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m.cristina lucchetta
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mercoledì 22 novembre 2006
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the devil wears prada.la libertà in cinque parole.
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Il diavolo veste Prada ma anche Hermes, Fendi, Chanel, Dolce&Gabbana.
« Con due b o con una ? » chiede candidamente Andy, neoassistente factotum della tirannica Miranda Priestley direttrice del RUNWAY, mentre dall’altro capo del telefono qualcuno riattacca bruscamente la cornetta; perché in certi ambienti e a certi livelli, l’oltraggio alla notorietà è un peccato mortale, un vero sacrilegio. L’ ultimo lavoro di David Frankel è un film intelligente e ben confezionato che fotografa con acume e ironia il mondo della moda e fa di splendidi abiti e accessori raffinati gli attori co-protagonisti. Risvegliando la vista. Solleticando la vanità di chi i bei vestiti li ama, li desidera e magari li agogna.
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Il diavolo veste Prada ma anche Hermes, Fendi, Chanel, Dolce&Gabbana.
« Con due b o con una ? » chiede candidamente Andy, neoassistente factotum della tirannica Miranda Priestley direttrice del RUNWAY, mentre dall’altro capo del telefono qualcuno riattacca bruscamente la cornetta; perché in certi ambienti e a certi livelli, l’oltraggio alla notorietà è un peccato mortale, un vero sacrilegio. L’ ultimo lavoro di David Frankel è un film intelligente e ben confezionato che fotografa con acume e ironia il mondo della moda e fa di splendidi abiti e accessori raffinati gli attori co-protagonisti. Risvegliando la vista. Solleticando la vanità di chi i bei vestiti li ama, li desidera e magari li agogna. Inconfessatamente e non senza un briciolo di invidia, perché come ha scritto Proust che ben conosceva l’arte della seduzione femminile, “nella vita della maggior parte delle donne, tutto, anche il dolore più grande, porta alla messa in prova di un abito nuovo”.
Uno spettacolo di colori, una vera lezione di stile, un puro bagno di glamour che ridesta i sensi. Un festival di luci e atmosfere dorate tra le passerelle parigine e i lussuosi negozi di New York. Ma “ The Devil wears Prada” è molto di più di un film frivolo e patinato che racconta, non senza compiacimento, la parabola di una trasandata e ingenua ragazzona di provincia, un po’ anatroccolo, che sogna di scrivere sul New Yorker e che, sopportando intollerabili angherie, farà carriera nella più influente e prestigiosa rivista di moda americana, divenendo un bellissimo cigno, una quasi top-model. Fuori concorso alla 63a mostra del cinema di Venezia, Il Diavolo Veste Prada stigmatizza, con i toni della commedia brillante, il fascino del potere e le sue inesorabili leggi, ritraendo con scanzonata crudeltà imperatori e sudditi, vittime e carnefici. Mostrando con pungente ironia le logiche che governano il desiderio di potenza e l’esercizio delle sue perversioni e al tempo stesso le dinamiche che portano ad abbandonare le scarpe piatte per calzare vertiginosi tacchi a spillo firmati Manolo Blahnik. A dimagrire la taglia e a far ingrassare l’“io”. «Piccolo uomo, ego mastodontico» recita una battuta del film, a dimostrazione di come la legge del compenso si contraddica raramente. Una pellicola arguta in frivole vesti, che riesce ad universalizzare il mondo dell’alta moda, infernale paradiso (o paradisiaco inferno) ma non più di altri mondi professionali, offrendo un esempio di realismo, quasi un affresco di costume.
