Chevalier

Film 2015 | Drammatico 99 min.

Titolo originaleChevalier
Anno2015
GenereDrammatico
ProduzioneGrecia
Durata99 minuti
Regia diAthina Rachel Tsangari
AttoriYorgos Kentros, Panos Koronis, Vangelis Mourikis, Makis Papadimitriou, Yorgos Pirpassopoulos Sakis Rouvas.
TagDa vedere 2015
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Athina Rachel Tsangari. Un film Da vedere 2015 con Yorgos Kentros, Panos Koronis, Vangelis Mourikis, Makis Papadimitriou, Yorgos Pirpassopoulos. Cast completo Titolo originale: Chevalier. Genere Drammatico - Grecia, 2015, durata 99 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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In mezzo al mare Egeo, su uno yacht di lusso, sei uomini decidono di giocare ad un gioco divertente.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una favola politica che mette a nudo il sistema di dominazione e competizione imperante.
Recensione di Francesca Ferri
Recensione di Francesca Ferri

Nel mezzo del mar Egeo, sei uomini di ritorno da una battuta di pesca su uno yacht di lusso decidono di intraprendere un gioco. In una gara di paragoni senza regole e senza limiti, gli amici iniziano a giudicarsi su una serie di abilità e caratteristiche per eleggere infine il migliore. Così, montano mobili Ikea, si interrogano su ricette o sui valori del colesterolo, si danno voti su come camminano, come si vestono, come dormono, si mettono alla prova nel canto, nelle immersioni subacquee, fino alle più intime dimostrazioni fisiche. Alla fine del gioco e del viaggio, il migliore si aggiudica l'anello della vittoria, lo Chevalier.

Un film femminista vincitore del London Film Festival 2015, dedicato alle donne, senza neanche l'ombra di una donna, è il paradosso di Athina Rachel Tsangari, rappresentante della nouvelle vague greca insieme a Yorgos Lanthimos e al loro condiviso sceneggiatore Efthymis Filippou.

Chevalier, in realtà, racconta l'universo maschile dal punto di vista di una donna che fa visibilmente pesare il suo giudizio sull'uomo come fautore dei codici del maschilismo che regolano la società occidentale. Così l'apparente commedia crudele sulla virilità si rivela una favola politica che mette a nudo il sistema di dominazione e competizione imperante.

Attraverso lo sguardo cinico della regista che non sembra affatto amare i suoi personaggi, osserviamo i sei uomini dibattere seriamente di futili quisquilie e sfidarsi in prove mai intellettuali. Diversi tra loro per età e gradi di conoscenza, tutti però, accettando di partecipare al gioco, rivelano le proprie vanità e un innato spirito di competizione, mascherate dietro la patina da gentleman. Intorno al più anziano e rispettato dottore ruotano tutti gli altri: Yannis, suo genero che ha portato con sé il fratello Dimitris, goffo e un po' nerd, Yorgos che lavora per il dottore e vuole presentarsi come il maschio "alpha", infine Josef e Christos, soci in affari tra loro e amici del dottore. Armati di penna e taccuino, tutti sono al contempo giudici e imputati degli altri, pronti a spiare debolezze e vanità di ciascuno con il rischio di mettere in discussione i rapporti di una vita. Un'atmosfera di sospetto e sorveglianza si instaura sulla barca contagiando anche il personale di bordo. Così, in mezzo al mare in questa estenuante gara tra orgoglio, segreti e nuove alleanze, gli equilibri si rovesciano e le apparenze si rivelano illusorie.

Un film più facile da amare rispetto agli altri della regista, Chevalier in realtà gioca con stereotipi e metafore da interpretare su diversi livelli di lettura. Se il film si apre sulla scena dei pescatori che giungono a riva con i polpi, rievocando la condizione dell'uomo-predatore nel ciclo della natura, Tsangari ci mostra subito la scena che detta il tono dell'intero film: i sei uomini in muta risalgono sulla barca e si fotografano con il pescato, riflesso di autocompiacimento e sfida nei confronti degli altri. Seguirà, in effetti, la discussione su chi ha pescato di più, da cui parte la competizione. Ma è la scena in cui gli amici si aiutano a togliersi vicendevolmente le mute che rivela l'interesse della regista, intenta a denudare l'uomo delle maschere sociali che abitualmente gli vengono affidate.

Con misura ed eleganza, Tsangari dunque porta avanti l'annientamento del maschilismo in un climax ascendente che non perde mai di vista il sarcasmo intelligente. E con eguale distacco osserva i sei uomini, nella cui ammirevole performance attoriale risiede la forza del gioco di gruppo. La stessa freddezza si riflette, infine, nella fotografia di un mare greco fuori stagione attraverso un ambiguo rinvio di sguardi. In questa commedia imprevedibile, Tsangari dunque, si diletta a giocare con l'immagine dell'uomo, il suo riflesso negli specchi dello yacht e il riflesso nell'inconscio di una donna.

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