Eyes Wide Shut |
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Un film di Stanley Kubrick.
Con Nicole Kidman, Tom Cruise, Madison Eginton, Jackie Sawiris.
continua»
Drammatico,
durata 160 min.
- Gran Bretagna, USA 1999.
- Lucky Red
uscita lunedì 4 maggio 2026.
MYMONETRO
Eyes Wide Shut
valutazione media:
4,05
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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IL CAPOVOLGIMENTO DEL TEMA DELLA MASCHERA
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| lunedì 17 ottobre 2011 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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La maschera che cela il vero; lo spettacolo come ciò che nasconde la realtà; il sogno che si contrappone alla veglia e conseguentemente al mondo del reale. Tutto questo si ritrova sistematicamente rovesciato da Kubrick in “eyes wide shut”, capolavoro senza tempo. Nell’ultimo film della sua straordinaria produzione cinematografica, che ha visto il regista attraversare con successo pressoché tutti i generi cinematografici, kubrick mette in scena le ossessioni – e più nello specifico l’ossessione sessuale – celate della società, le quali rappresentano la sua vera essenza costitutiva. Kubrick parla del disvelamento del vero volto della società rovesciando però i termini : la maschera, invece di celare, rivela; lo spettacolo che si manifesta nelle scene della villa coincide con il vero io dei suoi protagonisti, mentre il falso appare darsi nella vita quotidiana, nella vita -apparentemente- reale. Il vero spettacolo dunque non è la sorta di “rappresentazione teatrale” che si svolge nella villa ma quello che le persone vivono quotidianamente. Alla festa orgiastica della villa, protetti dalla maschera, le persone rivelano la loro vera identità, e la maschera altro non è che il vero volto delle persone. Tuttavia la maschera rappresenta anche la sostanziale uguaglianza che tutti accomuna, spesso condannata dalla morale comune con il nome di peccato, depravazione e ossessione sessuale: non importa il volto dietro la maschera, poiché le nostre più intime pulsioni, schopenhauerianamente parlando, ci accomunano in un unico volto (la maschera appunto), e distruggono ogni parvenza di senso morale – che altro non è per Kubrick se non finzione. Se dunque siamo soliti a tendere all’omologazione secondo la spinta della moda, della morale del costume e più in generale di quello spettacolo artificiale in cui ci troviamo heideggerianamente “gettati” al momento della nostra nascita, non diversamentestanno le cose al di là dello spettacolo, in quello che si potrebbe definire Dostoevskijanamente “il regno del sottosuolo”. Interessante è anche la dicotomia sonno/veglia – dicotomia su cui gioca il titolo stesso, “gli occhi aperti chiusi” - anch’essa magistralmente rovesciata da Kubrick: il sogno è la verità, rappresentante il viaggio interiore-esteriore di colui che perviene ad un piano al di là dell’apparenza, a cui invece si ferma chi si attiene ala realtà quitidiana, sogno dal quale però ci si deve infine necessariamente svegliare. In “Eyes wide shut” la figura del protagonista è marginale, si limita ad essere semplice osservatore e spettatore, mentre la centralità si sposta sul sollevamento di quel velo ipocrita di cui si ammanta la società e che funge come una sorta di sipario calato sulla sua vera essenza.
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