E non importa se allo spettatore accade di anticipare la sceneggiatura, immaginando la sequenza successiva, perché una siffatta descrizione del potere e delle sue vittime anche quando non offre alla visione fotogrammi memorabili, comunque emoziona e quasi conforta il cuore. Fa sentire tutti sulla stessa barca: chi ha avviato una causa per mobbing e chi invece resiste in modo indomito e spesso cinico, perché la vita è questa, queste le regole del gioco (ovvero del lavoro in contesti professionalmente competitivi). Prendere o lasciare. Eppure questa favola apparentemente scontata che miscela topoi e moralistiche redenzioni, dispensando pillole di buon senso e massime che pretenderebbero di insegnare la vita, diverte e ha un finale sorprendente. In pochissime battute di rara incisività ed efficacia, offre allo spettatore avveduto la possibilità di un volo. Sovvertendo i codici della futilità, inquietando e “perturbando” oltre l’inverosimile. E impressiona che a compiere l’opera di disvelamento sia proprio lui, the Devil. Incapace di sopportare il possibile rifiuto della promozione e dell’ avanzamento di carriera da parte di Andy - all’ amor proprio non si addice il fallimento - nell’atto di dimostrarle fino a che punto la “possiede” e fino a che punto egli abbia già vinto (ha fatto di un tegamino una bellissima pentola) inciampa in un irrimediabile errore ( e non riesce a forgiare il coperchio). Cinque semplici parole: « hai scelto di andare avanti » sono più che sufficienti a ridestare il dramma dell’umana libertà. E in quest’ultimo dialogo tra la perfida Mirando e la vessata Andy, da consegnare alla memoria, c’è il nucleo e lo spessore del film.
In fondo, sin dall’incipit, sapevamo che la ragazzona di provincia out of fashion, compiute le opportune metamorfosi, sarebbe ritornata tra le braccia del mai dimenticato fidanzatino. La favola lo esige. Ma le ragioni sentimentali sono un pretesto insufficiente per un così radicale cambiamento. Anche in un film che si rispetti. Perché in gioco vi sono ben altri richiami, anche quando le circostanze attenuanti, di cui ci si può sempre avvalere, ci spingeranno a credere che non avevamo scelta.
E’ ciò che pensa Andy, più o meno sinceramente, fino a quando il diavolo, in abiti Prada, deposta l’astuzia del serpente, non certo per bontà, ma per eccesso di superbia, non pronuncia quelle cinque fatidiche parole. Ed è un piacere ascoltarle perché ci ricordano che la nostra libertà resta. Sempre. Indissolubilmente coniugata con la possibilità e la responsabilità della scelta. Questo il diavolo lo sa , ma non dovrebbe mai dirlo. A volte però, le parole gli sfuggono di bocca rendendo strette e impervie, per chi le “ascolta”, le porte dei terreni inferni.
Una bella prova di regia per David Frankel che si è avvalso di ottime interpretazioni; da Stanley Tucci ad Anne Hathaway che nel ruolo di cenerentola redenta convince e incanta con i suoi occhioni neri, apparendo quasi perfetta per il remake di Colazione da Tiffany. Infine lei, Meryl Streep che alla Laguna avrebbe meritato più di un premio perché è riuscita a conferire ad una “parte fatta” una grazia “luciferina”. Travolgendo. Superando se stessa. La perfidia le si addice ancor più dell’aria languida e romantica e dei ruoli in cui il sentimento rischia di divenire zuccherino. Incanta Meryl, con una recitazione che è tutta nei movimenti delle labbra, nei cenni del capo, nell’angolazione e nell’inclinazione dello sguardo, nel registro vocale, nei toni sussurrati. Algida ma in fondo umana, regale ed altera anche quando mostra le sue vulnerabilità. Incredibilmente bella anche se il trucco non nasconde più le rughe e gli occhi rosso-pianto. Impeccabile nel congedarsi con “E’ tutto”. Indimenticabile nel dire “go” con la perfezione dei grandi.
Sorride Meryl nell’andar via. Sorride Handy con in tasca un viatico di cinque parole (che potrebbero anche essere « tu lo hai già fatto »)… e con lei la “virtù bambina”.
mcristina.lucchetta@libero.it
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robi
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martedì 31 ottobre 2006
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"non essere sciocca,tutti vogliono essere noi"
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Il film,lanciato il 13 ottobre nelle sale, si è rivelato un successo immenso e penso sia inutile chiedersi perchè... Secondo me è uno dei film più brillanti e divertenti mai visti negli ultimi anni, una rivisitazione dell'intramontabile Colazione da Tiffany, dell'irrestistibile Sex and the City... Dopo Sex and the City,infatti, chi, appassionato di moda, non avrebbe amato subito questo film.
Inutile sottolineare l'incredibile bravura di Maryl Streep, incredibile in questo ruolo: lei è la perfida Miranda, capo di Andrea(Anne Hathaway), che esercita tutto il suo incredibile potere su assistenti, redattori e soprattutto stilisti, pronti a gettar via un'intera collezione per un suo arricciamento di labbra.
