Miglior Documentario al David di Donatello 2006, Il bravo gatto prende i topi (da un detto di Deng Xiaoping) è un lunghissimo tragitto che porta fino a Oriente, nel tentativo di coglierne lo spirito al volgere del Secolo. Nella morsa fra la difesa delle tradizione e la spinta al neocapitalismo – passando per gli anni della dittatura comunista – il popolo cinese affronta un progresso industriale e tecnologico senza eguali nella sua storia. Una crescita smisurata che lascia il tempo, però, per fotografare la miseria delle periferie, dei villaggi, di una terra sconosciuta e contadina che lotta quotidianamente per vincere la fame e la povertà.
Girato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, il documento si inserisce nel filone che fu di Antonioni con Chung kuo Cina (1972) e di Pasolini negli Appunti per un'Orestiade africana, spunto di riflessione per applicare i propri orizzonti a un universo sconosciuto e in via d'espansione. Così la Cina - con più di ottocento milioni di persone che vivono ancora in territori rurali – tenta un'emancipazione inarrestabile e al tempo stesso portatrice di una colpa originale: l'impossibilità di coniugare la sempre crescente densità demografica con il boom economico. Proprio dalle voci contadine – sorprese ma per niente inibite dalla telecamera – arrivano le testimonianze fondamentali per comprendere l'altra faccia della Cina, una nazione che brilla sì di luce propria, ma che è costretta a pagare a caro prezzo la ventata di occidentalizzazione che ne pervade il cammino. Cammino sereno e dignitoso persino nella notte più nera dei diritti umani.
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