Dopo aver aperto nella maniera più esotica e imprevedibile con la danza mistica di Vara: A Blessing dal Bhutan, la chiusura della 18.ma edizione del Busan Film Festival è nel segno della tradizione e del "ritorno a casa". Che significa Corea del Sud e un dramma familiare girato con maestria: The Dinner di Kim Dong-hyun rappresenta una maturazione insospettata per l'autore di Hello, Stranger e mette in scena la tragedia di una famiglia dilaniata da piccoli problemi che crescono sino a divenire macigni. Non ci sono villain contro cui scagliarsi e questo rende il quadro ancora più inquietante e l'amarezza insostenibile.
Magari non un campione di incassi, ma un film destinato a una discreta visibilità, benché il tema del pessimismo sulle istituzioni tradizionali - famiglia in primis - in Corea del Sud corra il rischio di saturazione. Attesa per il feedback nell'arena del BIFF Theater, condizioni metereologiche e tifone Danas permettendo, naturalmente.
Nelle proiezioni di giornata, sostanzialmente repliche, spazio ai vincitori del concorso "New Currents", del "BS Busan Bank Award" (in lizza il nostro L'arbitro) e del "Citizen Critics' Award". Nella prima e più importante categoria le indiscrezioni, i rumours e l'effetto-Oscar dovuto alla lista di film presentata all'Academy per il Miglior Film in Lingua Straniera sembrano indicare il filippino Transit, ma le sorprese a Busan sono sempre dietro l'angolo. Chissà che dopo il Leone a Sacro GRA, anche il BIFF non propenda per un premio "autarchico", magari al coraggio di Pascha e della sua drammatica storia d'amore tra un teenager e una donna matura, "scandaloso" solo perché in un senso (a parti invertite, si griderebbe più che altro allo stereotipo, vedi lolitismi di Eun-gyo qui a Busan l'anno scorso).
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