Antartica - Quasi una fiaba

Un film di Lucia Calamaro. Con Silvio Orlando, Barbara Ronchi, Valentina Bellè, Simone Liberati.
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Commedia, durata 93 min. - Italia 2026. - Vision Distribution uscita giovedì 7 maggio 2026. MYMONETRO Antartica - Quasi una fiaba * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

dal ghiaccio al calore umano Valutazione 3 stelle su cinque

di Mauridal


Feedback: 4841 | altri commenti e recensioni di Mauridal
mercoledì 13 maggio 2026

 

 

Quando un regista sceglie un argomento del tutto nuovo e inusuale per il cinema italiano, e per di più realizza un’opera prima, il film rischia inevitabilmente di incontrare molte difficoltà nel raggiungere un pubblico vasto e interessato. Il tema, infatti, viene presentato fin dal titolo — quasi una fiaba — in chiave di commedia, ma la regista, sceneggiatrice e drammaturga teatrale, non riesce a nascondere del tutto, nello sviluppo del racconto, il senso centrale del film.

A partire da un centro italiano di studio e ricerca nell’Artico polare, l’opera presenta lo stato della ricerca scientifica in ambiti lontani dalle necessità quotidiane della gente comune, come la criogenetica e la glaciologia. Il racconto prende avvio da questo luogo chiamato Sidera, un campo con laboratori e alloggi che ospita un gruppo di nove giovani scienziati italiani impegnati nello studio dei ghiacci e delle discipline collegate.  A dirigere il centro e i suoi componenti vi è Fulvio Cadorna, personaggio veterano che, grazie alla sua esperienza, controlla la situazione come può, credendo profondamente nella ricerca scientifica come strumento di progresso umano. Il centro resta isolato per molti mesi all’anno, ma viene raggiunto da una giovane ricercatrice, Maria Medri, che si rivela subito una geniale e appassionata esperta di criogenetica. Maria si inserisce pienamente nel gruppo, entrando soprattutto in sintonia con Rita, altra scienziata, con la quale compirà scoperte sensazionali.

Il racconto si sviluppa così sull’importanza della scienza e della ricerca, ma soprattutto sull’impegno dei ricercatori che, tra difficoltà e sacrifici, portano avanti una vera missione. A questo punto, però, il film si dilunga molto su particolari e aspetti riguardanti soprattutto le ricerche di Maria, che arriverà a scoprire la possibilità di ibernare un essere vivente per anni e riportarlo in vita in seguito. Un tema importante, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche umano e morale, in un’epoca che non trova ancora soluzioni per molte malattie e gravi disabilità.

 

Tuttavia il film diventa difficile e lento da seguire, salvo alcuni momenti di entusiasmo per le scoperte e per la soddisfazione evidente di Fulvio, il direttore, che confida a un amico come la geniale Maria sia forse sua figlia naturale, anche se non ne ha la certezza. Qui il film cambia registro e affronta i temi personali e intimi dei protagonisti, senza però alleggerire il racconto: contrasti, polemiche e riflessioni sulle finalità ultime della ricerca si susseguono insieme alla dubbiosa presenza di Fulvio e agli alterni rapporti di lavoro tra Rita e Maria, dilungandosi fino alla svolta della trama. Nonostante i successi ottenuti dalle scoperte italiane a livello internazionale, il governo e i ministri della ricerca tagliano i fondi al centro Sidera, che, non potendo più pagare i ricercatori, è costretto a chiudere. Nel frattempo Fulvio viene sottoposto a un’analisi genetica dall’amico medico e risulta essere davvero il padre di Maria. La giovane, ormai anche figlia ritrovata, si unisce a lui nel tentativo di salvare il centro. Qui si apre un ulteriore tema: la ricerca scientifica deve essere libera e pubblica oppure può essere finanziata privatamente, rispondendo anche a interessi commerciali? Fulvio, d’accordo con gli altri ricercatori, accetta la visita di una delegazione cinese interessata a rilevare il centro per consentire al gruppo di continuare a lavorare. Tuttavia la convinzione di Fulvio, Maria e degli altri nella libertà della ricerca impedirà la conclusione di qualsiasi accordo con la multinazionale, scegliendo di proseguire per la propria strada. Forse troppe questioni convivono in un film che vorrebbe essere una fiaba sulla bontà dell’umanità, sulla speranza di lavoro per i giovani e su un futuro migliore, ma anche sulla possibilità di una vita dignitosa per chi, come Fulvio, vuole salvare insieme scienza, etica e morale.  Tranne qualche incertezza nelle immagini, la presenza intensa e quasi teatrale di Silvio Orlando nel ruolo di Fulvio, insieme alla bravura di Barbara Ronchi e Valentina Bellè nei ruoli di Maria e Rita, contribuisce a valorizzare l’opera prima della regista, conquistando almeno una parte del pubblico.      (mauridal)

 

 

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