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Il film,lanciato il 13 ottobre nelle sale, si è rivelato un successo immenso e penso sia inutile chiedersi perchè... Secondo me è uno dei film più brillanti e divertenti mai visti negli ultimi anni, una rivisitazione dell'intramontabile Colazione da Tiffany, dell'irrestistibile Sex and the City... Dopo Sex and the City,infatti, chi, appassionato di moda, non avrebbe amato subito questo film.
Inutile sottolineare l'incredibile bravura di Maryl Streep, incredibile in questo ruolo: lei è la perfida Miranda, capo di Andrea(Anne Hathaway), che esercita tutto il suo incredibile potere su assistenti, redattori e soprattutto stilisti, pronti a gettar via un'intera collezione per un suo arricciamento di labbra.
Brava anche la giovanissima rivelazione hollywoodiana Anne Hathaway, assolutamente inadeguata assistente di Miranda, catapultata nel mondo della moda, senza i giusti vestiti e con un corpo non precisamente da modella( secondo i canoni di quel mondo folle)... Sicuramente è un ritratto interessante del mondo della moda, fatto da ragazze praticamente anoressiche, ma di gran classe, di vestiti che sono praticamente definibili opere d'arte e direttrici diaboliche...
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dj
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sabato 14 ottobre 2006
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una gioia per gli occhi delle donne
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Nel mondo della moda Miranda Priestly è un mito assoluto, e infatti dirige la rivista più venduta e prestigiosa a livello internazionale. Andrea Sachs, ventitreenne che sogna di diventare scrittrice, accetta di lavorare per lei in cambio di una futura raccomandazione. Ma qui iniziano i guai della ragazza, perché dietro l'aspetto impeccabile, Miranda nasconde un'indole malvagia e volubile, capace di trasformare la vita dei suoi sottoposti in un inferno. Dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, Frankel ha tratto una simpatica, spigliata commediola che mette alla berlina il mondo della moda ed è molto divertente e ritmata (anche a livello di montaggio) nella prima parte, con ottimi duetti Streep/Hathaway, e converge poi nel secondo tempo sull’inevitabile moralistico leit-motiv “il successo non conta, contano i principi” al quale probabilmente non abboccano più nemmeno gli americani più ingenui.
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Nel mondo della moda Miranda Priestly è un mito assoluto, e infatti dirige la rivista più venduta e prestigiosa a livello internazionale. Andrea Sachs, ventitreenne che sogna di diventare scrittrice, accetta di lavorare per lei in cambio di una futura raccomandazione. Ma qui iniziano i guai della ragazza, perché dietro l'aspetto impeccabile, Miranda nasconde un'indole malvagia e volubile, capace di trasformare la vita dei suoi sottoposti in un inferno. Dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, Frankel ha tratto una simpatica, spigliata commediola che mette alla berlina il mondo della moda ed è molto divertente e ritmata (anche a livello di montaggio) nella prima parte, con ottimi duetti Streep/Hathaway, e converge poi nel secondo tempo sull’inevitabile moralistico leit-motiv “il successo non conta, contano i principi” al quale probabilmente non abboccano più nemmeno gli americani più ingenui. Per tutte le donne – e più in generale, per chi ama la moda – il film tra party, sfilate e splendidi vestiti è una vera gioia per gli occhi. In un cammeo, nella parte di sé stesso c’è anche lo stilista Valentino. Giudizio: **
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miranda priestly
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giovedì 26 luglio 2007
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gran bella commedia
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Ho visto questo film del quale la stragrande maggioranza dei miei amici mi aveva parlato bene soltanto qualche giorno fa e devo dire che è veramente molto ben costruito.
L'interpretazione della Streep è a dir poco perfetta.
E pure la Hathaway fa bene la sua parte.
L'arrivo a Parigi credo rappresenti (almeno secondo me!)una delle scene da 5 minuti più frizzanti, emozionanti e spettacolari di tutte le commedie uscite in questi ultimi anni sul grande schermo.
La colonna sonora merita un 8 di tutto rispetto e l'ambientazione è fantastica.
Rispondendo a qualche intervento prima..mi sembra abbastanza ovvio che in Italia questo film sia stato un successo perchè a differenza di molti altri paesi europei il nostro è l'unico ad avere 2 città che sn entrambe pilastri dell'alta moda e sono Milano e Roma.
