Ci sono almeno due von Trier nella storia del cinema europeo. C’è quello dei tre film proposti da Movies Inspired lo scorso anno (L’elemento del crimine, Epidemic ed Europa) e poi quello che si esprime nella nuova terna. In mezzo c’è l’elemento spartiacque del Manifesto di Dogma 65 che si apriva con queste parole: “DOGMA 95 è un collettivo di registi fondato a Copenaghen nella primavera del 1995. Il suo scopo preciso è opporsi a certe derive del cinema contemporaneo. DOGMA 95 è un’azione di salvataggio!” e si concludeva così: “DOGMA 95 combatte il cinema delle illusioni con una serie di regole indiscutibili note con il nome VOTO DI CASTITÀ”. Seguiva il decalogo che prevedeva riprese in esterni ed assenza di set, sonoro con eventuale musica solo in funzione diegetica, macchina da presa a mano, film a colori senza trucchi ottici o filtri ecc. Da qui trae origine la svolta che costituirà anche (e potrebbe sembrare un po’ assurdo viste le costrizioni) l’inizio di una più vasta notorietà per il cinema di un regista che non ha mai rinunciato alla provocazione, sia sul piano del linguaggio filmico che su quello dei contenuti. Da qui in poi gli spettatori di un film di von Trier non potranno fare a meno di dividersi, non appena riaccese le luci in sala, tra ammirati ed indignati. Ognuno con le sue (buone) ragioni per sostenere l’una o l’altra posizione. Lo stesso varrà per la critica.