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la iena
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martedì 15 maggio 2012
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una vita non può essere piena di niente...
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Benjamin Esposito, un uomo un po’ ruvido, è un assistente pubblico ministero alle prese con un caso irrisolto; uno di quei casi che spesso l’ispettore di turno nei film insegue per tutta la vita. Una giovane ragazza è stata violentata e trucidata. Benjamin è ormai in pensione e decide di scrivere un romanzo che racconti quella storia. Saltando temporalmente al periodo dell’accaduto, Benjamin guardando alcune foto della ragazza da giovane ha l’intuizione. Osservando lo sguardo (da qui il titolo del film) di un compagno di scuola di lei, capisce che potrebbe esser lui l’assassino e si mette subito alla ricerca del ragazzo. E troppo tardi; questo è già scappato senza lasciare alcuna traccia di se.
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Benjamin Esposito, un uomo un po’ ruvido, è un assistente pubblico ministero alle prese con un caso irrisolto; uno di quei casi che spesso l’ispettore di turno nei film insegue per tutta la vita. Una giovane ragazza è stata violentata e trucidata. Benjamin è ormai in pensione e decide di scrivere un romanzo che racconti quella storia. Saltando temporalmente al periodo dell’accaduto, Benjamin guardando alcune foto della ragazza da giovane ha l’intuizione. Osservando lo sguardo (da qui il titolo del film) di un compagno di scuola di lei, capisce che potrebbe esser lui l’assassino e si mette subito alla ricerca del ragazzo. E troppo tardi; questo è già scappato senza lasciare alcuna traccia di se. Così Benjamin ed il suo assistente, un uomo con problemi di alcolismo, un po’ goffo ma spesso divertente, si intrufolano in casa della madre del presunto assassino trovando delle lettere che questi le ha inviato. Purtroppo anche qui vengono scoperti ed il magistrato non avendo prove concrete per incolpare l’uomo, decide di chiudere il caso. Il marito della giovane vittima, è un uomo devastato dalla perdita della moglie, imprigionato dai ricordi di lei. Questi, spinto da un amore puro, si reca ogni giorno per più di anno alla stazione ferroviaria, aspettando di incrociare l’assassino di sua moglie. Dopo un anno la svolta; il Sancho Panza della situazione, l’assistente di Esposito, rileggendo le lettere ha l’intuizione. In ognuna di quelle lettere l’uomo fa dei paragoni o cita dei giocatori di calcio di una squadra locale. Sarà proprio la passione per il calcio a tradire l’assassino che dopo un’estenuante fuga viene finalmente preso ed arrestato in uno stadio, durante una partita di calcio. L’interrogatorio a mio avviso è una delle parti più belle del film; Soledad Villamil, nel film Irene, capo, nonché ossessione inconfessabile di Benjamin, conduce l’assassino all’ammissione di colpevolezza, giocando magistralmente il gioco della provocatrice. Tutto sembra finito e l’uomo è condannato all’ergastolo ed invece… soltanto dopo poco l’assassino, forte di aver collaborato con la giustizia, viene nuovamente liberato. Il caso vuole che una notte, dopo l’ennesima sbronza, l’assistente di Benjamin si trova in casa del suo capo e mentre egli è fuori, viene ucciso al suo posto. Nel mezzo c’è tutta la storia d’amore tra Benjamin ed Irene; un amore corrisposto ma mai consumato che poi alla fine si risolverà per il meglio. Oltre questo? C’è il finale, che personalmente non trovo così scontato; il film vuole far credere che il marito della vittima, deluso dalla giustizia, abbia regolato i conti da solo. In parte è cosi, ma fortunatamente il regista non è stato cosi banale e soltanto negli ultimi minuti si scoprirà la reale conclusione del thriller.
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emhil
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giovedì 23 febbraio 2012
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un film da scoprire passo dopo passo
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Finalmente un buon lavoro!!! La luce dei suoi occhi è proprio un bel Film... così completo che riesce facilmente a superare le pur buone aspettative... che trova la giusta ed originale chiave narrativa per affrontare un dramma umano di non agevole rappresentazione cinematografica.
Un Film che accompagna lo spettatore attraverso una gestualità semplice ma potente e ben cadenzata... Spesso sono le note musicali a ritrae il moto interiore dei protagonisti ma quì uno spazio centrale è demandato ai gesti, capaci di mettere a nudo segreti e moti interiori... o anche di urlare fino a straziare il cuore... tanto che l'intera storia ruota intorno ad uno sguardo...
Un Film che passo dopo passo riesce nell'arduo compito di far entrare il pubblico in simbiosi col protagonista nella sua ricerca.