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Ho visto questo film del quale la stragrande maggioranza dei miei amici mi aveva parlato bene soltanto qualche giorno fa e devo dire che è veramente molto ben costruito.
L'interpretazione della Streep è a dir poco perfetta.
E pure la Hathaway fa bene la sua parte.
L'arrivo a Parigi credo rappresenti (almeno secondo me!)una delle scene da 5 minuti più frizzanti, emozionanti e spettacolari di tutte le commedie uscite in questi ultimi anni sul grande schermo.
La colonna sonora merita un 8 di tutto rispetto e l'ambientazione è fantastica.
Rispondendo a qualche intervento prima..mi sembra abbastanza ovvio che in Italia questo film sia stato un successo perchè a differenza di molti altri paesi europei il nostro è l'unico ad avere 2 città che sn entrambe pilastri dell'alta moda e sono Milano e Roma. La Francia con Parigi e Cannes è l'unica nostra rivale.
Ma in nessun altro paese si da tanta importanza allo stile e all'abbigliamento come nel nostro ,anche perchè vantiamo i nomi più grandi delle sfilate di tutto il mondo.
Da noi, soprattutto tra i giovani e gli scolaretti.. se non ti metti qualcosa di carino addosso alle 7 del mattino ti considerano uno sfigato anche se sei bello come brad pitt....perciò è inevitabile che "Il Diavolo veste Prada" sia stato un successo!
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riccardo
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lunedì 16 ottobre 2006
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brioso
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Miranda Priestly,notissima direttrice della rivista di moda"Runway",si impone come monarca assoluto nel suo ufficio dettando leggi.Donna inviolabile,risponde a tono a tutte le persone che cercano di contraddirla o a coloro che le espongono idee che vanno nettamente contro la sua,sempre con le stesse irritanti parole:"No...è tutto!".I dipendenti sono intimoriti dalla sua figura che governa quell'ampio regno,instaurando principi che devono essere accettati da tutti.E qui si introduce la figura di Andy Sachs,neolaureata ed aspirante giornalista,che viene assunta come assistente dalla terribile Miranda.Basta lavorare un anno al Runway per assicurarti un qualsiasi importante lavoro per il fururo.
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Miranda Priestly,notissima direttrice della rivista di moda"Runway",si impone come monarca assoluto nel suo ufficio dettando leggi.Donna inviolabile,risponde a tono a tutte le persone che cercano di contraddirla o a coloro che le espongono idee che vanno nettamente contro la sua,sempre con le stesse irritanti parole:"No...è tutto!".I dipendenti sono intimoriti dalla sua figura che governa quell'ampio regno,instaurando principi che devono essere accettati da tutti.E qui si introduce la figura di Andy Sachs,neolaureata ed aspirante giornalista,che viene assunta come assistente dalla terribile Miranda.Basta lavorare un anno al Runway per assicurarti un qualsiasi importante lavoro per il fururo.Dopo un primo periodo,in cui rimane se stessa criticando le colleghe spilungone,anoressiche e vestite con abiti di marca,Andy verrà lentamente influenzata da quel cinico mondo della moda
che fino ad allora le era ostile.Assume incarichi sempre più importanti avvicinandosi pian piano a Miranda che la metterà duramente alla prova e della quale finirà per diventare la più fidata assistente.Ma,vinti i problemi del lavoro,si creano quelli personali:si allontana sempre più dal fidanzato a causa dei lunghi turni lavorativi a cui è costretta,e diventa una di quelle persone che prima criticava duramente...una spilungona adornata d'abiti costosi.Pur volendo,non riesce a smettere di deludere le persone a cui tiene,il suo posto al Runway è diventato come una droga..non ne può più fare a meno.E' solo grazie al dialogo con la "vera"Miranda(dopo che questa ha avuto una lite con l'ennesimo marito)che la ragione ritorna in lei;la direttice,che appare esternamente come un essere invincibile,è in realtà una persona fragile i cui problemi le ruotano attorno come orbite ma che lei cerca di coprire con la sua falsa sicurezza;ha due figlie che non hanno mai conosciuto una vera figura paterna a causa dei suoi molti divorzi;teme che parleranno dell'ultimo in tutti giornali ma allo stesso tempo dice di non importargliene nulla.Andy si trova a dialogare,perciò,con il suo ego nel futuro ed è a questo punto che comincia a capire che la vita in cui si è inoltrata le può portare via tutti i valori affettivi e vitali che aveva amato fino ad allora;deve evadere da quella vita il prima possibile per riconquistarli.Ottima(come sempre)le interpretazioni di Maryl Streep nella parte della perfida Miranda e di Anne Hathawy in quella di Andy.Il film è piacevole per il suo ritmo incalzante e per la briosa regia.cinemailaviu.blogspot.com
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helly
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mercoledì 16 gennaio 2008
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una commedia frizzante
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Il Diavolo Veste Prada, oltre a rappresentare una commedia di divertente e frizzante,potrebbe quasi essere un "luminoso faro di speranza"(citando una battuta di Nigel)per molte donne!Oltread avere un cast da 10 e lode capitanato da Maryl Streep,che con la sua classe e la su abravura,ha saputo rendere alla perfezione l'idea del diabolico all'interno di un complesso come quello di Runway.Anne Hathway, ha saputo rendere con maestria il suo ruolo da semplice scrittrice di articoli,e super glamour assistente,che è sempre pronta a tutto e diligente nel suo lavoro!
