodio del programma 60 Minutes, arrivando a dire che la nuova gestione del gruppo Paramount non è migliore della precedente e anzi è peggiore – nonostante il gruppo gli avesse pagato 16 milioni di dollari di scuse, poco dopo l’acquisizione, per un precedente episodio del programma. Trump dichiara inoltre che seguirà personalmente la vicenda, interessato, dice, a scongiurare una eccessiva concentrazione, o forse deciso a guadagnarsi alleati più fedeli.

Si continuano poi ad alzare le voci contrarie a entrambe le acquisizioni: la senatrice Warren, già aspramente critica dell’offerta di Netflix, ha attaccato lunedì anche l’offerta di Skydance, considerata a sua volta monopolistica. Inoltre sono i subbuglio le associazioni sindacali che sostengono, a ragion veduta, come mai in passato queste fusioni abbiano fatto altro che tagliare il personale. E non la mandano a dire, suggerendo a entrambi i gruppi di investire nelle proprie imprese, anziché spendere soldi per comprarsi la concorrenza. Sia Skydance che Netflix hanno poi cercato di placare le paure degli esercenti, Paramount promettendo l’uscita al cinema di oltre 30 film all’anno se l’acquisizione andrà a buon fine, mentre Netflix dichiarando che non ha mai avuto una branca dedicata alla distribuzione in sala e ora che ne sta comprando una non intende distruggerne il valore. Netflix ha inoltre dichiarato che continuerà a vendere produzioni Warner anche ad altri canali e piattaforme, come era stato per esempio Ted Lasso, distribuito da Apple TV.
Entrambi i gruppi sostengono che non acquisirebbero una quota monopolistica, nel caso di Paramount perché il gruppo è più piccolo (ma la concentrazione ci sarebbe sul fronte news), nel caso di Netflix perché nel totale di quel che vedono gli spettatori americani arriverebbe “solo” all’8%. Questo conteggio include però il gigante YouTube e altre analoghe piattaforme gratuite come TikTok. Se invece si riduce il conteggio agli streamer a pagamento, la somma di Netflix e HBO Max arriva a un terzo del totale degli spettatori. Presto i dirigenti Warner manderanno una comunicazione ai propri azionisti sull’offerta di Skydance, ma una risoluzione dell’asta dovrà comunque aspettare l’inizio dell’anno prossimo. Solo allora probabilmente finirà l’attendismo della Presidenza.


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