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Finalmente un buon lavoro!!! La luce dei suoi occhi è proprio un bel Film... così completo che riesce facilmente a superare le pur buone aspettative... che trova la giusta ed originale chiave narrativa per affrontare un dramma umano di non agevole rappresentazione cinematografica.
Un Film che accompagna lo spettatore attraverso una gestualità semplice ma potente e ben cadenzata... Spesso sono le note musicali a ritrae il moto interiore dei protagonisti ma quì uno spazio centrale è demandato ai gesti, capaci di mettere a nudo segreti e moti interiori... o anche di urlare fino a straziare il cuore... tanto che l'intera storia ruota intorno ad uno sguardo...
Un Film che passo dopo passo riesce nell'arduo compito di far entrare il pubblico in simbiosi col protagonista nella sua ricerca... che confonde e lascia sospesi e che solo infondo rivelerà la sua vera natura.
Un Film da vedere!!!
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elenii85
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lunedì 18 luglio 2011
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uno sguardo sull'argentina per capire noi stessi
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c'è un orrendo delitto, c'è un tribunale, c'è la casta, ci sono uomini del diritto che cercano la verità malgrado il loro mondo sia violento e senza speranza. C'è il calcio, c'è il borghese piccolo piccolo che si fa giustizia da sè: ci siamo noi.
E c'è un ottimo film con montaggio impeccabile, attori coinvolti e mai autocompiaciuti - una rarità - ci sono dialoghi vincenti e crudamente reali, una scenografia mirabile - si pensi alle vedute d'interni, come il tribunale e la scena del crimine.
un thriller che è anche denuncia sociale, romanza psico-emotiva che indaga sui sentimenti e soprattutto sull'amore: quello che dura oltre la vita - e le sue complicazioni - e oltre la morte - nella sua semplicità, in un parallelo tra l'amato della vittima, coi suoi occhi grandi e rassegnati di cittadino impotente e piccolo piccolo (ma alla fine grande) e il protagonista, che ama tutta la vita una donna che non riesce mai a sfiorare.
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c'è un orrendo delitto, c'è un tribunale, c'è la casta, ci sono uomini del diritto che cercano la verità malgrado il loro mondo sia violento e senza speranza. C'è il calcio, c'è il borghese piccolo piccolo che si fa giustizia da sè: ci siamo noi.
E c'è un ottimo film con montaggio impeccabile, attori coinvolti e mai autocompiaciuti - una rarità - ci sono dialoghi vincenti e crudamente reali, una scenografia mirabile - si pensi alle vedute d'interni, come il tribunale e la scena del crimine.
un thriller che è anche denuncia sociale, romanza psico-emotiva che indaga sui sentimenti e soprattutto sull'amore: quello che dura oltre la vita - e le sue complicazioni - e oltre la morte - nella sua semplicità, in un parallelo tra l'amato della vittima, coi suoi occhi grandi e rassegnati di cittadino impotente e piccolo piccolo (ma alla fine grande) e il protagonista, che ama tutta la vita una donna che non riesce mai a sfiorare..fino alla fine.
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francesco2
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mercoledì 8 giugno 2011
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il passato non torna. o sì?
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Questo film, partendo da un'ispirazione letteraria, si inserisce nella categoria "Thriller d'autore": è almeno dai tempi di "Seven", o ancora prima del "Silenzio degli innocenti" (Senza scomodare Hitchcock) che il "Giallo" non è più un genere minore ed ha acquisito caratteristiche più specificatamente "Autoriali". In questo caso, poi, la valenza artistica del racconto è probabilmente duplice: da un lato il protagonista stesso sta scrivendo un libro, e se questo ci situa in un racconto nel racconto (Come dimostrerà il finale, o meglio la serie di finali possibili), attribuendo fin dall'inizio un "Significato" che va oltre la suspense alla vicenda. Dall'altro la storia rammentata si
svolge in un periodo particolare della storia argentina (Ma non solo, forse), lo stesso contesto del sopravvalutato ma interessante "Missing".
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Questo film, partendo da un'ispirazione letteraria, si inserisce nella categoria "Thriller d'autore": è almeno dai tempi di "Seven", o ancora prima del "Silenzio degli innocenti" (Senza scomodare Hitchcock) che il "Giallo" non è più un genere minore ed ha acquisito caratteristiche più specificatamente "Autoriali". In questo caso, poi, la valenza artistica del racconto è probabilmente duplice: da un lato il protagonista stesso sta scrivendo un libro, e se questo ci situa in un racconto nel racconto (Come dimostrerà il finale, o meglio la serie di finali possibili), attribuendo fin dall'inizio un "Significato" che va oltre la suspense alla vicenda. Dall'altro la storia rammentata si
svolge in un periodo particolare della storia argentina (Ma non solo, forse), lo stesso contesto del sopravvalutato ma interessante "Missing".
