Premio Oscar come Miglior film straniero, un’opera toccante di cui è facile innamorarsi. Ora disponibile in streaming su FAREASTREAM.
di Emanuele Sacchi
Alcuni lo classificano come uno dei 500 film da vedere ad ogni costo, altri come poco più che una cartolina da esportazione, giunta fino al conseguimento dell’Oscar nel 2009, anno in cui in Giappone usciva Still Walking, forse l’apice della filmografia di Hirokazu Kore-eda.
Departures (in originale Okuribito) di Yojiro Takita - disponibile in streaming su FAREASTREAM - ha sempre diviso il pubblico, con una cesura piuttosto netta tra la critica e i cinefili più snob da un lato e il pubblico più conciliante dall’altro, lieto di scoprire in cosa consistesse la professione di un nokanshi e di sondarne il mistero attraverso la storia di Daigo. Oggi probabilmente un film come Departures non avrebbe più modo di esistere. Troppe le interconnessioni, troppo frenetica la velocità di comunicazione tutto-e-subito, troppo poco il mistero su ciò che non si conosce. Perché molto del successo del film di Takita è dovuto al perenne mistero del Paese del Sol Levante, alla sua singolarità, così difficile da comprendere in Occidente. È come se Takita fosse consapevole di tutto questo e ci ricamasse con la stessa cura con cui un sushiman taglia fette sottilissime di pesce crudo, esponendo la propria arte sul bancone del ristorante. E con lui Kundo Koyama, autore di una tradizionalissima sceneggiatura in tre atti e già firma dietro un popolare reality show di gastronomia giapponese, Iron Chef.
Quindi perché non dimenticare per un attimo la complessità e gli affanni del nostro presente e tuffarsi nel racconto toccante e consolatorio di un film che sembra più distante da noi degli undici anni trascorsi dalla sua uscita ma forse, proprio per questo, risulta ancor più affascinante di allora? Con ogni probabilità ve ne innamorerete, senza comprendere la ritrosia dei loggionisti di cui sopra.
Departures non arriva da solo sulla piattaforma digitale FAREASTREAM, comunque, ma è il capofila di una truppa agguerrita di nuovi titoli, poco o pochissimo visti in Italia. Alcuni, come Il piccolo Cheung e Durian Durian, sono usciti solo su Dvd in edizioni ormai introvabili, e appartengono agli anni migliori della filmografia di Fruit Chan, talento ribelle esploso a Hong Kong alla fine degli anni 90 e lucido osservatore dello storico passaggio dell’ex colonia britannica dalla regina Elisabetta alla Cina. Il piccolo Cheung conclude infatti una ideale trilogia, incentrata sull’handover di Hong Kong, avviata da Made in Hong Kong e proseguita dallo struggente The Longest Summer.
Il “porto profumato” è fortemente rappresentato in questo lotto di titoli, con due film di Dante Lam – il noir The Beast Stalker e la storia di riscatto sul ring Unbeatable – e un classico di Wong Kar-wai (nonché suo ultimo lavoro sin qui) come The Grandmaster, rivisitazione estetizzante del mito di Ip Man. Tornando in Giappone, il succitato Kore-eda è invece rappresentato da Father and Son, dramma su uno scambio di figli perpetrato da un’ostetrica vendicativa, mentre di Takashi Miike si possono apprezzare due differenti volti, quello storico di 13 assassini e quello thriller di Proteggi l’assassino; il grande compositore Ryuichi Sakamoto invece è immortalato in Coda, documentario sulla carriera e la malattia del musicista.
Per la Corea del Sud due opere importanti e lontanissime tra loro: la lezione d’autore di Lee Chang-dong in Poetry, sofferta disamina del cuore nero della gioventù, e il blockbuster di genere di The Terror Live, adrenalinico action di Kim Byung-woo. Due titoli anche per la Cina, entrambi appartenenti alla serie I cacciatori di tesori, avventura fantasy ricca di computer grafica ed effetti speciali.