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Il Manifesto
Violento, grottesco, sessista, privo di morale, eccessivo, anche un po’ cafone, con una serie di personaggi fuori di testa, killer mostruosi, biondine pericolose, puttane armate fino ai denti, tirapiedi troppo colti, cannibali, vescovi corrotti, troppe teste separate dai corpi, troppi arti smembrati, teste che parlano anche da morte. Possiamo dire quello che vogliamo. Ma una volta entrati dentro Sin City, film-fumetto girato a quattro mani da Robert Rodriguez e Frank Milier, è difficile uscire.
Perché, come nei fumetti migliori, dove sesso e violenza fanno parte di un gioco visivo altissimo e la costruzione delle tavole è già messa in scena e montaggio cinematografico, tra schizzi di sangue bianco, rosso e giallastro, ti stai divertendo da impazzire.
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Il Mattino
Roba d'altri tempi: si rischia, finalmente, la rissa tra gli opposti schieramenti festivalieri. Tra i reiterati «ferocissimi» attacchi all'America (poco meno che giaculatorie intonate dagli autori ridotti al lumicino dello stile e della fantasia) e gli immancabili detriti vetero-avanguardistici (una gragnuola di oscure e penitenziali parabole cinéfile) è esploso come una molotov «Sin City», l'outsider del concorso che parla con il linguaggio pop dei giovani e giovanissimi, fa dell'ubriacante eccesso il suo logo, spiazza per l'assoluta originalità visionaria e, soprattutto, neppure si sogna di raccattare comodi consensi ecumenici.
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Ciak
Leggendo nei titoli di coda la dedica con cui Frank Miller, autore delle graphic novel che compongono il ciclo di Sin City, ha pagato pegno a una dozzina di colleghi che gli hanno acceso l’immaginario (da Milton Caniff a Will Eisner, da Jack Kirby a Wallace Wood), non si può non ricordare l’esperienza di Hugo Pratt, anche lui citato. Per una quindicina d’anni i produttori gli hanno chiesto di poter realizzare Corto Maltese: ma ogni volta che il grande Hugo ha spedito loro le sue storie, la risposta è stata: «belle, ma ci vorrebbe una sceneggiatura».
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Il Mattino
«Sin City, la città del peccato»: il film che porta sullo schermo il fumetto di Frank Miller è da poco uscito nelle sale americane e non si tratta della solita trasposizione cinematografica, ma qualcosa di più. È come leggere su grande schermo le strisce di uno dei più originali autori americani, strisce che raccontano di una città dannata e dei suoi abitanti, delinquenti, donnacce, poliziotti corrotti, dannati. E non basta: cannibalismo, decapitazioni, massacri, pedofilia, torture... il film è un prontuario di ferocia sotto l’egida della Disney, che lo produce.
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La Repubblica
E' la città del peccato, sporca di sangue e di violenza, dove si sublima il male che appartiene a tutte le metropoli del mondo, dove i fantasmi vagano in cerca di sesso e vendetta. Tutto l'universo dell'immaginario pulp. Ecco Sin City, quella che il regista Robert Rodriguez prende di peso dall'omonima graphic novel creata tredici anni fa da Frank Miller (co-regista del film) e porta sul grande schermo con un cast stellare e trasfigurato, con un risultato spiazzante e spettacolare e fra gli eventi più attesi di questa Cannes numero 58.
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Film TV
Sin City, la città del peccato dove tutto è notte. una graphic novel di Frank Miller che ha dato un nuovo significato al termine fumetto.
Miller ci ha abituato al meglio, basti pensare alla sua Electra, che forse un po’ rivive in questa anticamera dell’inferno che chiamano città nei panni di Miho (Devon Aoki nel film). Ma Sin City è un’altra cosa. A partire dallo stile, che si riappropria dell’espressionismo non soltanto per la scelta del bianco e nero e per la geometria delle ombre, bensì perché Miller, mister Genio, pensa alla toponomastica del noir come fosse (in) un film di Murnau.
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Il Corriere della Sera
«Honk honk, Kunk, Rakka, Crash, Krakk, Streeeeecht!» Il libro che ho fra le mani, Sin City di Frank Miller (edizione Rackham), non ha il dono della parola, ma aspira ugualmente a fare chiasso. Datato ai primi anni’90, è un classico dei «comics» e come tale l'ha trasferito sullo schermo Robert Rodriguez. Per l'occasione, Miller ha firmato la regìa a quattro mani, che sono diventate sei perché ci si è messo anche il «regista ospite» Quentin Tarantino, che in questo contesto è di casa.
Sin City è una sorta di fedelissimo «storyboard» animato che ogni tanto spezza il rigoroso bianco e nero dei disegni originali con qualche sprazzo di colore, come il giallo che sparge il ributtante mostriciattolo Yellow Bastard.
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Il Mattino
Che divertimento. Non tanto (non solo) per il film, ma per l'aspra guerriglia tra gli opposti schieramenti: a Cannes è andata così, adesso tocca al pubblico pagante. Geniale fumetto noir ritagliato sulle avventure grafiche di Frank Miller con la massima fedeltà ovvero noioso e fragoroso show di cinica macelleria? Anche senza aderire al partito di Ponzio Pilato, sarebbe il caso di rispondere sì ad entrambi i quesiti: «Sin City», dal 1991 sere-culto di fumetti, è diventato infatti un film firmato dallo stesso Miller in coppia con Robert Rodriguez che riprende ogni possibile archetipo del genere e lo stilizza in una miscela putrida e provocatoria, horror e ultraviolenta, ma soprattutto imparagonabile e forse addirittura ingiudicabile (con i consueti parametri del buon gusto medio).
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Il Corriere della Sera
Lungo viaggio nella città dolente: nessuno sfuggirà all’eterno dolore. Frank Miller, il disegnatore che resuscitò Batman, regala Sin City, uno dei suoi fumetti più cupi, a Robert Rodriguez (il «mariachi» amico di Quentin Tarantino) e, per far capire che il film è per metà suo, firma anche la regia. Ne esce fuori un fantastico quadro in bianco e nero (i colori sono strisce violente e intermittenti), pieno di mostri e di assassini, di peccatrici non redente e di fanciulle da salvare. Tre sono le storie circolari che si intrecciano e tutte parlano di delitti, vendette, castighi.
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di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
In gara la discussa pellicola Usa con Willis, Rourke, Owen. Il regista Rodriguez: il mio film, un noir postmoderno.
Presentare Sin City in concorso a Cannes - località che ieri il quotidiano Nice Matin definiva "capitale della più efferata criminalità della Costa Azzurra, con 700 furti in pochi giorni nelle ville e violenze di ogni tipo sui proprietari" - non è stata affatto una cattiva idea. In barba a chi ha subito gridato allo scandalo (e sembra proprio che anche alcuni membri della giuria non abbiano gradito le numerose scene sanguinarie) per il film che in Italia sarà in sala dal primo giugno, è diventato subito di culto per la sua estetica visiva e le tecniche digitali, è stato osannato dalla critica americana "come il più innovativo dell'anno" - E dove, però, prendendo a prestito tre storie del grande disegnatore Frank Miller, co regista con Roberto Rodriguez, gang e psicopatici uccidono, hanno tendenze pedofile, mangiano le loro vittime o appendono le loro teste in casa, protetti da politici e cardinali corrotti e mentre le prostitute girano armate per difendersi dai poliziotti corrotti.
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