In fondo, "Il segreto dei suoi occhi" (Il cui titolo forse è già un ossimoro, perché lo sguardo in teoria è lo "Specchio dell'anima". e non dovrebbe quindi dare alito a segreti), nel suo muoversi tra passato e presente (Quindi, doppia dimensione TEMPORALE), e fondere vari generi trova un pregio , una delle cose che più gli conferisce significato, nel proprio porre l'accento sulla specificità delle persone: ognuno di noi ha delle passioni che sono SUE, ed alle volte è partendo da qui che ci tradiamo da soli, ma ognuno di noi vive anche dei sentimenti PROPRI. Ciò spingerà Benjamin a non credere che Morales, che amava così teneramente ed al tempo stesso disperatamente una donna non abbia potuto mai dimenticare. Persino in una dittatura come quella, che forse vorrebbe uniformare tutto, una persona ha il diritto o il dovere di essere sé stessa.
La vicenda però ha i suoi punti deboli nella regia ed in scene come quella in cui Esposito viene severamente ripreso dal superiore: posto che una sequenza del genere faccia ridere, si rischia di attribuire alla vicenda un che di folcloristico, in un contesto dove sia il protagonista che Irene sembrano averere perso due volte la loro battaglia: nel salutarsi alla stazione con le parole "Noi non possiamo nulla" rischiano di smentire quanto ho affermato poc'anzi, confessando a loro stessi la propria impotenza come esseri umani: dal punto di vista personale il loro amore rimarrà un sogno, ma anche in senso professionale appaiono di totali impotenti. In quella circostanza, ribadendo con ancor maggior forza una precedente affermazione di Morales ("Non avrebbe senso ucciderlo, perché farei sì che lui muoia subito e che io debba morire in un calvario"), il film appare una parabola sull'ingiustizia del mondo e dela vita, quasi che scrivere un romanzo decine e decine d'anni dopo fosse un modo per sfogarsi della REALTA' ed allo stesso tempo, ricordando solo ciò che ha selezionato la nostra memoria, rielaborare quello che è avvenuto.
Quando sappiamo (O soprattutto immaginiamo, forse) che
lo stupratore-asassino è stato imprigionato, ma non ucciso, è come se Campanella o soprattutto il romanzo volessero suggerirci che esiste una giustizia che non necessariamente culmina nella vendetta. Come forse, se ho capito bene, non è mui troppo tardi per le Irene che abbiamo conosciuto. E'giusto, secondo me, non essere pessimisti ob torto collo. Ma così, forse, "Il segreto dei suoi occhi" rischia di perdere qualla sottile malinconia che talvolta lo connota, nonostante i difetti che ho prima indicato.
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pietro viola
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giovedì 2 giugno 2011
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strepitoso, fino a un certo punto
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Se il film fosse finito sulle parole "se era vero, perchè non mi hai portato con te?" sarebbe stato perfetto. Ottimi dialoghi e attori, ben amalgamato l'intreccio tra lo sviluppo del romanzo che il protagonista comincia a scrivere, e a far leggere, e il progressivo dispiegarsi alla coscienza di una "vita vuota", commovente l'amore umiliato per paura o per capriccio di un pazzo, singolo uomo o potere costituito che sia, una delle voci più potenti dell'Ingiustizia. Splendida l'antinomia tra il passato come prigione e il presente come riscatto, negato.
Purtroppo a un certo punto tutto comincia a complicarsi su troppi temi e rivoli: l'argentina del periodo oscuro (tema troppo grande per essere riassunto così sbrigativamente), il moltiplicarsi di violini e romanze (puzza di romanzone d'appendice), la ripetizione superflua di quanto già detto in modo essenziale ed asciutto nella prima parte.
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Se il film fosse finito sulle parole "se era vero, perchè non mi hai portato con te?" sarebbe stato perfetto. Ottimi dialoghi e attori, ben amalgamato l'intreccio tra lo sviluppo del romanzo che il protagonista comincia a scrivere, e a far leggere, e il progressivo dispiegarsi alla coscienza di una "vita vuota", commovente l'amore umiliato per paura o per capriccio di un pazzo, singolo uomo o potere costituito che sia, una delle voci più potenti dell'Ingiustizia. Splendida l'antinomia tra il passato come prigione e il presente come riscatto, negato.