Questo film riesce a rendere bene l'idea del mondo del lavoro,crudele sotto certi punti di vista:gli esempi lampanti all'interno del film sono rappresentati oltre che dal carattere indomabile di Miranda, anche dal rapporto tra Andy e Nate,che lentamente andava sgretolandosi a causa del lavoro troppo opprimente al quale era sottoposta Andrea.
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Il Diavolo Veste Prada, oltre a rappresentare una commedia di divertente e frizzante,potrebbe quasi essere un "luminoso faro di speranza"(citando una battuta di Nigel)per molte donne!Oltread avere un cast da 10 e lode capitanato da Maryl Streep,che con la sua classe e la su abravura,ha saputo rendere alla perfezione l'idea del diabolico all'interno di un complesso come quello di Runway.Anne Hathway, ha saputo rendere con maestria il suo ruolo da semplice scrittrice di articoli,e super glamour assistente,che è sempre pronta a tutto e diligente nel suo lavoro!
Questo film riesce a rendere bene l'idea del mondo del lavoro,crudele sotto certi punti di vista:gli esempi lampanti all'interno del film sono rappresentati oltre che dal carattere indomabile di Miranda, anche dal rapporto tra Andy e Nate,che lentamente andava sgretolandosi a causa del lavoro troppo opprimente al quale era sottoposta Andrea.Inoltre vediamo, soprattutto verso la fine,come solo i più forti riescono a sopravvivere,poichè al pranzo in onore di James Holt Miranda,annunciando il nuovo progetto in cantiere al quale sarebbe andata capo Jaqueline Folier,vediamo tutte le aspettative di Nigel che cadono in un secondo, e una frase molto significativa nella quale afferma che prima o poi sarà ricompensato, ma subito dopo conferma anche i suoi dubbi su questa affermazione.
Come dire,esprime il mondo del lavoro a 360°,ovviamente con una punta di romanzesco,ma l'idea viene resa eccellentemente!
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principessa
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martedì 17 luglio 2007
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il crudele mondo della moda
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certo che l'attrice Anna (Andrea nel film) deve far fronte a continui cambiamenti di look sin dai tempi di Pretty Princess, sembra sempre molto adatta in questo ruolo.
avendo anche letto il libro a cui e' basato il film posso facilmente notare dei cambiamenti forse solo la casa di moda Runway rimane invariata ma cambiano i comportamenti dei personaggi e anche il finale reso molto piu' a "lieto fine" rispetto al finale "quasi deludente" del libro per cui non troviamo nel film un'amica ubrica mangia uomini, ma invece un'amica che sembra al quanto tranquilla nella sua vita.
troviamo il ragazzo di Andrea molto piu' paziente..
ma il punto non sono certo le modifiche ma piuttosto il tema centrale perfettamente rispettato: una societa' influenzata dalla moda che porta a dimenticare valori fondamentali ossia l'amicizia, la famiglia, la proprio vita sentimentale che scendono al secondo posto se non del tutto esclusi.
