In Panorama c'è James Franco alla regia.
di Annalice Furfari
Giornata di star e cinema per tutti i gusti, quella di oggi al 63° Festival internazionale del cinema di Berlino. Mentre ieri sul red carpet tedesco ha sfilato Isabelle Huppert, oggi sarà la volta di Ethan Hawke e Julie Delpy, la palpitante coppia protagonista di Before Midnight, il terzo capitolo della romantica trilogia diretta dall'indipendente americano Richard Linklater. Arrivato puntuale, nove anni dopo Before Sunset - Prima del tramonto, uscito a sua volta a distanza di nove anni da Before Sunrise - Prima dell'alba, quest'ultimo capitolo - fuori concorso alla Berlinale - tira le somme di un ventennio di incontri fortuiti in giro per il mondo e divagazioni filosofeggianti sul destino, la vita e i sentimenti. Riusciranno le due anime gemelle a coronare una volta per tutte il loro sogno d'amore?
Per gli appassionati di un cinema meno sentimentale e più adrenalinico c'è il thriller politico in concorso, Layla Fourie, diretto da Pia Marais. La regista, che ha vissuto a Berlino per diversi anni, è tornata in Sudafrica, dove è cresciuta, per svelare la realtà di un paese che ancora reca impresse su di sé le cicatrici di un passato fatto di apartheid. Così, il racconto della vita di tutti i giorni contribuisce a innalzare il livello di tensione della sceneggiatura di una storia incentrata su una madre single che trova lavoro come addetta alla macchina della verità. Dai tormenti del Sudafrica a quelli della Romania, con un'altra mamma protagonista nel film in concorso Child's Pose, diretto dall'esponente del nuovo cinema rumeno Calin Netzer. La drammatica vicenda di una madre altoborghese che fa di tutto per salvare l'indifferente e apatico figlio dall'accusa di omicidio colposo - per aver investito e ucciso un bambino - compone il ritratto di un paese macchiato da clientelarismo e corruzione, dove la borghesia soffre di lacerazioni familiari e spaesamento morale e le istituzioni, come polizia e magistratura, sono affamate di tangenti.
Il più grande cantore contemporaneo della working class, Ken Loach, riflette sulla storia del proprio paese nel documentario The Spirit of '45, che vedremo nella sezione Berlinale Special. L'istituzione del welfare state britannico è stata un'occasione sprecata, distrutta dal thatcherismo, o è un progetto che attende ancora di essere completato? Il regista tenta di rispondere a questa domanda, usando filmati d'archivio e interviste attuali per tratteggiare una narrazione politica e sociale degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, mettendo al centro le storie personali di chi ha vissuto quell'esaltante stagione di "nuovo socialismo", contrassegnata da un senso esemplare di comunità e coscienza di classe.
Nella sezione Panorama ritroviamo James Franco, già visto ieri in Maladies, stavolta però dietro la macchina da presa, insieme con Travis Mathews, dello sperimentale Interior. Leather Bar., interessante ricostruzione dei 40 minuti di scene a sfondo omosessuale e sadomaso che il regista William Friedkin fu costretto a tagliare dal suo film Cruising, presentato nel 1980 alla Berlinale in un vespaio di polemiche, per lo scandalo di un Al Pacino poliziotto che si traveste da omosessuale per individuare uno psicopatico che frequenta i locali gay del West Greenwich Village di New York. Al confine tra realtà e finzione, Interior. Leather Bar. svela i meccanismi e gli stereotipi omofobici di Hollywood. Nella stessa sezione vedremo Mes séances de lutte, l'ultimo lavoro del prolifico regista francese Jacques Doillon, in cui il confronto serrato tra un uomo e una donna in una casa di campagna si trasforma in un passo a due codificato e carico di sensuale erotismo, in un progressivo gioco di auto-rivelazione e crescente abbandono fisico e psicologico.
Spazio alle sperimentazioni, infine, nella sezione Forum, con i lavori di James Benning (Stemple Pass) e Richard Foreman (Once Every Day) e ai racconti di vite spezzate che tentano di ricomporsi dopo una catastrofe naturale (Cold Bloom) e personale (La paz).
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