Purtroppo a un certo punto tutto comincia a complicarsi su troppi temi e rivoli: l'argentina del periodo oscuro (tema troppo grande per essere riassunto così sbrigativamente), il moltiplicarsi di violini e romanze (puzza di romanzone d'appendice), la ripetizione superflua di quanto già detto in modo essenziale ed asciutto nella prima parte. Certo, il sub-finale dell'"ergastolo privato" a doppi filo tra vittima e carnefice è un'idea buona e forte. Peccato il regista non abbia saputo arrivarci in modi meno triti e quasi melensi. Voto 3 quale media tra 4 (prima parte) e 2 (seconda parte).
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paperino
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domenica 15 maggio 2011
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film da vedere ma fin troppo complesso
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E' un fim che consiglierò sicuramente ma che, a mio parere, mette troppa " carne al fuoco".:
-II rapporto fra l'agente Esposito e la sua avvenente diretta superiore che si intuisce appena all'inizio e si rivela alla fine ( dopo venticinque anni) nello splendido sorriso di lei che lascia intravvedere una possibile storia fra i due.
-L'amicizia fra Esposito e il suo collega alcolizzato ricco però di intuizioni e disposto a combattere per raggiungere la verità e che alla fine muore al suo posto ( consapevolmente ? Il personaggio è poco definito)
-Il marito della giovane donna uccisa che trasforma il suo amore in un'ossessione che si rivelerà alla fine una scelta di non vivere la propria vita pur di dare all'assassino, suo prigioniero per vent'anni, un'esistenza che non abbia alcun senso in una morte lenta e più atroce della pena di morte.
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E' un fim che consiglierò sicuramente ma che, a mio parere, mette troppa " carne al fuoco".:
-II rapporto fra l'agente Esposito e la sua avvenente diretta superiore che si intuisce appena all'inizio e si rivela alla fine ( dopo venticinque anni) nello splendido sorriso di lei che lascia intravvedere una possibile storia fra i due.
-L'amicizia fra Esposito e il suo collega alcolizzato ricco però di intuizioni e disposto a combattere per raggiungere la verità e che alla fine muore al suo posto ( consapevolmente ? Il personaggio è poco definito)
-Il marito della giovane donna uccisa che trasforma il suo amore in un'ossessione che si rivelerà alla fine una scelta di non vivere la propria vita pur di dare all'assassino, suo prigioniero per vent'anni, un'esistenza che non abbia alcun senso in una morte lenta e più atroce della pena di morte.
-Il veloce cambiamento della situazione politica in Argentina accennato nell ascesa al potere di personaggi ambigui e nella liberazione dell'assassino ora al servizio del regime; quest'ultimo si vendicherà per la pena inflitta mandando a casa di Esposito un gruppetto di criminali per ucciderlo che finiranno poi per eliminare invece l'amico.
-Dovrebbe fare da collante il desiderio di Esposito di scrivere un romanzo sulla vicenda e la conseguente ricerca dei personaggi che ne hanno fatto parte e dei luoghi in cui si è svolta
Come già detto troppi spunti , troppe vicende intrecciate, l'incrociarsi e sovrappporsi di troppi generi in un montaggio complesso...
In compenso la regia è asciutta e mantiene un buon ritmo per tutto il tempo della vicenda
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m.mastroianni
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domenica 10 aprile 2011
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un film che fa riflettere
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Un film pieno di spunti, con una storia d'amore in sottofondo che non offusca il delitto, ma vi si intreccia perfettamente.
Ho trovato originali le riprese della fuga dell'assassino attraverso le scale.
Il montaggio penso sia impeccabile.
L'unica critica che sento di muovergli riguarda la facilità con cui il killer, dopo esser stato imprigionato, riesce ad uscire e ad avere una pistola. Almeno nel nostro ordinamento giuridico è molto difficile che accada, soprattutto se reo confesso.
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jaky86
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mercoledì 23 febbraio 2011
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straziante finale
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Ottimo film ambientato nell'Argentina degli anni '70, descritta in maniera velata ma non superficiale. La storia scorre piacevolmente con una lentezza mai pesante per lo spettatore. Il finale, poi, è agghiacciante..un crescere di emozioni che culmina con la scena finale, dove il "prigioniero" se ne esce con una frase geniale che vi rimbomberà nella testa per parecchio tempo e difficilmente dimenticherete.
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nigel mansell
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venerdì 18 febbraio 2011
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il passato non muore mai
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Il passato non muore mai, ritorna sempre. Come un ottimo pranzo ci sono tutti gli ingredienti e portate: suspense, humor, thriller, amore ecc. da vedere.
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