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certo che l'attrice Anna (Andrea nel film) deve far fronte a continui cambiamenti di look sin dai tempi di Pretty Princess, sembra sempre molto adatta in questo ruolo.
avendo anche letto il libro a cui e' basato il film posso facilmente notare dei cambiamenti forse solo la casa di moda Runway rimane invariata ma cambiano i comportamenti dei personaggi e anche il finale reso molto piu' a "lieto fine" rispetto al finale "quasi deludente" del libro per cui non troviamo nel film un'amica ubrica mangia uomini, ma invece un'amica che sembra al quanto tranquilla nella sua vita.
troviamo il ragazzo di Andrea molto piu' paziente..
ma il punto non sono certo le modifiche ma piuttosto il tema centrale perfettamente rispettato: una societa' influenzata dalla moda che porta a dimenticare valori fondamentali ossia l'amicizia, la famiglia, la proprio vita sentimentale che scendono al secondo posto se non del tutto esclusi.
le colonne sonore non sono state affatto male, grande l'interpretazione del diavolo Meryl Streel con il suo "All for now".
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sixy89
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martedì 21 dicembre 2010
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delicato e divertente
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Una delle migliori commedie americane in assoluto.
La storia di una ragazza che vuole fare la giornalista e viene assunta in un'importante rivista di moda come segretaria della direttrice generale, una donna inflessibile, dura, acida e inarrivabile. Una commedia molto divertente che lascia spazio anche per la riflessione. Da non perdere, merita.
voto:9
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devil_angel
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venerdì 15 maggio 2009
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un film davvero da premiare!
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Un film originale e davvero molto bello... A dire la verità non ero molto convinto che mi sarebbe piaciuto poco prima di entrare in sala... Ma una volta visto vi assicuro ne rimarrete sbalorditi ed emozionati... Pronti a correre cissà dove per accaparrarsi una copia del film e vederlo altre cento, mille volte!!! Il successo del film a mio parere è dato soprattutto dalla bravissima e bellissima Meryl Streep... Favolosa come persona con una favolosa carriera... Insomma Il Diavolo Veste Prada è un film senza eguali da vedere da soli o meglio in compagnia della famiglia... Un film ironico ma nello stesso tempo anche molto veritiero sul mondo che oggi tutte le ragazze sognano... LA MODA!!!
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from
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domenica 22 aprile 2007
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moda: don't give it without a fight.
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Giovane ragazza di provincia diventa collaboratrice di uno dei più importanti magazine del mondo della moda, ma dovrà fare i conti con la dispotica direttrice. Azzeccata ironia/ridimensionamento delle dinamiche insite nel mondo della moda. Sei fuori dal mondo e repellente perchè "... tu mangi carboidrati...!". Aspetti negativi: si rischia di demonizzare un atteggiamento tutto sommato "neutro". Che male fa la giovane segretaria ad andare a Parigi al posto della più anziana collega che rimane a casa ammalata? Se l'avesse fatto apposta sarebbe concorrenza sleale e arrivismo, ma così... Inoltre se tutte le brave ragazze ne restassero fuori chi è che darebbe un tocco di umanità allo stressantissimo, fintissimo, anoressissimo mondo della moda? Certo ci vuole carattere per restarci in sella senza subirne le lusinghe.
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Giovane ragazza di provincia diventa collaboratrice di uno dei più importanti magazine del mondo della moda, ma dovrà fare i conti con la dispotica direttrice. Azzeccata ironia/ridimensionamento delle dinamiche insite nel mondo della moda. Sei fuori dal mondo e repellente perchè "... tu mangi carboidrati...!". Aspetti negativi: si rischia di demonizzare un atteggiamento tutto sommato "neutro". Che male fa la giovane segretaria ad andare a Parigi al posto della più anziana collega che rimane a casa ammalata? Se l'avesse fatto apposta sarebbe concorrenza sleale e arrivismo, ma così... Inoltre se tutte le brave ragazze ne restassero fuori chi è che darebbe un tocco di umanità allo stressantissimo, fintissimo, anoressissimo mondo della moda? Certo ci vuole carattere per restarci in sella senza subirne le lusinghe...ma vale la pena: la posta in gioco (e non solo gli stipendi...la moda è cultura) è altissima. E allora, volete dirmi che non c'è nessuno che ce la può fare?
Valori positivi: l’autenticità e l’importanza dell’essere sé stessi come chiave della felicità.
P.S.: grande Maryl Streep.
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